• giovedì 24 Settembre 2020

A VOLTE RITORNANO | Matacena da Scilla a Luttazzi

alfredo sprovieri
alfredo sprovieri
Maggio08/ 2014
Amedeo Matacena, ex parlamentare di Forza Italia condannato per consorso esterno con la 'ndrangheta
Amedeo Matacena, ex parlamentare di Forza Italia condannato per consorso esterno con la ‘ndrangheta

Matacena, chi era costui? Notizia del giorno: l’ex ministro Claudio Scajola è stato arrestato su disposizione della Direzione Investigativa Antimafia di Reggio Calabria con l’accusa di aver favorito la latitanza all’estero dell’ex parlamentare di Forza Italia Amedeo Matacena. Quanti si ricordano di questa controversa figura politica centrale invece a metà degli anni ’90, e per molti versi ancora simbolica del ventennio che ci stiamo lasciando alle spalle?

Originario di Catania e figlio del noto armatore che iniziò le traghettate nello Stretto, ha vissuto per molti anni in Calabria, prima di approdare in Parlamento. La sua carriera politica iniziò da consiglio comunale di Scilla con il Pli, poi approdò a Forza Italia, iniziando una rapida scalata che lo portò presto a diventare coordinatore regionale del partito di Berlusconi in Calabria. Un mister preferenze da record, alle politiche del 1996 fu eletto deputato (al secondo mandato) nel collegio Reggio Calabria-Villa San Giovanni con il 48,6 per cento. Grazie all’elezione entrò a far parte della commissione difesa alla Camera dei Deputati, prima della fine anticipata della legislatura cominciarono ad entrare nel vivo però i suoi guai giudiziari.

Matacena, nel maxiprocesso Olimpia alla guerra di ‘ndrangheta che insanguinò lo Stretto, venne condannato a cinque anni e quattro mesi di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. I giudici lo hanno ritenuto il collegamento politico delle famiglie di mafia più importanti in Calabria. Per l’allora 38enne fu anche disposta l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e la libertà vigilata per un anno a conclusione della pena, oltre che a 400 milioni di risarcimento per i danni provocati all’immagine della città di Reggio Calabria.

Prima di diventare latitante, Matacena, diversamente da Marcello Dell’Utri, sotto la pressione dell’opinione pubblica nazionale (e di Gianfranco Fini) venne successivamente scaricato dal partito e dal suo leader, finendo escluso dalle liste elettorali, era il 2001. La cosa aprì una stagione molto intensa di polemiche, con interviste al fulmicotone rilasciate da Matacena al Corriere della Sera:

«Ritengo di essermi comportato da amico con il presidente Berlusconi. Sono andato a Palermo a testimoniare al processo di Dell’Utri contro Rapisarda. Mi sono trascinato dietro altri testimoni che avevano perplessità a raccontare i fatti per come si sono svolti. Ritengo che quella testimonianza sia stata fondamentale per smontare il teste Rapisarda. Poi su richiesta di Berlusconi, sono andato a testimoniare a Caltanissetta contro la Procura di Palermo»

Ma non solo, Matacena divenne anche fra i protagonisti del famoso caso Luttazzi-Travaglio, l’editto televisivo nato da una bufera mediatica senza simili proprio da una serie di battute del comico e stilettate del giornalista sul rapporto fra il Presidente del Consiglio dei ministri Berlusconi e la mafia.

Adesso parliamo di cronaca. Il presidente del consiglio Silvio Berlusconi in settimana si è sottoposto ad un delicato intervento chirurgico: si è tolto Matacena dalle palle“.

Questa una delle fulminanti battute del comico emiliano in apertura di Satyricon. Ormai quindici anni dopo di programmi come quello nemmeno l’ombra, con la satira affidata alla Rete, che si scarica su Scajola ricordando in tutte le salse la vicenda della casa a vista Colosseo pagata “a sua insaputa”. Ormai sono in pochi quelli che ricordano anche che l’ex ministro ligure oggi arrestato dalla Dia di Reggio Calabria è lo stesso già al centro di uno scandalo per il casinò di Sanremo che finì con un arresto e un’assoluzione, è sempre quello che fu costretto alle dimissioni dopo una battuta infelice sul giuslavorista Marco Biagi, ucciso dalle Brigate Rosse, ed è sempre lo stesso uomo di Stato che gestì l’inferno di Genova nel 2001 da ministro dell’Interno, ordinando alle forze di polizia di sparare qualora qualcuno fosse riuscito ad entrare nella zona rossa.

Alfredo Sprovieri

alfredo sprovieri
alfredo sprovieri

Un po' di tv e molta carta stampata in una vita redazionale precedente. Ogni tot scribacchino per le grandi testate italiane. Più montano che mondano, per Mimesis edizioni ha scritto "Joca, il Che dimenticato".

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