• venerdì 14 Agosto 2020

«Uccidete il prof!» | Il califfato iracheno nella Mille e una notte della scienza

alfredo sprovieri
alfredo sprovieri
Giugno30/ 2014

di S. Alfredo Sprovieri

Esplosione nei pressi di un'università irakena (fotoReuters)
Esplosione nei pressi di un’università irakena (fotoReuters)

Se non capiamo cosa accade alle antiche babilonie d’oriente non capiremo cosa accadrà alle nuove babilonie di casa nostra. Ondate di popoli disperati cercano di raggiungere la porta dell’Occidente attraverso l’Italia continuando a morire in viaggi dell’indifferenza. Ma cosa genera tutto questo? Si parla troppo poco ad esempio di cosa succede da anni e in questi giorni in Vicino Oriente. La storia è ciclica, e dopo oltre un secolo la parola CALIFFATO ritorna ad essere tragicamente contemporanea nella valle dell’antico impero babilonese.

Gli antagonisti qaedisti dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isis) hanno infatti rotto gli indugi e hanno annunciato la «ricostituzione del califfato» nell’area da loro controllata che, a Nord, si estende da Mosul (Iraq) ai sobborghi di Aleppo (Siria) e, a Sud, da Rutba (Iraq) alla periferia di Dayr az Zor (Siria). In un audio messaggio pubblicato su Internet, l’Isis ha anche designato il suo capo Abu Bakr al-Baghdadi «califfo». Questa cosa significa morte e distruzione in un’area che da troppi anni non vede altro che morte e distruzione. L’annuncio di Baghdad è infatti giunto mentre le forze governative, sostenute dall’aviazione munita di aerei russi di seconda mano, hanno lanciato un assalto ieri per riprendersi la città di Tikrit, vecchio feudo di Saddam Hussein. Secondo l’Onu solo quest’offensiva ha provocato più di un migliaio di morti e la fuga di centinaia di migliaia di abitanti. Da Baghdad assicurano che i primi cinque velivoli russi – altri sette sono in arrivo – «saranno operativi nei prossimi tre o quattro giorni» e «svolgeranno un ruolo importante nella lotta al terrorismo».

Bisogna ricordarsi che ogni sapere del mondo moderno dipende da quello nato in questa antica zona del mondo, oggi nota solo perché teatro di guerre assurde, come l’ultima del 2003, quando gli Stati Uniti di George W. Bush invasero l’Iraq con la scusa di voler fermare il terrorismo qaedista e le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein. All’operazione parteciparono molti paesi, compresa l’Italia con la cosiddetta missione Antica Babilonia con la tragica base principale a Nassiriya. I poteri di comando furono consegnati dagli americani nelle mani dell’esercito iracheno nel 2011 dopo migliaia e migliaia di morti, l’eliminazione di Saddam e il ritrovamento di nessuna delle armi che otto anni prima giustificarono agli occhi del mondo la guerra.

Per mettere le mani sulle risorse strategiche di quell’area però a a morire doveva essere soprattutto il sapere millenario di un popolo. In quel secondo conflitto del Golfo centinaia (QUI una lista dettagliata, e alcune stime raddoppiano questi numeri) fra ricercatori universitari, soprattutto biologi e ingegneri nucleari, sono stati assassinati in una campagna di liquidazione sistematica. Già nel 2006, con un convegno a Roma sull’intellettualità negata in Iraq e una petizione con le firme di Noam Chomsky, Eduardo Galeano, Naomi Klein, Dario Fo, si chiedeva all’Unesco la protezione umanitaria degli universitari iracheni, ma l’argomento ha sempre trovato poca fortuna sulle pagine dei giornali e nel dibattito internazionale.

irak prof
Il professore Khalaf Al-Akili in una rara immagine televisiva di qualche anno fa

Morti in centinaia e scappati in migliaia dall’Iraq e dalla Siria, mentre chi è sopravvissuto ed è rimasto ha fatto una brutta fine. Si racconta una storia in particolare, quella dell’eminente professore Khalaf Al-Akili (nella foto). La sua è una follia che deve far riflettere la società moderna. Dicono sia impazzito nel vedere la fine che fanno i suoi colleghi e che ormai da molti tempo lo si possa vedere per le strade della sua città, come un mendicante che non ricorda più nulla tranne l’immensa scienza che ha studiato tutta la vita  e che ha ereditato dai Sumeri, dagli Assiri e via dicendo. Nei pochi anni di normalità i ragazzi del quartiere si sono abituati alla sua presenza, tanto da chiedergli aiuto per i loro compiti in cambio di un tozzo di pane.

Questo nei pochi anni di serenità apparente, ormai spazzati via da una guerra civile innestata da moltissimo tempo. Dell’illustre fisico mendicante si sono perse le tracce, come di tanti giovani intellettuali conosciuti in tutto l’Oriente. Forse un giorno li rivedranno entrare in città, come in un racconto delle Mille e una notte. Intanto l’associazione Human Right Watch denuncia crimini di massa in queste ore a Tikrit, con foto satellitari che fanno vedere decine di corpi a faccia in un già nei fossati. Con i morti nei mari italiani formano la vera faccia del mostro che ha voluto uccidere la sapienza, una creatura nata dal sonno della ragione che presto o tardi diventerà famoso anche dalle nostre parti.

alfredo sprovieri
alfredo sprovieri

Un po' di tv e molta carta stampata in una vita redazionale precedente. Ogni tot scribacchino per le grandi testate italiane. Più montano che mondano, per Mimesis edizioni ha scritto "Joca, il Che dimenticato".

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>