• giovedì 9 Aprile 2020

Fake news, i re taumaturghi e il mondo senza media

alfredo sprovieri
alfredo sprovieri
Marzo24/ 2015

«Il re ti tocca, Dio ti guarisca». Questa frase è stata capace di modificare la storia degli uomini, spargendo nelle vene dei popoli un virus letale: quello della menzogna. Una falsa notizia, una balla, una bufala, poco più che una diceria nata ad arte nel Medioevo per far credere al popolo che i sovrani merovingi prima e i capetingi dopo, avessero il potere di guarire la tremenda epidemia di scrofola che decimò l’Europa con la sola imposizione delle mani. Lo storico francese Marc Bloch, affascinato dalla cosa, nel 1911 inizia la sua tesi di dottorato e nel 1924 pubblica “I re taumaturghi”, un libro che passa inosservato al tempo e che invece diventerà uno dei testi più importanti del Novecento grazie a una domanda semplice di fondo: come ha potuto una notizia falsa diffondersi, resistere per secoli e segnare il corso della storia?

Simon Larvaron interpreta Carlo VII di Vaolis nella serie tv "I Brogia". Il sovrano francese fu l'ultimo della sua stirpe.
Simon Larvaron interpreta Carlo VII di Valois nella serie tv “I Borgia”. Il sovrano fu l’ultimo di una stirpe ritenuta divina.

Oggi le chiamano “fake news” e determinano un dibattito di portata globale, ma Bloch già allora aveva dimostrato, studiando il caso dei sovrani imbonitori alla Vanna Marchi, come, soprattutto per creare le condizioni culturali ed economico per l’avvento di una guerra, il meccanismo della disinformazione da secoli è sempre lo stesso.

L’idea di un sovrano che è al di sopra degli uomini perché ha ricevuto un dono dal cielo fu semplicemente una trovata politica, estesa ufficialmente decine di anni dopo dalla credenza popolare per mantenere il potere dai sovrani francesi ed inglesi in crisi di legittimità.

Se solo chi ha la stirpe reale – chi può ereditare l’unzione del Signore e guarire il popolo, può essere re – nessuno oserà mettere in discussione l’operato dei sovrani. Questo meccanismo, legittimato dalla Chiesa del tempo con le incoronazioni papali, si rivelerà vincente e permetterà una delle più longeve dinastie della storia, decisiva in eventi che hanno coinvolto popolazioni intere, come la cosiddetta guerra dei cent’anni.

Bloch insomma fece una cosa che oggi può anche apparire banale, ma dimostrando dal punto di vista scientifico perché l’epidemia (che oggi chiameremmo di tubercolosi) si fosse invece estinta naturalmente, aiutata dalle condizioni immiserite della popolazione, rese palese la vera questione: nell’incontro fra la volontà di far credere e la disponibilità a credere c’è il segreto per il mantenimento del potere. Sta tutto qui, oggi come allora.

Nota metodologica | uno dei problemi maggiori che lo studioso francese si trovò ad affrontare nella stesura del saggio fu la natura diversificata delle fonti cui attingere. La stampa doveva ancora imporsi sulla tradizione orale e tracce scritte del tutto le si poteva trovare solo in editti, dichiarazioni, cronache di viaggio, registri demaniali, archivi agrari, resoconti degli ambasciatori presso le corti.

Basta poca fantasia per vedervi in odierna trasposizione tutto ciò che prolifera senza le leggi innate del giornalismo. Verifica delle fonti e controllo del potere; senza questi capisaldi: blog, siti d’informazione, archivi digitali e social network vanno solo a centuplicare il potere di diffusione delle bugie dei media tradizionali. Una mareggiata inarrestabile, arrendetevi. A nulla servono proposte liberticide come quella depositata in questi giorni al Senato (in soldoni: pene fino a un anno di reclusione e 5mila euro di ammenda per chi diffonde notizie “esagerate o tendenziose che riguardino dati o fatti manifestamente infondati o falsi”). Nulla riuscirà a contenere questa epidemia se non si cerca di incrinare l’asse su tutti e due i suoi lati: voglia di far credere e disponibilità a credere.

Bisogna investire in cultura e istruzione, in un pubblico sempre più in grado di scegliere e fare la differenza, anche perché in termini politici quando la legittimità di un gruppo di potere ha già superato i livelli di guardia è inutile cercare di mettere sacchetti di sabbia per fermare la piena del fiume.

Riflettiamoci un attimo, non siamo forse nella stagione storica in cui, per opportunità politiche, si tentano di rinsaldare legami fra potere spirituale e potere temporale, fra politica e religione? Questo avanzare di califfi e sceriffi come avviene se non attraverso un gigantesco meccanismo di disinformazione su ciò che accade al di là del mare? Gli esempi ci sono ogni giorno, e ce ne saranno sempre di più; è come se ci fosse un enorme tasto “share” che grava sulle nostre coscienze, rendendoci complici di uno scontro d’inciviltà che si farà sempre più estremo.

Un tema di cui importa a pochi, nonostante ogni giorno coinvolga direttamente più persone che mai. E così l’era post-Gutemberg in cui ci accingiamo a vivere – comandata dagli spider della Rete che vogliono farci leggere solo quello che ci piace sapere e non ciò che dobbiamo sapere –  rischia di somigliare al Medioevo dei merovingi, e sarà roba per gli studiosi il ricordo di quei tempi nel quali davanti al Quarto potere della stampa dittatori, terroristi e unti del signore finivano in ginocchio, e non il contrario.

alfredo sprovieri
alfredo sprovieri

Un po' di tv e molta carta stampata in una vita redazionale precedente. Ogni tot scribacchino per le grandi testate italiane. Più montano che mondano, per Mimesis edizioni ha scritto "Joca, il Che dimenticato".

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