• martedì 29 Settembre 2020

Arghillà di Reggio Calabria, il Tacco di Dio abbandonato

mmasciata
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Maggio22/ 2014
L'inizio del servizio su Arghillàdi Reggio Calabria de LE IENE
L’inizio del servizio su Arghillà di Reggio Calabria de LE IENE

Quante Arghillà ci sono in Italia? Anche una è troppa. Giulio Golia e Le Iene si chiedono come sia possibile che in Italia esista un luogo dove le regole non hanno nessun valore quanto per lo Stato tanto per i cittadini e si reca nel quartiere Arghillà di Reggio Calabria, raccontando uno spaccato infernale che sta facendo il giro del Web dopo aver tenuto incollati allo schermo i soliti milioni di spettatori della trasmissione di Italia Uno.

Emerginazione, delinquenza, criminalità organizzata e assenza delle istituzioni: c’è tutto nel servizio, ma soprattutto c’è l’emergenza casa in tutta la sua gravità sociale. Le Iene non arrivano per prime: “Il Tacco di Dio, Arghillà e la politica dei ghetti”, ad esempio, è il nome di un libro inchiesta scritto da Katia Colica e uscito nel 2009 per Città del Sole edizioni. Storie di luoghi traditi come il Corviale a Roma, lo Zen a Palermo, le Vele di Scampia a Napoli, il Librino a Catania. Ma anche la Barriera di Milano, il Begato di Genova, e tra gli altri si pone in maniera quasi silenziosa e raccolta Arghillà, collina a una ventina di minuti da Reggio Calabria, che è diventata, nel tempo, l’ennesimo quartiere senza identità. Il libro – reportage è stato definito una ballata urbana, dove tutto è possibile tranne il futuro, e molto assomiglia alla definizione il servizio di Golia, soprattutto nella sua prima parte.

Come già fece Lucio Musolino per il FATTOQUOTIDIANO.IT, il programma tv racconta la storia di Maria, precaria e vedova, figlia di due bimbi. Nell’alloggio popolare ad Arghillà le è esplosa la fogna in casa principalmente perché le palazzine sono state costruite su una falda acquifera e mancano di quasiasi tipo di servizio. Del suo caso s’era occupato anche il Fatto Quotidiano: lasciato l’appartamento al primo piano per mettere in salvo i bambini al ritorno ha trovato la casa svagligiata di ogni cosa, persino degli infissi. Adesso vive da otto mesi in macchina, lontana dai bambini affidati ai nonni, nell’attesa che il Comune di Reggio Calabria e l’Aterp (Azienda territoriale per l’edilizia pubblica) possano riaffidarle un nuovo alloggio.

Il quadro è desolante, con l’uomo lupo in mezzo ai lupi pronto a divorare i resti dei più deboli in uno scenario di delinquenza e degrado urbano senza apparenti limiti, ma se possibile peggiora quando si sposta verso la storia degli edifici occupati al blocco 6 e 7. Si tratta di immobili abbandonati dalla banca costruttrice, finiti a metà e lasciati lì dopo aver dichiarato il fallimento. Molte famiglie senza casa sono andati a occuparli, finendo a proprie spese e con molti sacrifici i lavori, in attesa di poter regolarizzare la propria posizione con il Comune.

arghillà2

Fra tutti le storie c’è, all’ultimo piano della palazzina, quella particolare di Antonio che vive con sua moglie Katia e una bambina piccola di tre mesi. Fra tutte quelle incontrate, la famiglia di Antonio è l’unica ad aver avuto avviso di sgombero dall’Aterp e dal Comune, anche Golia si chiede come sia possibile. Inizia così il viaggio nel girone più dantesco di tutti, il centro della città dello Stretto, con gli uffici comunali, la sede dell’Aterp e la Procura di Reggio Calabria. L’inviato tv scopre dalla voce dei funzionari dello Stato italiano che basterebbero due tre milioni di euro ad esempio per sistemare la situazione delle fogne alle palazzine di Arghillà, mentre decine e decine di milioni di fondi pubblici vengono destinati ad opere come la scala mobile del centro, che a distanza di anni ancora non si capisce con quale tempistica funzioni e quando verrà terminata.

Intanto il tempo passa e né l’avvocato della famiglia di Antonio nè le interviste delle Iene possono niente, nel giro di pochi giorni lo sgombero diventa esecutivo in un’atmosfera da brividi ripresa integralmente dalle telecamere. Il giudice non accoglie la richiesta di sospensiva dello sfratto per cavilli brucratici e la famiglia di Antonio è in mezzo alla strada, con la concreta possibilità  che nel giro di poche ore l’appartamento venga di nuovo occupato o che comunque tutto al suo interno venga depredato come nel caso di Maria. Poi il colpo di scena finale, con Giulio Golia che fa una domanda banale agli ufficiali dell’Aterp e la corsa affannosa verso la Procura. Esce fuori in modo clamoroso quello che l’inviato attribuisce all’incapacità dei burocrati o comunque all’incomunicabilità fra gli enti ufficiali coinvolti nella faccenda.

