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E’ davvero nostra quella medaglia?

alfredo sprovieri
alfredo sprovieri
Luglio30/ 2012

di S. Alfredo Sprovieri

epa03324869 Rosalba Forciniti of Italy (bronze) poses during the medal ceremony of the Judo Women's  -52 kg at the London 2012 Olympic Games in London, Britain, 29 July 2012.  EPA/CHRISTOPHE KARABA
Rosalba Forciniti medaglia di bronzo a Londra 2012 (EPA/CHRISTOPHE KARABA)

Avete messo il costume da bagno dell’anno scorso? Consolatevi, le possibilità che gli articoli che state leggendo seduti sulla battigia siano quelli di 12 mesi prima è molto più alta.

In estate le polemiche si riciclano, e non è solo per resistere al fascino dei finto alternativi che, prendendo lo spunto dalla medaglia di bronzo della splendida Rosalba Forciniti, lo facciamo anche noi. Subito svelato il copia e incolla concettuale: questo storico podio olimpico è merito della Calabria, o della fuga da essa? Se ne discuteva già qualche anno fa, quando Mauro Fiore originario di Marzi vinse l’Oscar per il film Avatar. Polemizzavo con una famosa giornalista del Corsera che sosteneva quanto non ci fosse niente di italiano e calabrese in quel riconoscimento. Per lei l’emigrazione era stata decisiva. Ribattevo che se si arresta un boss di terza generazione in Canada con un cognome vagamente familiare ai nostri non ci si pensano un attimo però a bollarci tutti come mafiosi, e che quindi almeno dovrebbero lasciarci la soddisfazione di dire che qualcuno di noi ce l’ha fatta, ogni tanto.

Lo ammetto, facevo finta di non sapere che aveva ragione. Senza il know-how acquisito lì, senza la capacità tutta americana di far crescere il talento e di sostenerlo fin dagli albori non ce l’avrebbe fatta mai. Ci ho ripensato ieri e oggi rileggendo le parole di Rosalba, jodoka di Longobucco. A 15 anni è andata a vivere a Roma, perché già a 9 si era dimostrata migliore degli altri. A scoprirla un maestro calabrese,  Mario Mangiarano, che ha raccontato ad Armando Acri del Tgcom gli incredibili sacrifici che si fanno per far crescere in loco i talenti, nell’indifferenza generale. Emerge sempre la stessa storia, dettaglio più dettaglio meno, quindi andiamo all’analisi spicciola della questione: abbiamo diritto ad essere orgogliosi di lei o dobbiamo masticare amaro per un altro talento costretto ad imporsi altrove?

Punto numero uno: è stata Rosalba (come Mauro Fiore) a dedicare in diretta mondiale la vittoria alla sua terra, dicendo di portarla sempre nel cuore. Punto numero due: il paesino della Sila Greca ha sempre seguito con straordinario affetto questa judoka finora sconosciuta al grande pubblico. Punto numero tre, il decisivo: questo talento è stato scoperto in casa, prima di specializzarsi e di entrare nei Carabinieri ha potuto appassionarsi alla disciplina nella palestra Kodokan, grazie ai sacrifici dei genitori che ancora vivono qui e di quei pazzi che ci credono, che ogni giorno lavorano in un ambiente ostile sperando di poter vedere uno di quei ragazzi sul tetto del mondo.

Direi quindi che può starci, chi gioisce per la sua conterranea ha almeno qualche motivo in più del solito per farlo, perché le tante storie dei calabresi di successo sono tutte o quasi storie di emigrazione. Che siano miss o scienziati, calciatori, cantanti o giornalisti, sono dovuti andare tutti altrove da qui a giocarsi l’opportunità di avere successo. Quando accade, lo spreco dovrebbe farci imbestialire e invece lo accogliamo sempre come una folata auto consolatoria. Le eccezioni confermano la regola e inerpicarci a questo punto sul concetto di partenza e restanza risulterebbe davvero troppo ripetitivo.

Rosalba Forciniti, con la sua bellezza, bravura e personalità, è il personaggio del momento, non si sa bene cosa l’attende e non è detto che non riesca davvero a veicolare un messaggio diverso della nostra terra. Ma se diamo meno importanza al discorso sul successo e proviamo a spostare lo sguardo sulle opportunità ci rendiamo conto di quante ragazzine e ragazzini senza medaglia e senza microfono in questi anni stanno perdendo la possibilità di imparare e praticare sport diversi dal calcio, di imparare e praticare tante forme di espressione, di tutela sociale. Ecco, quando il comitato olimpico o qualcuno come lui premierà in qualche modo  – un laboratorio di cinema a Marzi, una palestra a Longobucco e via dicendo – chi ha avuto il coraggio e la perseveranza di scoprire talenti sul posto, allora potremo davvero esultare davanti alla vittoria di chi è partito. Come davanti ad un’opportunità che ne crea altre cento, ad un riscatto che inizia davvero a diventare collettivo.

alfredo sprovieri
alfredo sprovieri

Nel 2002 ha fondato "Mmasciata". Poi un po' di tv e molta carta stampata. Più montano che mondano, per Mimesis edizioni ha scritto il libro inchiesta: "Joca, il Che dimenticato".

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