• sabato 11 Luglio 2020

Quel Lungobluff senza cultura.

alfredo sprovieri
alfredo sprovieri
Luglio15/ 2012

Osman me lo immagino con la barba ispida, che non gli daresti un soldo a vederlo piegato sul suo mucchio di carte vecchie ai bordi del fiume. Eppure conosce a memoria tutti i titoli che quel grande tappeto riesce a contenere, e ieri ha fatto un bel gruzzolo vendendo ad un collezionista straniero un antico codice appartenuto a Re Zog.

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Intendiamoci subito, non sono mai stato a Parigi, e nemmeno nella Tirana di Osman. Non conosco il bagliore della Senna al mattino e nemmeno so pronunciare il nome di un fiume albanese. Mi annoio al solo pensiero del parcheggio sul Crati cosentino. Mi manca chi riusciva a trascinarmi oltreconfine, ma vanto ancora amici in grado di tirarmi fino al festival estivo bruzio, così da poter stare in compagnia e osservare la differenza fra ciò che ho interiorizzato con l’esperienza e ciò che ho conosciuto con la lettura.

Nei primi giorni era tutto in allestimento e l’accogliente piadineria di Stefano e Fabrizio era un ottimo refugio dove parlare in modo frizzante di cinema americano e mujeres. Poi a luglio le presenze sono cresciute sensibilmente, e in fila per ottenere la mia razione di sbobba alcolica trovavo il modo di estrarmi e pensare all’articolo del Courrier International. Raccontava i boulevard di Tirana in un equilibristico paragone col lungosenna parigino. Tutto si svolgeva attorno alla figura dei bouquinistes, i venditori ambulanti di libri. Osman è uno di loro, e di lui si parlava nell’articolo. Ci penso e me lo immagino interrotto dal passo di danza accennato dalla bionda che mi precede; a offuscarmi la scollatura ha tre bicchieri trasparenti pieni di intrugli colorati, non meno dei suoi trucchi; penso abbia detto ceccerececcè seguendo la musica che esce dalle enormi casse nere, ce ne sono ovunque. Aspetto che il barista mescoli le fragranze e mi ricordo di quelle descritte nell’incipit del reportage, il sentore che gli odori delle pannocchie alla griglia si possano mescolare con quello delle scarpe smunte e dei vecchi libri rapisce quei miseri istanti.

Un turista ha comprato da Osman un piccolo sacco di tela a soli 3 euro e 50, pattuendo che il venditore lo colmi di libri a sua scelta. Hanno chiacchierato a lungo, ma solo arrivato a casa leggerà tutti quei libri e potrà scoprire se il venditore di storie ha saputo davvero capirlo.

“Come? Sì, alla fragola il Caipiroska, grazie”.

Penso a cosa ha potuto comprare quel turista a 3 euro e 50 e a cosa sto comprando io per 5, mentre guardo la successione degli stand, la loro offerta commerciale così generalista, banale. Mostrando ad un ignaro turista una foto di ciò che vedo, questi non avrebbe modo di riconoscere Cosenza. Qui potremmo essere ovunque e in nessun luogo.

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Io nella splendida città dei bruzi vado spesso, ma non ne sono un vero conoscitore; solo qualche mese prima di questi ho scoperto che il quartiere che fa da folle parcheggio al “Lungofiume Boulevard” era l’antica zona industriale della città. L’ho girata parlandone al cellulare. I vicoletti che si diramano lungo le mura cariate degli stabilimenti sono coloratissimi, le mansarde e i “bassi” raccontano un patrimonio di culture caratteristiche su cui sarebbe perfino facile investire. Dietro una porta di metallo scopro infatti un posto magico in cui si dibatte proprio di questo, del “valore del tempo e del senso di un posto”. Penso che quel meraviglioso stabile si chiami “Officina delle Arti”, non ne avevo mai visto uno così bello da queste parti. Forse non ne avevo mai visto uno così bello e basta. Ero in piedi in fondo alla sala colma quando un bambino a voce alta chiedeva alla mamma se quello fosse il circo. Guardai l’amico che mi trascinò in quel posto – lo stesso ora seduto al tavolo del locale – e sorrisi al suo sorriso, immaginandomi le parole del bimbo scritte in corsivo su uno sfondo nero, come il dettaglio di una pellicola di Chaplin.

Certo, ad un bambino piacerebbe anche il festival di successo messo in piedi dal Comune di Cosenza, ma in modo diverso, almeno penso. E quando nel mio bicchiere è rimasto solo il ghiaccio capisco finalmente che quel turista con 3,50 euro ha acquistato da Osman una cosa molto più preziosa, lo stupore. Da allora mi ripeto la domanda ogni volta che, a prezzi ben maggiori, dal parcheggiatore abusivo fino al’ultimo scontrino nei locali consumo una serata al colorato Lungobluff di Cosenza.

Che cosa sto acquistando io, in mezzo a questo fiume di gente?

alfredo sprovieri
alfredo sprovieri

Un po' di tv e molta carta stampata in una vita redazionale precedente. Ogni tot scribacchino per le grandi testate italiane. Più montano che mondano, per Mimesis edizioni ha scritto "Joca, il Che dimenticato".

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