• sabato 12 Giugno 2021

Dove sono i nuovi sognatori?

admin
Ottobre17/ 2012

the-dreamers

di S. Alfredo Sprovieri

Guardatela, Isabelle. La sigaretta e quel basco rosso sull’abito di velluto in blu, la borsetta di pelle e le braccia dietro il corpo, alla maniera di un’icona degli anni ’30, incatenate al cancello della scuola. Voce del verbo femmina. C’è occupazione, è una delle scene topiche dei sognatori di Bertolucci. La giovane parigina incontra lo spaesato studente americano e con un gesto da ballerina distratto da un sorriso beffardo si libera dalle catene, decidendo di accompagnarlo nei tumulti del ’68 francese.

Per ciò che riguarda l’immaginario collettivo, quantomeno per la colonna sonora che le accompagna, bisogna ripartire da queste diapositive. Dispiegando i pochi mezzi e i molti entusiasmi di cui dispone, Mmasciata.it ha seguito la stagione delle occupazioni liceali a Cosenza, di scena in queste settimane. Abbiamo chiesto ascoltato documentato e diffuso. Forse con questa multimedialità non era mai successo, merito delle nuove tecnologie e del voler dar voce a chi non ce l’ha. I nostri cronisti in erba, dai loro molteplici punti di vista, hanno tirato fuori una realtà in fondo non molto diversa da quelle degli ultimi decenni.

Il bello sta sempre nel trovare le differenze.

Generalizzando, non si fa scuola perché non se ne ha voglia. La si chiamava “Novembrite”, anche se quest’anno è arrivata precoce. A me pareva e pare ancora un validissimo motivo, a molti no, perciò in genere si cerca un argomento capace far apparire agli occhi della morale pubblica il sacrificio più meritevole del bel sole d’ottobre. Beh, se a moltissimi ormai “Mururoa” non dirà nulla, ognuno di noi dimenticherà difficilmente il nome del ministro dell’Istruzione del suo tempo. Quest’anno i cori toccano a Profumo. E’ lui la causa degli scioperi, delle assemblee e poi delle occupazioni degli istituti. I prof e la Digos lasciano fare, a patto che si abbia rispetto delle cose.

Per quanto riguarda gli studenti: abbiamo parlato e discusso della confusione molta e della informazione poca che domina il loro mondo. Partite di carte in aula e gli stereo a palla nei corridoi sono il classico dei classici, ma abbiamo raccolto anche il punto di vista di chi cercava e chiedeva la garanzia del diritto di studio o di una protesta più ragionata nei giorni delle prese degli istituti, abbiamo guardato ammirati la dialettica spontanea dei ragazzi nati in un’epoca particolarissima, in cui il tremendo vuoto ideologico fa fronte alle infinite capacità comunicative.

Mentre cori da stadio e striscioni di grande fantasia mostravano massificazione, alcuni ragazzi prendevano la parola per esprimere un disagio sociale nuovo ma vecchissimo.

Il ragazzo alla folla di compagni di scuola diceva che bisognava protestare perché il padre non sapeva dove andare a prendere i soldi per libri e autobus. L’applauso che è seguito è l’espressione più genuina di una consapevolezza molto importante. Con la crisi anche a Cosenza lo studio sta diventando un lusso per moltissime famiglie, l’università una scelta che in molte case non ci si può permettere. E’ un passo indietro clamoroso per il territorio che ha ottenuto l’Unical, prodotto da un sistema schizofrenico incapace di barcamenarsi fra democratizzazione e qualità della formazione scolastica. Si è incentivata una gestione che guardava solo ai numeri, e ora non si è più in grado di gestirli.

Questi ragazzi protestano per pochi giorni, sapendone poco, proprio come “The Dreamers”. Nella pellicola di Bertolucci il nemico di quegli studenti dotti e ricchi non si palesa mai, se non nella componente generazionale; ed è proprio questa condizione di indefinitezza che all’inizio allontana i tre protagonisti dalla realtà, persi in una dimensione cinefila di alienazione dei sensi sembrano riappropriarsi della libertà dei loro anni.

Poi ritorna prepotente la realtà, che è andata avanti mentre loro fumavano nella vasca da bagno: usciti dal palazzo dove si erano reclusi da giorni i tre ragazzi si trovano nel mezzo degli scontri. Théo non ha dubbi da che parte schierarsi e presa una bottiglia incendiaria in mano si lancia contro i simboli del potere, senza nemmeno sapere cosa sia successo. In una scena epica la sorella Isabelle lo segue schivando i lacrimogeni, mentre Matthew, il giovane studente americano, rimane lontano a gridare il suo disperato distacco da quei più che fratelli e dal loro mondo.

Confusi e impauriti, si separavano indossando scarpe diverse sulla stessa strada, ad unirli per sempre l’amore per il cinema e la consapevolezza di dover cambiare la realtà.

 

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