• giovedì 9 Aprile 2020

Visibile e invisibile nella settimana cruciale

Francesco Veltri
Francesco Veltri
Marzo25/ 2020

Dicono che questa sarà una settimana cruciale. È una speranza legata ai giorni di isolamento a cui siamo stati obbligati e ai contagi che hanno smesso di galoppare. Anche se le vittime della peste sono ancora troppe.

Qui in Lombardia, poi, non ne parliamo proprio. A pochi chilometri di distanza dal mio avamposto di tricolori sventolanti, scope sbattute sull’uscio di casa da fantasmi con le unghie delle mani smaltate di rosso e cani che portano padroni senza volto verso il fiume, sono morte quattro persone e la polizia ha attivato un numero di telefono al servizio dei cittadini in cui si dà campo libero alla delazione.

L’appello su Facebook tollera l’intolleranza: “Ogni notizia, ogni voce, può essere utile”.  Ogni notizia. Ogni voce. Ogni drone, autorizzato a sorvolare i cieli della penisola alla ricerca di infettati e trasgressori di decreti. 
Ma forse è giusto così. In questi tempi di guerra invisibile, è naturale coltivare il terrore, il sospetto, la diffidenza, l’insofferenza.

Persino io, la mattina, quando vorrei dormire un po’ di più, me la prendo coi piccioni che tubano furiosamente sulla ringhiera del mio balcone. Perché me lo fanno apposta, lo so. È chissà se fra di loro c’è un lontano parente di “Paddy”, che nel 1944 raggiunse in volo l’Inghilterra per portare un messaggio cifrato sul conflitto in Normandia. Nel silenzio surreale di questo non luogo di provincia, popolato prevalentemente da anziani, alcuni dei quali colpiti dal virus e dalla depressione, emerge l’urlo di dolore o d’amore dei piccioni maligni che non so nemmeno se soffrono il freddo come me. 

Il freddo ci mancava. Ho sentito che le temperature in picchiata di questi giorni porteranno altre patologie di raffreddamento che causeranno nuova confusione nell’individuare la diagnosi corretta. Che tradotto, significa fare uno starnuto e sentirsi addosso il Covid 19. Ma passerà presto, per poi toccare all’allergia.

Non solo starnuti, il mio balcone sul Po è raggiunto anche da moderati sospiri di sollievo. Notizie che vengono da dietro l’angolo e da un po’ più in là. La prima riguarda una donna che ha donato un mucchio di mascherine al comune in cui vivo. La seconda coinvolge l’ospedale da campo di Bergamo: dopo venti giorni di attesa snervante, il governatore leghista Attilio Fontana ha accettato l’invasione della “pericolosa” Emergency di Gino Strada, che ora potrà insegnare le tecniche di contenimento del contagio tra i medici. Attività, queste, messe a punto dalla ONG italiana per anni nel bel mezzo di guerre stavolta visibili e neanche troppo lontane, ma che a queste latitudini non hanno mai fatto piangere nessuno. 

Francesco Veltri
Francesco Veltri

Guaribile romantico del giornalismo calabrese. Scrive per non dimenticare e si ostina a osservare l'inosservabile. Ha lavorato con alterne sfortune nelle redazioni della Provincia cosentina, di Cosenza Sport, di Cronaca della Calabria, di Calabria Ora e dell’Ora della Calabria. Per Diarkos ha scritto "Il Mediano di Mathausen"

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>