Fra quelle palazzine invece bisbiglia un’altra verità: in mare aperto il pesce più grande mangia sempre il pesce più piccolo.

 

GUARDA IL SERVIZIO DE LE IENE:

Clicca sulla foto e gurda il servizio de LE IENE

Ci sono luoghi che sono stati traditi.
Traditi perché le anime di questi territori esistevano già prima che qualcuno decidesse per loro quella che sarebbe diventata la loro storia, la loro vocazione, la loro attitudine a essere qualcosa di diverso. I luoghi traditi a volte hanno nomi noti, altre volte meno: progetti urbanistici diversi e che, soprattutto, sono stati originati da esigenze di tipo diverso formano il Corviale a Roma, lo Zen a Palermo, le Vele di Scampia a Napoli, il Librino a Catania. Ma anche la Barriera di Milano, il Begato di Genova, e tra gli altri si pone in maniera quasi silenziosa e raccolta Arghillà, a una ventina di minuti da Reggio Calabria, che è diventata, nel tempo, l’ennesimo quartiere senza identità. O meglio: con un’identità troppo indigesta da sostenere.
In questo libro prendono forma con un filo di voce trame di migranti, abusivi, spacciatori e prostitute, mescolandosi in un palcoscenico di esistenze, e il sobborgo stesso si muove assieme ai personaggi come in un tumulto emozionale. Una ballata urbana, dove tutto è possibile tranne il futuro. – See more at: http://www.cdse.it/index.php?id=336#sthash.WissyQyc.dpuf
Ci sono luoghi che sono stati traditi.
Traditi perché le anime di questi territori esistevano già prima che qualcuno decidesse per loro quella che sarebbe diventata la loro storia, la loro vocazione, la loro attitudine a essere qualcosa di diverso. I luoghi traditi a volte hanno nomi noti, altre volte meno: progetti urbanistici diversi e che, soprattutto, sono stati originati da esigenze di tipo diverso formano il Corviale a Roma, lo Zen a Palermo, le Vele di Scampia a Napoli, il Librino a Catania. Ma anche la Barriera di Milano, il Begato di Genova, e tra gli altri si pone in maniera quasi silenziosa e raccolta Arghillà, a una ventina di minuti da Reggio Calabria, che è diventata, nel tempo, l’ennesimo quartiere senza identità. O meglio: con un’identità troppo indigesta da sostenere.
In questo libro prendono forma con un filo di voce trame di migranti, abusivi, spacciatori e prostitute, mescolandosi in un palcoscenico di esistenze, e il sobborgo stesso si muove assieme ai personaggi come in un tumulto emozionale. Una ballata urbana, dove tutto è possibile tranne il futuro. – See more at: http://www.cdse.it/index.php?id=336#sthash.WissyQyc.dpuf
Ci sono luoghi che sono stati traditi.
Traditi perché le anime di questi territori esistevano già prima che qualcuno decidesse per loro quella che sarebbe diventata la loro storia, la loro vocazione, la loro attitudine a essere qualcosa di diverso. I luoghi traditi a volte hanno nomi noti, altre volte meno: progetti urbanistici diversi e che, soprattutto, sono stati originati da esigenze di tipo diverso formano il Corviale a Roma, lo Zen a Palermo, le Vele di Scampia a Napoli, il Librino a Catania. Ma anche la Barriera di Milano, il Begato di Genova, e tra gli altri si pone in maniera quasi silenziosa e raccolta Arghillà, a una ventina di minuti da Reggio Calabria, che è diventata, nel tempo, l’ennesimo quartiere senza identità. O meglio: con un’identità troppo indigesta da sostenere.
In questo libro prendono forma con un filo di voce trame di migranti, abusivi, spacciatori e prostitute, mescolandosi in un palcoscenico di esistenze, e il sobborgo stesso si muove assieme ai personaggi come in un tumulto emozionale. Una ballata urbana, dove tutto è possibile tranne il futuro. – See more at: http://www.cdse.it/index.php?id=336#sthash.WissyQyc.dpuf
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Il collettivo Mmasciata è un movimento di cultura giovanile nato nel 2002 in #Calabria. Si occupa di mediattivismo: LA NOSTRA VITA E' LA NOTIZIA PIU' IMPORTANTE.

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