• giovedì 1 Ottobre 2020

NORFOLK | La mia vita in mezzo ai cazzoni americani

marco panettieri
marco panettieri
Settembre18/ 2012

Novembre 2016. Il vulcanico neoeletto presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha scelto un consigliere che fa tanto discutere: l’incendiario stratega di ultradestra Steve Bannon, l’uomo che secondo molti sta dietro al successo del miliardario anti-sistema. Proviene da una città della Virginia, Norfolk, la stessa che Mmasciata aveva scelto nel 2012  per raccontare un’altra America.

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(Norkfolk, Virginia)

Le coincidenze della vita spesso ti trasportano in luoghi che neanche lontanamente avresti pensato di visitare. Uno sente nominare gli USA e pensa a New York, Chicago, Boston,  la California tutta, Miami, il Colorado e il Gran Canyon.. al limite, se sei attratto dal trash, ti puoi concedere Las Vegas o Atlantic City. La Virginia, ecco, non è nella lista dei posti più gettonati dai turisti. Eppure si capisce tanto: tre quarti della storia nordamericana passano da qua. Ho scoperto che gente come Jefferson e Washington nacquero qui, circondati da una miriade di schiavi, che il Pentagono è qui, e pure il cimitero di Arlington. Washington, intesa come città e capitale USA, nell’espansione suburbana tipica delle grandi cittá, arriva a sconfinare in Virginia. Tutte le battaglie della Guerra di secessione furono combattute qui in Virginia e ancora oggi questo Stato costituisce una specie di frontiera fra il Nord ricco e multietnico e il Sud un po’ abbandonato a se stesso, ricco di rednecks (gli zotici, tendenzialmente repubblicani, che a casa mia vengono definiti con amore “cazzoni americani”). Qualcuno lo ha anche eletto come il miglior Stato nel quale fare nuovi investimenti e miglior Stato dove far crescere un bimbo. Sará…

Le prime impressioni che ho avuto non possono presumere dagli stereotipi sugli americani (USA). Le cose qua sono enormemente grandi. Sembra che mentre noi ci trastulliamo con dei giochini lillipuziani, qua si fa sul serio. La FIAT 500 che uso normalmente potrebbe comodamente entrare nel bagagliaio di molte automobili circolanti in queste zone. Le case sono enormi, i centri commerciali altrettanto. Le persone, beh quelle meritano un discorso a parte. Se si va nella categoria over 50, magari di colore e con un livello di istruzione basso, la percentuale di obesi raggiunge valori inimmaginabili anche nel sud Italia, dove purtroppo ogni giorno perdiamo un pezzo di dieta mediterranea.

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Un tipico cortile di Norfolk

IL VICINO TI SCRUTA

Norfolk è una città grande tre volte la mia Cosenza, ma passeggiando per strada non si direbbe. La maggiorparte degli abitanti sono marines o militari; quindi quelli che non sono obesi sono tendenzialmente degli ipersportivi fanatici. Quando giocano a calcio indoor esprimono la stessa fisicità necessaria per il football Americano, favoriti dal fatto che il loro calcetto è un misto fra calcio e hockey. Mancano i falli laterali e il pallone viaggia in una frazione di secondo da una parte all’altra, senza mai sostare troppo fra i piedi di qualche giocatore. Il soccer a stelle e strisce è essenzialmente un gioco uno contro uno, come nei migliori playground di basket, la squadra è un concetto vago, quasi superfluo. La mia caviglia ha risentito abbastanza di queste strane abitudini.

La gente è tendenzialmente gentile e cordiale: ti salutano per strada e se possono ti aiutano. Lungi da loro invitarti a bere una birra nel weekend, sarebbe un’affronto alla loro privacy, che difendono strenuamente. Tranne, ovviamente, quando la privacy si scontra con un’altra loro fissazione, ossia la sicurezza. I cartelli con la dicitura “I vicini ti scrutano” spopolano nel mio quartiere semi residenziale, tutte le case sono collegate a un allarme che comunica con agenzie di sicurezza, salvo poi lasciare le rudimentali porte anni ’40 aperte e lo stesso allarme disconnesso. La paura è presente negli spot in tv, negli allarmi propinati a ogni ora (oggi piove! domani tira vento! questa settimana fará caldo!), nella chiusura verso tutto ciò che è vicino alla Russia, alla Cina e ai Paesi arabi. Poco importa che tu sia un sik indiano, se hai un turbante e la barba sei un pericoloso criminale di Al Qaeda, entro nel tuo tempio e ti insegno io a pregare. Ecco.. io ho più paura del tipo redneck di estrema destra armato fino ai denti, (ma Americano al 100% da 3 generazioni) che di tutti gli stranieri che ho conosciuto finora. Questioni di punti di vista. Gli Usa hanno un tasso di omicidi 20 volte superiore a quello registrato in Italia, perciò a calcetto me ne sto buono buono.

