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AMERICAN GUN| Il fucile del mio collega David dà la caccia alle ombre

marco panettieri
marco panettieri
Ottobre04/ 2012

da Norfolk, Virginia (USA)

Se passi la maggior parte del tuo tempo in una università americana, un’idea su cosa voglia dire una società multiculturale inizia a fartela. Qui è pieno di associazioni, confraternite, chiese e luoghi di culto che raccolgono e mischiano sorprendentemente quelle che una volta sarebbero state chiamate “razze”. Se uno ha voglia di aggregazione, non ha che da scegliere. Il problema è che poi tutte questi gruppi sono in lotta fra loro per soffiarsi i soci, dato che, non essendoci contributi pubblici, le donazioni private giocano il ruolo fondamentale.

Però c’è anche chi di integrazione proprio non ne vuole sentire parlare. L’identikit perfetto me lo offre il mio collega di lavoro David.

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Clint Eastwood nel film “Gran Torino”

David è bianco, fiero di essere americano, con un cognome che strizza molto l’occhio alla tradizione teutonica. Lui dice che in origine la sua famiglia si chiamava “von” qualcosa e che fossero dei principi tedeschi. Anche la sua ragazza è di origini tedesche, lui dice che anche lei ha antenati principeschi. La cosa mi sorprende alquanto, visto che non sapevo ci fossero stati tanti principi in Germania negli ultimi 300 anni… ma tant’è. David pensa che tutte le ragazze afroamericane, asiaticoamericane o latinoamericane siano brutte. Tutte, indistintamente. Non ha niente contro di loro, dice, ma proprio non gli piacciono. David ha 25 anni, anche se ne dimostra qualcuno in più. Certo il cibo dei fast food che ingurgita ogni giorno, non lo aiuterà a mantenersi giovane. La sua teoria è che se non puoi ordinare il cibo dalla tua auto, allora non è un fast food e quindi non fa male alla salute. Anche Subway non gli piace molto: troppe verdure. Lui è convinto che in Europa, la miglior cucina sia la tedesca, con buona pace di noi italiani, ma anche di francesi, spagnoli, greci e portoghesi. Krauti e bratwurst meglio della pasta fresca fatta in casa. David ha una Mustang di qualche anno fa, il motore V8 un po’ spompato lo puoi sentire da molto lontano. Ovviamente ha un iPhone, con il quale googla in continuazione, controllando tutte le notizie che gli dai. Poco importa se tu sei sicuro che l’Italia nella prima guerra mondiale stesse con gli inglesi, lui si fida solo di Google.
Il suo Melafonino custodisce anche gelosamente le foto di alcuni party organizzati nell’appartamento che questi due presunti principi ereditari tedeschi dividono con altre due coinquiline. Sembra che queste ultime, nel rispetto della tradizione filmografica USA, abbiano la tendenza a spogliarsi dopo la terza birra, per il giubilo di David e la rabbia della sua ragazza.

Suo padre è nella US NAVY e ha visitato tutte le zone calde del mondo a partire dalla prima guerra del Golfo. Anche David avrebbe voluto entrare nella Marina, ma suo papà, che probabilmente ne ha viste abbastanza, glielo ha impedito. Allora David ha deciso di studiare chimica. Le sue conoscenze riguardo la chimica organica e gli strumenti del laboratorio è seconda solo alla sua autostima. Sta lavorando a un progetto per richiedere fondi per il suo dottorato che mette assieme due sue grandi passioni: la chimica e gli esplosivi.

David, appena maggiorenne, ha preso la tessera della National Rifle Association, la potentissima lobby delle armi. La mostra con orgoglio raccontandomi che ha due pistole e un fucile da caccia, anche se lui a caccia preferisce andarci con arco e frecce, a cosa gli serva quindi il fucile, solo Clint Eastwood lo sa. Una delle due pistole la tiene sempre sul comodino, “perché in questo quartiere (lo stesso quartiere residenziale dove abito io, N.d.R.) non si sa mai”. Bene, mi ha proposto più volte di andare a sparare nella sua casa al mare, nel meraviglioso Outer Banks in North Carolina, posto più adatto al kayak e al surf che alle battute di caccia. Io gli ho sempre risposto che sparo solo se alla sagoma del poligono appiccichiamo la foto di qualche immigrato illegale. Lui ha risposto che possiamo stampare la faccia di qualche messicano e poi attaccarla noi sulla sagoma, mi sa che non ha capito che scherzavo.

David ha votato Mitt Romney e voterà Donald Trump, anche lui vorrebbe abolire tutte le tasse, comprese quelle che gli stanno pagando la borsa di studio. Fosse in Italia, lo vedrei bene come elettore della Lega.

Ieri notte, sul tardi, mentre ero solo in casa, ho sentito degli strani rumori in giardino. Mezzo stonato dal sonno, ho visto delle ombre dileguarsi dai contenitori della spazzatura… Probabilmente un procione, uno scoiattolo o più banalmente un topo, stava cercando il cibo che avanza a tonnellate dalle tavole a stelle e strisce, come in quel cartone animato, la “Gang del bosco” mi pare. In quel momento ho pensato a David, alla sua pistola sul comodino e alla sua possibile reazione. Ho pensato che, dato il livello medio di armamento nelle case, qualsiasi disperato in cerca di soldi o di facile refurtiva, deve essere quanto meno armato di una pistola (o di un coltello, che sarebbe comunque più pericoloso delle mie buone intenzioni). E stamattina devo dire che, anche se l’Italia e la Calabria in particolare hanno il maggior tasso di omicidi in Europa, e anche lì qualcuno ogni tanto invoca 20 milioni di fucili, ronde e far west domestico, mi sono riscoperto contento di essere nato in un posto dove le armi sono considerate come una cosa seria e pericolosa e non un giocattolino per ragazzini invasati.

marco panettieri
marco panettieri

Il nome lo eredità da Tardelli, non il fiato. Cervello in fuga in attesa di nuova ricollocazione geografica. Scrive in italiano perché non vuole dimenticare la sua seconda lingua nativa. Al dialetto ci pensano i parenti.

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