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Alla politica dico: “Grazie”

admin
Agosto30/ 2012

di Antonio Palermo

Parlare a se stessa di se stessa fa parte di quel cattivo vezzo della politica che ha stancato. Quel dire sempre “io” e mettersi in mostra, dimenticando l’obiettivo del “noi” e il lavoro da compiere, senza i riflettori addosso. Perciò ho riflettuto prima di scrivere queste righe per i ragazzi di Mm. Conosco da anni lo spirito che li anima ed accetto l’invito a scrivere il mio punto di vista sll’impegno giovanile in politica, sperando che ciò possa colpire almeno uno dei tanti delusi e rassegnati che leggeranno questo pezzo. Magari essere da sprone, perché no, per qualcuno di quegli ignavi, “indifferenti” per dirla alla Gramsci, che nuocciono alla società quasi al pari di chi ha reso la politica interesse personale e privatistico.

Cosa rappresenta la politica per me. Non prometto di riuscire ad esprimere in parole ciò che realmente vorrei comunicare. Al sostantivo politica, personalmente, assegno un’accezione delicata, nobile, pura. Certamente non l’idea di partito, di sigla, forse neanche di singolo ideale. Passione, sentimento, desiderio di un mondo ed una società, globale e locale, migliore di ciò che essa è, in ogni epoca e tempo. E’ la ricerca di perfezione, o comunque di miglioramento, di progresso, in sintesi. Essa vive in ognuno di noi ogni qual volta ci mettiamo in relazione con gli altri e l’ambiente che ci circonda, la società in cui viviamo, il presente ed il futuro. Di più. La politica è un’aspirazione dell’animo, una voglia di giustizia in un mondo profondamente ingiusto. In una sola espressione, è l’amore per l’altro. O almeno, per me è così e non nego che ciò potrebbe non essere per molti di quelli che fanno attività politica con altri e ben diversi “fini”.

Credo di aver vissuto ciò che ritengo è la politica sin dalla fanciullezza, sin dai racconti delle mie nonne sul lavoro dei campi e la miseria del secolo scorso nel nostro sventurato ma amato Sud. Da bambino osservavo incuriosito appesi alle pareti del salotto di casa mia due quadretti. Più tardi capii che uno era la Croce al Merito di Guerra per l’attività partigiana e l’altro il Certificato di Patriota di mio nonno materno. Così come i valori nobili della sinistra credo di averli nel dna. Mio nonno paterno, infatti, era comunista. La sua famiglia era emigrata tutta in America per via della mancanza di lavoro. Per la sua fede marxista gli Stati Uniti d’America, informatisi dai preti del suo paese, decisero di respingere la richiesta che mia nonna, a sua insaputa, aveva presentato. Il giorno in cui ricevette quella lettera mio padre me lo ha sempre raccontato come quello più triste nella storia della sua famiglia. Io, però, ho sempre pensato che per nonno fu un grande orgoglio l’essere stato rifiutato dal più grande paese del mondo per aver creduto nei propri ideali.

Ho avuto, poi, la fortuna di incontrare sul mio cammino negli anni della mia fanciullezza uno straordinario uomo di Dio, oggi missionario in Africa, Don Battista Cimino, una figura di una Chiesa che si fa amore per gli ultimi, ovunque nel mondo. Negli anni del liceo e poi universitari con alcuni amici e compagni abbiamo fondato un’associazione, “Bella Ciao”, riuscendo, in poco tempo, a dare un contributo alla discussione nel mondo del centro-sinistra calabrese e recitando un impegno concreto nella società civile. Nel mondo dell’associazionismo calabrese ho trovato il terreno fertile per esprimere le mie passioni, partecipando e promuovendo molte battaglie in quel variegato universo di gente per bene che fuori e dentro i partiti in Calabria si impegna sul terreno della politica, dell’ambiente, del sociale e della cultura. Sono stato primo firmatario della richiesta di referendum regionale per l’abrogazione della cosiddetta Legge Anti – BURC sulla trasparenza degli atti pubblici della Regione Calabria, promulgata sotto il governo di centro-sinistra. Ho lottato contro la cattiva politica negli anni, precedenti ed attuali, dei governi regionali del centro-destra e contro il consiglio regionale più indagato d’Europa.

Nel mio paese, Mendicino, sono stato candidato a sindaco, alle elezioni comunali del 2009, all’età di ventotto anni, con una lista di soli giovani, tutti con un’età inferiore ai trenta anni. Volevamo lanciare un forte e concreto segnale di cambiamento all’intera Calabria. Poi sono stato spinto a candidarmi alle elezioni regionali del 2010, nel movimento che sosteneva la candidatura di Pippo Callipo, come espressione di una società civile e di quei tanti cittadini calabresi stanchi dell’affarismo trasversale e del familismo amorale in cui è prigioniera la Calabria, ottenendo un successo inimmaginato alla vigilia, grazie all’aiuto di giovani, anziani, lavoratori, professionisti, professori, disoccupati e tanta gente comune.

Oggi continuo a lottare nei movimenti e nelle associazioni, ed anche in un partito a cui da un anno e mezzo a questa parte, per la prima volta in vita mia, ho aderito sapendo che ogni partito è uno strumento mentre l’obiettivo è la soluzione dei problemi veri della gente. Mi piace scrivere ciò che penso e spesso, bontà loro, vengo ospitato nelle testate locali con i miei interventi sugli accadimenti in questa terra amara che è la Calabria. Continuo nel mio paese così come in questa regione a lottare affinché un’altra società sia possibile ed aspiro ad un mondo non più schiavo del liberismo e del mercato, delle guerre e dei soprusi, delle violenze e delle offese, della fame e della sete, ma ricco di reti di solidarietà, epoche di pace, giorni di bellezza, eternità di amore.

Per tutto ciò che ho vissuto in questi anni non posso dimenticare, infine, di dire grazie proprio a questa essenza che è la “politica”. Grazie ad essa mi sono abbeverato alle sorgenti del sapere, della conoscenza, degli ideali, ho avuto modo di conoscere, e di diventare amico in alcuni casi, di personalità politiche straordinarie, Nichi Vendola, Luigi De Magistris, Gianni Speranza, Francesco Forgione, uomini di cultura come Piero Bevilacqua e con loro di un maestro quale è per me Silvio Gambino. Ho incontrato centinaia di brave persone che desiderano una società migliore, tanti giovani che come me hanno a cuore il cambiamento in questa terra. Per queste ragioni dico ai miei coetanei di impegnarsi. Lo spazio è angusto ma nulla è precluso a chi ha passione. Mai essere supini, però. Né, al contrario, irreverenti a prescindere. Fate politica per il bene di questa terra. Occupate gli spazi pubblici con la cultura. Leggete e formatevi costantemente. Siate donne e uomini liberi. Ed un giorno assai vicino, perché di giovani in gamba c’è urgente bisogno, spero che a voi, ed a me con voi, ed ai tanti ragazzi liberi e seri che ho conosciuto in questi anni, penso ad Anna, Celeste, Ciccio, Salvatore, Laura, Massimo, i calabresi possano affidare il futuro di questa terra e della sua politica per il bene di tutti noi e delle future generazioni.

Calabria, giovani e politica: Leggi anche le “puntate” precedenti

di Angelo Brutto: https://www.mmasciata.it/opinioni/45-politica/111-la-buona-politica-non-si-odia

di Maria Cristina Guido: https://www.mmasciata.it/notizieweb/ita/108-vado-a-scuola-di-politica

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