• giovedì 23 Gennaio 2020

EDITORIALE | Premio, premier e vicepremier nella fu Atene di Calabria

alfredo sprovieri
alfredo sprovieri
Novembre21/ 2014

di S. Alfredo Sprovieri

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Salvatore Settis, nato a Rosarno nel 1941, ha vinto il Premio Sila 2014 alla Carriera

Di novembre il 21, 2014 gli anni dopo Cristo. Una giornata importante per Cosenza, che attende la contemporanea visita dei big della politica nazionale. Il presidente del Consiglio dei ministri Matteo Renzi e il vicepresidente e ministro dell’Interno Angelino Alfano saranno in città per degli appuntamenti politici. C’è poco di istituzionale però, visto che arrivano rispettivamente in veste di segretari del Partito democratico e del Nuovo centrodestra, i due partiti che formano la maggioranza al governo del Paese, per la chiusura della campagna elettorale delle Regionali di domenica 23. Magari non tutti se ne accorgeranno, ma sarà nelle città dei bruzi anche Salvatore Settis, che nelle stesse ore terrà una lectio magistralis a Palazzo Arnone per la consegna del glorioso Premio Sila alla carriera.

Quale carriera? Quella di uno dei calabresi più illustri di sempre: già direttore della Normale di Pisa e del Getty Center di Los Angeles ha tre lauree honoris causa sulle spalle e la Catedra del Prado a Madrid da portare avanti. Parliamo di luoghi sacri per la cultura mondiale in cui il professore rosarnese si è distinto anche e soprattutto per lo smodato amore per il patrimonio culturale dell’Italia, a cui ha dedicato tutta la vita. L’autore dei celebri testi “Italia spa, l’assalto al patrimonio culturale” e “Paesaggio costituzione cemento. La battaglia per l’ambiente contro il degrado civile”, l’uomo che ha lasciato la presidenza del Consiglio Superiore dei Beni Culturali perché non ha taciuto davanti ai crimini culturali commessi dal governo che l’aveva nominato, parlerà nella sua Calabria in contemporanea con due fra i più autorevoli esponenti della rampante classe dirigente italiana.

Ora, se davvero ci trovassimo nella Atene delle Calabrie, il professore avrebbe davanti una piazza stracolma di gente. I cosentini non perderebbero per nulla al mondo il discorso di un figlio che così tanto lustro dà alla loro terra; tutti gli artisti e gli intellettuali, i giovani che animano uno dei campus universitari più grandi del Meridione, ci sarebbero tutti. Le madri guardando i figli direbbero: “Studia e un giorno sarai come lui”. I comitati di lotta penderebbero dalle labbra di chi da anni va professando nel mondo che le soluzioni alla crisi devono passare attraverso la cura del territorio e dei beni comuni. Se ne discuterebbe per giorni nel corso principale, nei caffè, nei teatri.

La realtà invece ci dice che siamo semplicemente in una città di provincia ai confini del decadente impero dei balocchi. Il bagno di folla (Alfano nemmeno ci prova) sarebbe logicamente toccato al premier che non perde occasione per definire vecchi gufi quelli come Settis, ma la decisione è stata quella di evitare la piazza, per paura di disordini. Delle due l’una: si tratta davvero di una decisione di ordine pubblico, vista la contestazione puntualmente annunciata dagli antagonisti cosentini – con lo Stato quindi che ammette di non poter garantire davanti al disagio un comizio nell’agorà, fondamento della democrazia – oppure si tratta di una strategia partitico-mediatica. In qualsiasi caso: che tristezza. Rincuora poco anche il previsto e tutto sommato inutile (non illudetevi, le telecamere nazionali saranno qui principalmente per filmare questo) scenario del ragazzo col cappuccio spintonato dall’agente. Hanno già scritto i titoli e chiesto al reporter la foto che riporti alla mente gli anni ’70. La protesta è sacrosanta, ma per ribaltare lo stato delle cose manca di quell’inventiva e dell’ironia, gran doti rivoluzionarie, che a queste latitudini hanno dimostrato di possedere quelli del Comitato Ambientale Presilano. Il comizio del fantomatico onorevole Talquale, inscenato in questi giorni come protesta culturale e fattuale allo scempio della Sila e alla sciagurata politica dei rifiuti in Calabria, fatta oggi la scelta di piazza giusta, sarebbe il plastico cardine di speranza di tutto questo nostro discorso, gentili lettori.

Ma oggi a Cosenza in tre palazzi di cultura parleranno uomini diversi, davanti a tanta gente, e le attenzioni di tutti non saranno puntate di certo su chi con la sua vita di studio ha lottato per la valorizzazione dei patrimoni nazionali, ma su chi sta contribuendo a distruggerli. L’opinione pubblica non sarà al cospetto di un grande intellettuale calabrese, ma al codazzo di membri di una delle classi dirigenti più cialtrone e volgari che si ricordino. Tutto per un manifesto senso d’inferiorità figlio di tempi che vedono i calabresi fra i popoli più poveri dell’Occidente, con dati economici e demografici che ripetuti a lungo saranno da apocalisse.

Come se ne viene fuori, vi domanderete. Noi, che speriamo nel ritorno dell’Atene e in un dibattito culturale e informativo alla sua altezza, non ce lo faremo promettere da questi politici, ma lo andremo a chiedere al professor Salvatore Settis.

alfredo sprovieri
alfredo sprovieri

Un po' di tv e molta carta stampata in una vita redazionale precedente. Ogni tot scribacchino per le grandi testate italiane. Più montano che mondano, per Mimesis edizioni ha scritto "Joca, il Che dimenticato".

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