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Romney Dance a Norfolk

I LOSER SUGLI AUTOBUS

Ciò che proprio non mi aspettavo dall’America dell’era Obama è che nel mio gruppo di ricerca, 30 fra dottorandi e professori, non c’è nemmeno un afroamericano. Gli stranieri hanno tutti studiato nei loro Paesi (Camerun, Libano, Spagna, Francia) e vengono qua solo dopo l’università, che qui è carissima e di fatto off-limits per molte delle “minoranze” presenti nel Paese. Se hai la fortuna di trovare uno dei pochissimi e inutilissimi autobus e provi a prenderlo, dovrai scontrarti con l’altra faccia dell’America. I pochi che usano i bus sono quelli che non possono permettersi nemmeno una vecchia Oldsmobile, basicamente nessuno di loro è bianco. Se sali su un bus sei un “loser”. Se sali su un bus e sei bianco e non indossi stracci, sei un intruso, puoi realmente percepire un razzismo alla rovescia, una stranissima sensazione, tanto che ho finito per comprare una bici.

Ancora adesso le cassiere del supermarket non capiscono per quale motivo faccio la spesa in bici e imbottisco lo zaino di cose. Sono bianco, ho studiato, evidentemente posso permettermi una macchina, eppure mi ostino ad andare in bici. Agli occhi dell’America chiamata a scegliere fra Romney e Obama, devo sembrare un personaggio abbastanza strano… eppure non sono nemmeno un hippy ambientalista. Forse il semplice fatto di spegnere le luci e limitare l’uso dei condizionatori mi rende ai loro occhi più simile a un troglodita che a un americano. Aggiungiamo la mia cronica allergia alle confraternite e alle corporazioni, che mi impedisce di capire perchè l’università mi propina una serie interminabile di programmi di accoglienza in cui mi offrono mobili, passaggi per fare la spesa e beni di prima necessità, forniti dalle svariate chiese nelle vicinanze, mentre i senzatetto che dormono nei giardinetti vicino casa mia sono lasciati completamente al loro destino. Loro non sono andati al college, non ostentano nessuna felpa delle prestigiose highschool private, insomma, loro questa assistenza mica la meritano come i poveri ragazzi Sauditi che vanno all’università con l’ultimo modello di scarpe di Messi e la 10 di Del Piero della stagione 2012.

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L’infinito ponte sull’acqua di Norfolk

UN MONDO (DI CONQUISTA) A PARTE

L’idea che mi sono fatto è che qui si vive in un mondo a parte, un poco slegato dalla realtà. Nessuna idea che il Sudamerica non è più il loro giardino di conquista, che un po’ tutto il mondo si sta preparando a fargli le scarpe, che il loro modello di crescita è basicamente inattuabile a lungo termine. Loro sono ancora i bulli del quartiere, come dice il mio coinquilino, hanno i muscoli e credono che solo per questo siano i migliori. Ma hanno bisogno di consumare, consumare e consumare per esistere. Il cibo si butta a chili, nelle stanze si congela dal freddo mentre fuori ci sono 40 gradi, le auto familiari hanno bruciano più galloni di benzina delle fuoriserie europee. Un gigante dai piedi d’argilla, nonostante alcuni Stati virtuosi stiano provando a invertire la tendenza allo sperpero. Non sono tanto sicuro che Romney sia d’accordo. Lui, figlio di un multimilionario self made, già Governatore di uno Stato, manda in avascoperta la moglie dicendo che loro erano talmente poveri appena sposati da non possedere un tavolo da  pranzo, ed erano costretti a mangiare sull’asse da stiro. Sai che tortura doverlo compartire con la domestica.

Al di là della mia profonda incomprensione verso tanti aspetti della cultura nordamericana, questo resta ancora il Paese dove se hai studiato, ti premiano, dove ancora i migliori emergono e sei libero di fare un po’ quello che ti pare, vivere da hippy o da yuppy. Per noi stranieri eretici, con le università a basso prezzo europee, rappresenta ancora la terra delle opportunità. I rimpianti arrivano quando, al supermercato o in banca, mi chiedono da dove vengo, e dopo aver risposto con orgoglio “Italia”, rimangono increduli dal fatto che io sia venuto fin qui. Per loro l’Italia è ancora il Belpaese, il lusso, la moda, il buon cibo e la cultura. Mentre loro si lamentano della disoccupazione all’11% (ma che scende al 3-4% per chi ha un livello di istruzione alto), della benzina carissima (meno di un euro a litro) e della criminalità (che io devo ancora vedere).

marco panettieri
marco panettieri

Il nome lo eredità da Tardelli, non il fiato. Cervello in fuga in attesa di nuova ricollocazione geografica. Scrive in italiano perché non vuole dimenticare la sua seconda lingua nativa. Al dialetto ci pensano i parenti.

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