• lunedì 30 Marzo 2020

DAVID CARR | La migliore firma del mondo si è spenta sul desk

Michele Presta
Michele Presta
Febbraio13/ 2015

di Michele Presta

DavidCarr Charlie Skinner è un personaggio inventato da Aron Soorkin. È il       direttore dell’Acn (Atlantis Cable News) nella serie televisiva americana The Newsroom. Un direttore eccentrico, che litiga a prescindere con il suo editore che conosce benissimo la letteratura americana e spesso si abbandona ad un bicchiere di bourbon sulle note di Tom T. Hall.  Muore dopo una lite con il nuovo editore e con qualche giornalista che con tenacia aveva rifiutato di seguire le nuove direttive. Piomba nella sala principale d’improvviso, uno sguardo a tutti e si accascia a terra.

Di certo Aron Soorkin non avrebbe mai immaginato che la sua finzione televisiva sarebbe diventata realtà e che della morte del suo amico David Carr si sarebbe scritto qualcosa di simile a quello che è accaduto nella serie tv. David Carr era un reporter americano, ma era anche uno scrittore e soprattutto un grande esperto e studioso di new media. Presente nei panel e negli speech piu importanti nel mondo del giornalismo, proprio qualche ora prima di morire aveva partecipato ad un dibattito dove in video conferenza era presente anche Edward Snowden, l’uomo che  con il suo Wikileaks ha cambiato il giornalismo per sempre.

E in Italia? Forse la morte di Carr passerà con il passare della notte. Qualche ricerca rapida giusto per scrivere il coccodrillo di rito per quello che a detta di molti era il migliore. Qui non c’è spazio per i new media, i contenuti web sono uguali a quelli del cartaceo, tre righe e il resto è disponibile solo per abbonati o per chi compra il cartaceo. Di Marr ci ricorderemo perché era entrato in un vortice di droga che lo ha distrutto ne è uscito ed è diventato la migliore firma e il reporter più curioso degli U.S.A.

Si, era un drogato e ne è uscito scrivendo il suo capolavoro: The Night of the gun. Come si perde il vizio per una cosa forte come la droga? Semplicemente  iniziando una nuova cosa che dia la stessa assuefazione, nel suo caso: il giornalismo.

<<Il reporter è come un eroinomane che si sveglia e sente l’impulso di uscire alla ricerca della droga, poi torna a casa e se le inietta, o inala. Il cronista esce alla ricerca di una storia, poi torna a casa e la scrive, la mette online.>>

Page-One-David-Carr-

IL DISCORSO DEL RE.  Lo scorso 5 dicembre in occasione degli State of media che si sono svolti a Roma David Carr per la seconda volta nella sua vita ha fatto visita alla capitale. In un panel, moderato da Roberto Crotoneo, ha tenuto il suo ultimo intervento in suolo italico. Un solo appello: <<Investite nella tecnologia!>>. La rivoluzione di David Carr , quella più semplice:

<<Siate giornalisti, comunicate la verità. È cambiato lo spazio, adattatevi. Se prima era necessario scrivere un testo ed un titolo, adesso basta scrivere solo un titolo. Sta a noi giornalisti essere capaci di trasmettere le informazioni.>>

Quel giornalismo così antico da essere così rivoluzionario e moderno, capace di adattarsi senza nessun problema ai ritmi di Google e di Facebook. Il lettore visto come consumatore è per questo che chi adesso decide di investire nei media deve agire quasi come si faceva in passato con le società di trasporto. Tantissime teorie, tantissimi modi di approccio al giornalismo aveva David Carr. Il giornalista social che scriveva sul taccuino.

<<Il quotidiano è una rivista quotidiana, molte persone sanno quello che è successo nella giornata, ma non sanno il perchè. Ecco che cosa succede con l’informazione online. La gente trova risposta alle sue domande. Il NYT costa 2.50 $ deve essere un prodotto di qualità deve essere un prodotto di cui il lettore non può fare a meno.>>

PAGE ONE I lettori non sono più dei semplici lettori-consumatori sono utenti e gli utenti devono essere necessariamente coinvolti. La redazione, tempio sacro del giornalismo non doveva essere mai violata, figuriamoci quella di uno dei giornali più grandi del mondo. Con Page One inside the New York Times la rivoluzione giornalistica dei tempi moderni invece si è compiuta. Il film-documentario che porta tutti lì dove le notizie nascono e lì dove tutto si compie. Perché i lettori sono una community una community che aiuta proprio come quella che è capace da tirarti fuori dall’uso del crack.

Ce lo ha insegnato David Carr.

Michele Presta
Michele Presta

Dei mitici anni 90 ho poco,anzi niente. Studio giurisprudenza. Rincorro notizie.Twitto in maniera compulsiva. Un pochino di carta stampata e tanto web. Mi incuriosiscono le etichette dei vini. Odio la macchina al punto che ascolto IsoRadio anche quando devo andare al bar a bere un caffè. TW@michelepresta

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