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Me ne vado in Turchia| Istanbul, la città senza occhi

mariarosaria petrasso
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Novembre20/ 2012

di Mariarosaria Petrasso

Prima di scrivere di Istanbul ho dovuto aspettare qualche giorno. È una città caledoiscopica, che racchiude in sé diverse anime. Come dice Nazim Hikmet è una città di aria e di acqua. Il nostro arrivo è stato accolto dal saputello italiano di turno che, mentre cercavamo il nostro albergo tra le strade dai nomi impronunciabili, voleva indirizzarci a tutti i costi dalla parte sbagliata.

Istanbul è la città dove i muezzin (ormai tutti registrati e diffusi dai megafoni) si chiamano da un minareto all’altro, città di gabbiani intorno alla Moschea Blu al tramonto, di navi che solcano il Bosforo mentre decine di pescatori lanciano le loro lenze dal ponte di Galata.

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Probabilmente ci si aspetta una città orientale, invece è un luogo nostalgico chiamato a forza verso l’Occidente dalle riforme di Atartuk. Niente facchini che arrancano sulle salite del Gran Bazaar, niente uomini vestiti da sultani ottomani. È il silenzio di notte a Sultanahmet, rotto dalle risate dei gabbiani che fanno la spola tra le luci di Hagia Sofya, e la musica continua delle discoteche di Taksim interrotto solo da un’orchestrina di strada che riscalda l’atmosfera tagliata dal vento freddo.

È una città colorata dalle spezie del mercato, che urla dalle labbra dei venditori di pesce. È una donna senza occhi, nascosti dal burqa.

Mamma li turchi” diremmo noi calabresi. E di quanto grande sia stato questo popolo, che arrivava sulle nostre coste, se ne può avere misura nel Palazzo Topkapi che conserva un inestimabile tesoro di oro e pietre preziose, ma che rimane sobrio nella sua magnificenza di sale dorate e harem ricoperti di maioliche. Guardando l’Italia da fuori, leggendo la cronaca di uno Stato che trova nel manganello l’unica forma di dialettica possibile, si è presentata ai miei occhi come un quadro dell’orrore, con un volto sfigurato da un autoritarismo che non riesce a vedere quanta ricchezza umana e culturale ha intorno. Guardavo le donne avvolte nei loro veli e pensavo che i retrogadi fintamente democratici in realtà sono quelli di casa nostra.

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I turchi sono un popolo votato alla lentezza. Basta entrare in un cortile e guardare le persone sedute a fumare il narghilè e bere tè per avere la misura di una tradizione comunitaria, che ama parlare persa nelle nuvole di fumo profumato.

Al Gran Bazaar tutto si svolge con calma. Si contratta per ore, i negozianti non mancano di offrirti del tè mentre guardi gli oggetti. In una gioielleria dove siamo rimasti per più di un’ora, abbiamo anche pranzato con i proprietari, mangiando della carne speziata avvolta in foglie di lattuga. Esiste un rituale dell’ accoglienza e della cortesia che sarà pure finalizzato a farti acquistare, ma non è mai finto: sono davvero cordiali e sorridenti così come l’immaginario collettivo si aspetta il mercante turco delle fiabe.

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A poca distanza dal negozio, la borsa dell’oro, i broker locali urlanti ammassati in un vicolo, con il cellulare attaccato all’orecchio ma con un’aria più informale rispetto a quelli che siamo abituati a vedere in tv.

Questo viaggio volge verso la fine. A questo punto del racconto, prima dell’ultima parte del ritorno nella terra del sud, Shahrazàd avrebbe già dovuto conquistare il suo sultano. La mia valigia vuota dell’inizio del viaggio si è riempita di odori e sapori nuovi, di sorrisi e orizzonti. La Turchia ci saluta con un’alba dorata che spunta tra Hagia Sofya e la Moschea Blu, mentre un corriere in motorino consegna giornali porta a porta.

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INFORMAZIONI DI VIAGGIO.

Per chiunque volesse intraprendere lo stesso itinerario, ecco la sintesi delle tappe di viaggio.

1. Volo Ryanair Lamezia Terme – Orio al Serio

2. Volo Pegasus airlines Orio al Serio – Istanbul Sabiha Gokcen

3. Volo Pegasus airlines Istanbul Sabiha Gokcen – Kayseri

4. Hotel Sunset Cave Hotel di Goreme che offre anche il servizio di shuttle aeroportuale

5. Tour Cappodocia organizzato a Goreme con agenzia locale (ce ne sono decine, non serve prenotazione dall’ Italia)

6. Autobus notturno Goreme-Pamukkale (anche questo organizzato in loco)

7. Hotel/ostello Ozbay di Pamukkale

8. Autobus Pamukkale-Izmir (Smirne) con cambio alla stazione di Denizli (organizzato in loco)

9. Volo Pegasus airlines Izmir-Istanbul Atartuk

10. Arrivo a Istanbul, quartiere di Sultanahmet in metropolitana+tram al Sunrice Hotel

11. Shuttle organizzato in loco per aeroporto di Sabina Gokcen

12. Volo Pegasus airlines Sabiha Gokcen- Orio al Serio

13. Volo Ryanair Orio al Serio- Lamezia Terme

Voli e alberghi sono stati prenotati via web.

 

ME NE VADO IN TURCHIA, DIARIO DI VIAGGIO – leggi le altre puntate (qui)

mariarosaria petrasso
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Scrivana giramondo per passione, amo raccontare di luoghi e umanità. Credo che il miglior passo sia quello a sei zampe e infatti la mia compagna di avventure è una lupa di nome Nives. Con il giornalismo non ho mai guadagnato un granché, ma questa non è una buona ragione per smettere.

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