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EDITORIALE | Calabria, l’avvelenata.

admin
Gennaio19/ 2014

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di S. Alfredo Sprovieri

Latakia – Gioia Tauro, solo andata. Con la nave Futura dalla Calabria passerà anche il Futuro.Tentare di disinnescare parte dell’armamento di un regime sanguinario e riportare ciò che accade alla Calabria su tutte le prime pagine senza i soliti cliché folkloristico mafiosi. Questi i due meriti che viaggiano sulla Ark Futura, il cargo scandinavo che sta per raggiungere le nostre coste. Il resto deve preoccuparci seriamente. La nave partita dalla Siria arriverà zeppa di composti chimici letali davanti alle acque di un golfo posto nel mezzo di un’area sismica di massimo livello, ponendoci di fronte ad una consapevolezza: da questa vicenda si esce cambiati, in nessun caso si sarà come prima. Se qualcosa dovesse andare storta non potremo dire come al solito “chisti simu” e andare avanti come nulla fosse, pensando all’enessima occasione persa.

Ben tre ministri della Repubblica sostengono che non dobbiamo aver paura perché “Solo nell’anno 2013 il porto di Gioia Tauro ha gestito oltre 29.000 tonnellate di sostanze tossico nocive categoria 6.1. Nelle operazioni di smaltimento della armi siriane ne transiteranno appena 560 tonnellate”. E’ una frase carica di significati importanti, fondamentale che ognuno cerchi di tirarli fuori dalle righe. Proviamoci insieme, perché, senza girarci intorno, ci hanno dato degli ignoranti. Non senza ragioni.

Dire che il Porto ha le competenze per trattare le sostanze contenute nei container siriani è come dire che, siccome una farmacia vende tranquillamente dieci chili di nitroglicerina ogni settimana, per un giorno può vendere un chilo di dinamite, che di quel composto contiene quantitativi molto minori. Non è proprio la stessa cosa, converrete. In quei container le sostanze e gli inneschi possono essere combinati in modo da diventare delle armi altamente distruttive, ogni paragone con i precedenti (a meno che non siano già passate armi chimiche da Gioia, si intende) è perciò ridicolo, soprattutto se fatto da un ministro in conferenza stampa.

Ma si fermasse fosse solo a questo la sfacciata presa di posizione del governo italiano sulla Calabria. Hanno anche candidamente ammesso di sapere – come soddisfatti del fatto che noialtri non lo sapessimo – che nel porto civile calabrese (posto in un territorio fortemente infiltrato da un malaffare capace di imporre il pizzo ai giganti mondiali dei container come al cartello del narcotraffico) da tempo e come norma vengono smaltite quantità importanti di veleni pericolosissimi per la salute della popolazione.  

Se è vero siamo davanti a degli scellerati, se è falso siamo davanti a degli scellerati.

Del resto una cosa vera, almeno una, la dicono. Il porto di Gioia Tauro ha delle potenzialità uniche nel Mediterraneo. Ma perché questo un vanto non è servito a portare qui grandi commesse nazionali come lo smantellamento della nave Concordia e ad evitare la cassa integrazione galoppante fra i lavoratori del porto? Perché la caratteristica più apprezzata è un’altra, ecco perché. 

Gioia Tauro si presenta come porto tranquillo e isolato, eccola la verità scritta nei rapporti tecnici pervenuti al governo e pubblicati da pochi coraggiosi giornali ben prima dell’ufficialità della decisione. Erano giorni in cui la Francia e l’Albania nemmeno vavevano voluto sentirne parlare della possibilità di un attracco della Futura nei loro porti e Cappellacci, governatore della Sardegna, si diceva pronto a tutto pur di evitare che il gigantesco cargo passasse di lì. In Calabria invece, per sentire la voce del governatore si è dovuta attendere l’ufficialità della notizia. Giuseppe Scopelliti il 16 gennaio è apparso adirato contro chi non l’ha informato e ancor di più contro chi dice il contrario. Minaccia querele contro chi il 14 ha scritto che lui lo sapeva già dal 9 del mese. A conti fatti in questo modo dimostrerebbe quantomeno di averlo saputo due giorni prima l’ufficialità della notizia. E allora perché il silenzio?

Perché, ancora una volta andando oltre le righe, scrivere “tranquillo” significava segnalare al governo che in quella parte di territorio la pubblica opinione è debole e la politica ancor di più. Dopo averci dato degli ignoranti insomma ci hanno dato anche dei rammolliti e, ancora una volta i fatti dicono con quante ragioni.

Domani ci sarà un vertice istituzionale a Roma in cui i nostri rappresentanti andranno a contrattare un prezzo per il rischio che corriamo. Nonostante questa evidente e sempre più allarmante sudditanza, l’effetto boomerang potrebbe proprio essere quello di una maggiore e fattiva consapevolezza rispetto a quello che mortiferi interessi transnazionali stanno facendo a questa terra meravigliosa. Grazie a questa nave infatti, in qualche modo si è ritornati stabilmente a parlare di quelle affondate al largo delle nostre coste nei decenni passati e delle grandi discariche sorte in questi mesi nel cuore delle nostre foreste. Pensando a tutto ciò che ci sta in mezzo possiamo dire senza dubbio che la Calabria è avvelenata. A differenza delle popolazioni che la abitano, forse però può ancora essere salvata.   

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