• sabato 12 Giugno 2021

A3, la strada dei Ciucci

admin
Agosto29/ 2012

salerno-reggio-calabria

di Matteo Rosa

“Ciucci” è uno dei termini con cui buona parte dell’Italia del Sud definisce gli asini, animali a cui si associano pregi quali la capacità di lavorare a lungo con carichi pesanti e difetti quali evidenti difficoltà di comprendonio.
Da circa 15 anni i famigerati 443 km della famigerata SA-RC sono un cantiere perennemente aperto; da pendolare da e per Roma nel periodo 1997-2001 e da viaggiatore per lavoro o svago in varie occasioni nel decennio successivo, posso testimoniare vita, morte e miracoli di quest’arteria, l’unica autostrada dalla Campania in giù.
A fine anni ‘90 le difficoltà più evidenti erano in Campania, mentre in Calabria sembrava che si procedesse più spediti; da qualche anno, in Campania c’è finalmente un’autostrada degna di questo nome, tre corsie da Salerno a Sicignano e poi due ampiamente confortevoli, ma non appena ci si avvicina al confine lucano inizia l’inferno. Ed è tutto un susseguirsi di corsia unica anche per 40 km a “macrolotto”, di scambi di carreggiata segnalati all’ultimo momento e pure al buio (di sera me la sono vista brutta un paio di volte), di tratti aperti-chiusi-riaperti-richiusi, di tratti nemmeno appaltati quale ad esempio Cosenza-Rogliano che ho la (s)fortuna di percorrere quotidianamente.

Ciucci è anche il nome dell’ineffabile presidente dell’Anas, il quale ad ogni inizio estate ci omaggia di sue visite in Calabria con rassicuranti conferenze stampa in cui annuncia la fine dei lavori entro uno o due anni: peccato che questo termine di uno o due anni lo stiamo sentendo almeno dal 2008 in poi.
E’ chiaro a tutti che rifare l’autostrada da zero sarebbe stato più rapido, o forse dedicarle semplicemente un po’ di manutenzione ordinaria sarebbe stata la soluzione ottimale: evitando così che tra Cosenza e Rogliano fuoriescano i tondini di ferro dalle strutture portanti dei viadotti, che al km 266 dello stesso tratto ogni pioggia provochi frane e che in corsia nord ci sia un tratto col vuoto sotto il manto stradale (orrendo spettacolo ben visibile dalla ex SS 19 all’altezza dei tornanti di Donnici), che tra Lamezia e Pizzo sia stata abbattuta e poi definitivamente chiusa la corsia nord (visto che sulla sud a doppio senso ci sono piazzole di sosta da ambo i lati), che il tratto Firmo-Cosenza sia stato per anni con limite a 60 perché sotto l’asfalto erano stati sotterrati rifiuti di ogni sorta, che lo svincolo di Firno (fondamentale per la Sibaritide) sia stato chiuso per anni, che presso Altilia si riscriva il mito della tela di Penelope (con la beffa di tratti nuovi, interdetti al traffico per mesi ma col tabellone acceso con i messaggi variabili), che il tratto presso Falerna stia stato consegnato ed aperto nel 2002 per essere chiuso poco tempo dopo ed attualmente è ancora chiuso. Eccetera, eccetera, eccetera. E per pietà non parlo dei tratti da Rosarno in giù, dove i ciucci d’ogni sorta s’inventano chiusure nei fine settimana estivi con deviazioni sulla scarsa e malmessa viabilità locale.

Il tratto lucano è breve e serve un comprensorio che già per vari motivi si sente un po’ lontano da Potenza, gravitando prevalentemente sul basso salernitano e sull’alto cosentino, tanto da stimolare tentazioni autonomiste; quindi che la politica potentina non sia molto “chiassosa” sull’argomento si può capire, anche se solo fino ad un certo punto.
Ma la Calabria è attraversata da cima a fondo da quest’arteria, per cui stupisce come i nostri illustri rappresentanti istituzionali si limitino a qualche grido d’allarme per poi puntualmente accompagnare il presidente Ciucci nelle sue promesse ad obiettivo sempre posticipato. Così come accompagnavano il famigerato ministro Nesi, il banchiere ultracomunista, nei suoi sopralluoghi in elicottero o in auto con lampeggiante e scorta che si faceva spazio nelle code interminabili, parlo di quello che promise in pochi anni l’eliminazione della strozzatura a Lagonegro (da 45 anni ci provano senza successo) e le autostrade Genova-Palermo e Trieste-Taranto.
In particolare i nostri illustri rappresentanti istituzionali dissertano su svincoli a nord di Rende o a sud di Cosenza, o di un tracciato interamente sotterraneo tra Cosenza e Rogliano presente solo nei sogni (e negli incubi dei paesi soprastanti) di chi ne disserta; ho già detto che il tratto nemmeno è appaltato, aggiungo che ogni tanto viene rifatto un pezzo d’asfalto sempre rigorosamente con mescole non drenanti (in un tratto soggetto anche a neve). Guai però a richiamare i ciucci d’ogni sorta al rispetto degli impegni, o solo a sussurrare che all’epoca della progettazione sarebbe stato meglio un percorso lungo la costa tirrenica, tale da evitare gli attraversamenti appenninici con tutto il susseguirsi di curve, viadotti e gallerie (ma Mancini, senior ovviamente, non gradiva).

La situazione ferroviaria ed aerea è tutt’altro che rosea: nel primo caso stanno sparendo tutti i treni a lunga percorrenza, nel secondo la compagnia di bandiera (?) pratica sulle rotte nazionali prezzi paragonabili a quelli per volare attorno al globo. Le compagnie di navigazione ormai puntano a rotte passeggeri e merci con partenza da Salerno ed arrivo a Messina o Palermo, chissà perché… e noi continuiamo a vedere questi spettacoli indecenti, con la minaccia incombente di pagare persino il pedaggio… ancora prima che i lavori siano terminati!!! Con buona pace di tutti i prezzi delle merci che saliranno, visto che nella nostra Italia (chissà per fare un piacere a chi, eh?) tutto il traffico merci è su gomma e non su rotaia. Mi chiedo cosa sarebbe successo se la SA-RC avesse attraversato due o tre regioni del centro-nord… per ora prendo solo atto che la Calabria di fatto è sempre più isolata. Ma per i nostri politic(ant)i va sempre tutto bene.

admin

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