• sabato 4 Dicembre 2021

RETROSCENA | E se a Barcellona non avesse (propriamente) vinto Podemos?

Ettore De Franco
Ettore De Franco
Maggio25/ 2015

di Ettore De Franco

Analizzare le recenti elezioni in Spagna è un’attività assai complessa. Escluse alcune aree come Madrid e dintorni, la forza dei settori sociali impegnati nel distinguersi dall’apparato centralista è determinante per capire gli esiti delle consultazioni. In questa sede non intendo offrire un’interpretazione della crisi dei due partiti che storicamente hanno monopolizzato la politica della monarchia iberica, tantomeno addentrarmi nelle cause che hanno reso possibili gli exploit di forze come Podemos o Ciudadanos. Preferisco concentrarmi nel criticare il punto di vista dal quale i media italiani analizzano quanto successo a Barcellona. La capitale catalana è, da anni, l’epicentro di eventi politici e sociali che abbracciano un ampio spettro di espressioni della partecipazione politica: dalla lotta per l’indipendenza dallo stato centrale, all’opposizione ad un modello turistico che ha portato la città a vivere in uno stato di prostituzione sociale permanente, alla diffusa mobilitazione contro le politiche abitative che, diramate da Bruxelles, arrivano ad affliggere migliaia di persone;

Ada Colau è il nuovo sindaco di Barcellona. Candidata di Barcelona en comú, ha saputo riunire varie anime della sinistra catalana.
Ada Colau è il nuovo sindaco di Barcellona. Candidata di Barcelona en comú, ha saputo riunire varie anime della sinistra catalana.

Ada Colau, futuro sindaco di Barcellona, fa proprio parte dell’organizzazione che da anni lotta contro gli sfratti forzati. La quarantunenne catalana, componente della Plataforma Afectados por la Hipoteca (letteralmente Piattaforma Vittime del Mutuo) è da tempo in prima fila quando ci si oppone fisicamente alle forze di polizia che eseguono ordinanze di sfratto. Grazie all’ampiezza di vedute che la PAH ha dimostrato di avere, negli ultimi tempi una marea di persone ha spinto Ada ad aspirare al ruolo di guida della Ciutat Comtal; per merito della forza di un vero e proprio movimento sociale che, partendo dalla rivendicazione del diritto fondamentale alla casa, ha saputo creare un discorso coerente che propone un superamento delle politiche di austerità, un’espansione dei diritti sociali e chiede una maggiore protezione per le fasce sociali più svantaggiate, settori sempre più ampi della popolazione catalana hanno cominciato a coltivare la speranza che si poteva tornare a confidare nel sistema della rappresentanza politica. Ed hanno vinto.

Mentre in Italia, i media ci vendono tale complessità di eventi come una ‘vittoria di Podemos’ che equivale a dire, per esempio, che la vittoria di Prodi in Italia del 2006 fu una vittoria della Rosa nel Pugno. Podemos è una delle sigle che ha appoggiato la coalizione Barcelona en Comú, essa non è altro che una delle quattro colonne che hanno prestato alla Colau un sistema organizzativo in grado di renderla competitiva nel grande baraccone rappresentato dalle elezioni municipali. Tra l’altro il partito di Pablo Iglesias ha deciso di confluire in Barcelona en Comú in una seconda fase e non fa parte della gamma di attori politici che hanno sostenuto la Colau sin dal primo istante. E’ comprensibile la necessità di creare titoli ad effetto, di ‘vendere il prodotto’ Podemos come una novità eclatante nello scenario politico mediterraneo però, mi chiedo, è giusto farlo occultando una parte della realtà? E’ giusto dire che Podemos, un movimento nato dall’accordo di alcuni professori universitari di Madrid, ha vinto a Barcellona quando lo zoccolo duro che ha permesso ad Ada Colau di vincere è espressione di settori sociali lontani da un discorso politico, economico e sociale che col passare del tempo si va sempre più edulcorando come quello di Podemos?

Ettore De Franco
Ettore De Franco

Terzino destro limitato tecnicamente ma in grado di chiudere le diagonali. Avviato alla scrittura dal Nonno che gli chiedeva di cercare sul vocabolario le parole risolutive dei suoi cruciverba. Rosso e blu ma più rosso che blu. Ambasciatore bruzio presso il nord della Penisola iberica ed in tutti e due fronti della Guerra delle Malvine/Falklands, attualmente in riposo, da tutto.

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