• sabato 25 Gennaio 2020

Fake News | I re taumaturghi e il terrorismo senza media

alfredo sprovieri
alfredo sprovieri
Marzo24/ 2015

AGGIORNAMENTO 16 feb 2017Condanne penali e civili per chi diffonde notizie “esagerate o tendenziose che riguardino dati o fatti manifestamente infondati o falsi”. E’ un passaggio del disegno di legge “Disposizioni per prevenire la manipolazione dell’informazione online, garantire la trasparenza sul web e incentivare l’alfabetizzazione mediatica” presentato al Senato contro i blog e i forum che riportano fake news. Per chi le diffonde, si legge nel testo, si può arrivare a un’ammenda fino a 5mila euro. E se recano “pubblico allarme o nucumento agli interessi pubblici” la pena, oltre alla ammenda, è la reclusione non inferiore a 12 mesi.

___________

«Il re ti tocca, Dio ti guarisca». Questa semplice frase è stata capace di modificare la storia degli uomini, spargendo nelle vene dei popoli un virus letale. Quello di una falsa notizia, una balla, una bufala, una diceria nata ad arte nel Medioevo, secondo la quale prima i sovrani merovingi e poi i capetingi avessero il potere divino di guarire l’epidemia di scrofola con la sola imposizione delle mani. Lo storico francese Marc Bloch nel 1911 inizia la sua tesi di dottorato e nel 1924 pubblica “I re taumaturghi” un libro che passa inosservato al tempo e che invece diventerà uno dei testi più importanti del secolo grazie a una domanda semplice: come può una notizia falsa diffondersi, resistere per secoli e segnare il corso della storia?

Simon Larvaron interpreta Carlo VII di Vaolis nella serie tv "I Brogia". Il sovrano francese fu l'ultimo della sua stirpe.
Simon Larvaron interpreta Carlo VII di Valois nella serie tv “I Borgia”. Il sovrano fu l’ultimo di una stirpe ritenuta divina.

Oggi le chiamano “Fake News” e determinano un dibattito di portata globale, ma Bloch studia il caso dei sovrani imbonitori alla Vanna Marchi per dimostrare come, soprattutto per creare le condizioni culturali per una guerra, il meccanismo della disinformazione da secoli è sempre lo stesso. L’idea di un sovrano che è al di sopra degli uomini perché ha ricevuto un dono dal cielo fu semplicemente una trovata politica, estesa ufficialmente a decine di anni di distanza dalla credenza popolare ai sovrani francesi ed inglesi per opportunità, ovvero: solo chi ha la stirpe reale, chi può ereditare l’unzione del Signore, può essere re. Questo meccanismo, legittimato dalla Chiesa del tempo con le incoronazioni papali, permetterà una delle più longeve dinastie della storia e si rivelerà decisiva in eventi che hanno coinvolto popolazioni intere, come la guerra dei cent’anni. Bloch insomma fece una cosa che oggi può anche apparire banale, ma dimostrando dal punto di vista medico perché la malattia si fosse invece estinta per la scarsa alimentazione del popolo, rese palese la vera questione: l’incontro fra la volontà di far credere e la disponibilità a credere come asse di mantenimento del potere. Sta tutto qui, oggi come allora.

Nota metodologica | uno dei problemi maggiori che lo studioso francese si trovò ad affrontare nella stesura del saggio fu la natura diversificata delle fonti cui attingere. La stampa doveva ancora imporsi sulla tradizione orale e tracce scritte del tutto le si poteva trovare solo in editti, dichiarazioni, cronache di viaggio, registri demaniali, archivi agrari, resoconti degli ambasciatori presso le corti.

Basta poca fantasia per vedervi in odierna trasposizione tutto ciò che prolifera senza le leggi innate del giornalismo. Verifica delle fonti e controllo del potere; senza questi capisaldi blog, siti d’informazione, archivi digitali e social network vanno solo a centuplicare il potere di diffusione delle bugie dei media tradizionali. Una mareggiata inarrestabile, a nulla servono proposte liberticide come quella depositata al Senato (in soldoni: pene fino a un anno di reclusione e 5mila euro di ammenda per chi diffonde notizie “esagerate o tendenziose che riguardino dati o fatti manifestamente infondati o falsi”). Nulla è utile se non si cerca di incrinare quell’asse su tutti e due i suoi lati forti: voglia di far credere e disponibilità a credere. Bisogna investire in cultura e istruzione, in un pubblico sempre più in grado di fare la differenza, anche perché in termini politici quando la legittimità di un gruppo di potere ha già superato i livelli di guardia è inutile cercare di mettere sacchetti di sabbia.

Riflettiamoci un attimo, non siamo forse nella stagione storica in cui, per opportunità politiche, si tentano di rinsaldare legami fra potere spirituale e potere temporale, fra politica e religione? E questo avanzare di califfi e sceriffi come avviene se non attraverso un gigantesco meccanismo di disinformazione su ciò che accade al di là del Mediterraneo? Gli esempi ci sono ogni giorno, alcune notizie non sono vere altre sono ingigantite, come quella della distruzione di importanti presidi archeologici intorno a Baghdad, smentita dalle immagini satellitari dopo giorni di bombardamento mediatico; è come se ci fosse un enorme tasto “share” che grava sulle nostre coscienze, rendendoci complici di uno scontro d’inciviltà.

È un tema che oggigiorno coinvolge direttamente più persone che mai. L’era post-Gutemberg in cui ci accingiamo a vivere, comandata dagli spider della Rete che vogliono farci leggere solo quello che ci piace sapere e non ciò che dobbiamo sapere, rischia di somigliare al Medioevo che l’ha preceduta se non riesce ad imporre gli straordinari esempi di civiltà che ci sono stati in mezzo, quando davanti al Quarto potere della stampa dittatori, terroristi e unti del signore finivano in ginocchio, e non il contrario.

alfredo sprovieri
alfredo sprovieri

Un po' di tv e molta carta stampata in una vita redazionale precedente. Ogni tot scribacchino per le grandi testate italiane. Più montano che mondano, per Mimesis edizioni ha scritto "Joca, il Che dimenticato".

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>