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Dall’Unical a Gezi: “Siamo fiere di voi”

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Giugno19/ 2013

turchia unical

di Mattia Gallo

Resistenza dappertutto”. Una grande scritta in lingua turca nel centro dell’Università della Calabria ti fa sentire per un attimo a piazza Taksim.

Il libero sapere è sempre più sotto attacco e dalle università riesce ad emergere tra le macerie una coscienza critica che mobilità la società. Quando le notizie delle proteste in Turchia sono arrivate nel nostro paese, nei primi giorni di giugno, la delegazione di studenti Turchi (circa una quindicina, provenienti da città come Istanbul, Ankara, Sakarya) presenti nell’Unical ha deciso di dar vita ad un sit-in di solidarietà in favore delle manifestazioni scoppiate nel loro paese. Nel grande striscione esposto si leggeva a caratteri rossi su sfondo bianco “Istanbul non sei sola, Unical è con te Turchia – Cosenza – Italia” ed in lingua turca “Resistenza dappertutto”. La protesta ha anche un’importante connotazione femminile, così noi abbiamo raccolto le considerazioni di Melis, studentessa turca di Ankara, che frequenta il corso di Scienze Politiche presso l’Unical, e Serem ed Irem, di Istanbul, studentesse di Economia presso l’Unical, loro due da più di un anno in Italia.

Come avete avuto notizia delle proteste in Turchia?

“Attraverso i media alternativi. I grandi media del nostro paese hanno inizialmente glissato la notizia delle proteste, e poi se ne sono occupati ma con l’intento di stigmatizzare chi manifestava. Abbiamo visto spesso media come “Alt –tv” “Tv del popolo”, ed altri, ed abbiamo costatato come i mezzi di informazione stranieri si sono occupati di più di quello che è accaduto rispetto a quelli della Turchia“.

 Avete amici o parenti coinvolti nelle proteste?

Senem ed Erem: “Entrambi i nostri fratelli sono coinvolti nelle proteste, motivo di grande apprensione e coinvolgimento per noi. Quando possiamo cerchiamo di contattarli attraverso gli strumenti che fornisce la rete. Anche tanti nostri amici sono scesi in piazza a protestare”.

Melis: “Tanti miei amici e professori dell’università hanno preso parte alle proteste. Quello che siamo riuscite a ricostruire tramite i media alternativi ed i racconti diretti, è stata la violenza inusitata delle forze dell’ordine, una grande risposta popolare, coinvolgente, spettacolare, creativa. Balli con le maschere antigas, canti di lotta, sceneggiate con madri di famiglia che con le scarpe in mano andavano a picchiare le forze dell’ordine. Basta pensare che in ogni via le porte delle case ad Istanbul ed Ankara restavano aperte per i manifestanti che scappavano inseguiti dalle forze dell’ordine, dalle famiglie nelle case sono state messi a disposizione latte , viveri di ogni genere e medicinali, c’è chi ha buttato dalle finestre oggetti contro le forze dell’ordine ed ha sbattuto le pentole in segno di protesta, mentre i gas dei lacrimogeni entravano negli appartamenti di ogni casa. E tanti cittadini che non si sono recati a piazza Taksim, hanno comunque affollato le vie della città“.

gezi

Che valore ha per voi come cittadine turche quello che è accaduto in questi giorni?

“Quello che ci ha colpite è la violenza sproporzionata delle forze dell’ordine ed anche l’atteggiamento autoritario del premier Erdogan. Era giusto che ci fosse una reazione popolare, a difesa del parco ed a difesa della democrazia, contro l’autoritarismo e la mercificazione di ogni aspetto della vita sociale, un processo che ha portato avanti questo governo da qualche anno. Questa è una protesta spontanea nata dal basso che include tanti gruppi organizzati di ogni tipo. Stiamo assistendo ad un vero e proprio evento per la storia della Turchia, una reazione popolare che non c’era mai stata prima come richiesta di democrazia ed il rispetto dei diritti di tutti.  Il governo sta affrontando una reazione della società, che mostra che esso non può fare quello che vuole. Nel caso specifico di Istanbul, pensate che la città è piena di centri commerciali, più di un centinaio, mentre le aree verdi sono sempre di meno, e si prevede di costruire altri centri commerciali. Pensate che tutto intorno piazza Taksim ci sono tanti negozi… a cosa serve costuire un centro commerciale in quel posto?”

Quali sono le vostre sensazioni, guardando da lontano ciò che accade nel vostro Paese?  

“Siamo molto contente di questa sollevazione popolare, nello stesso tempo preoccupate dai risvolti violenti dovuti alla deprecabile azione delle forze dell’ordine e dell’autoritarismo di Erdogan. Quello che ci colpisce è l’atteggiamento di un premier che dice di essere religioso e capitalista, cadendo in evidenti contraddizioni. In Calabria ci dicono che siamo un popolo coraggioso, siamo fiere di questo e siamo contente che si vedono immagini con tante donne che prendono parte alle manifestazioni, un modo che ha anche dimostrato lo spirito laico del nostro paese che ci caratterizza. La solidarietà internazionale è molto importante per noi“.

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