• sabato 15 Agosto 2020

L’AVVELENATA | Scorie d’Italia: in Calabria il metanodotto della morte

alfredo sprovieri
alfredo sprovieri
Giugno02/ 2014

 

Doveva portare il metano ai calabresi, invece conserva la morte. Agghiacciante quanto si inizia a leggere nelle relazioni dei servizi segreti desecretate in queste settimane giorni (ecco come vi si accede) dopo vent’anni di sospetti: l’Aspromonte e le Serre Vibonesi sono collegate da condotte piene di rifiuti tossici, interrati negli anni con il bene placito delle famiglie di ’ndrangheta più importanti del territorio. Le indagini per ora non danno notizia di alcun ritrovamento, ma sono mesi oramai che insieme ad autorevoli commentatori e addetti ai lavori spieghiamo perché la Calabria si possa al di sopra di ogni ragionevole dubbio considerare come “L’Avvelenata”, una Terra dei fuochi che non fa notizia.

La prima nota segreta è del 17 novembre 1992, gli 007 di Reggio Calabria segnalano come le cosche avrebbero gestito lo smaltimento illegale di rifiuti tossici e radioattivi provenienti da depositi del Nord e Centro Italia, sotterrandoli lungo i canali scavati per la posa in opera di tubi per metanodotti: il territorio contiguo al letto del fiume Mesima sarebbe stato usato come deposito, la relazione dei servizi segreti non lesina particolari che sono adesso allo studio dei magistrati inquirenti. Nell’archivio c’è anche una rivelazione sull’allora super latitante Giuseppe Morabito, il famigerato “Tiradritto” di Africo. Nel 1994 il capomafia in cambio di una partita di armi avrebbe concesso l’autorizzazione a far scaricare, nella zona di Africo, un non meglio precisato quantitativo di scorie tossiche e, presumibilmente, anche radioattive, trasportate tramite autotreni dalla Germania. Le notizie dettagliate di quel tempo saranno comunicate al Ros dei Carabinieri di Reggio Calabria, che dieci anni dopo arriverà alla cattura del Tiradritto senza tuttavia mai rinvenire le scorie radioattive.

Una prima domanda è d’obbligo: come fecero numerosi autotreni pieni di scorie radioattive ad attraversare mezza Europa senza essere notate?

Andiamo avanti, perché secondo le relazioni parlamentari i Servizi Segreti segnalarono al Ros anche l’esistenza di numerose discariche abusive di rifiuti tossico-radioattivi nella zona aspromontana e nel Vibonese, dove le cosche del territorio avrebbero occultato sostanze pericolose provenienti dall’Est Europa, via mare e via terra. Anche in questo caso vale la domanda di prima. Gli atti desecretati a marchio SISMI e SISDE parlano anche di un colloquio informale avvenuto all’inizio del 1995 con il magistrato Francesco Neri, che coordinerà le indagini sulle “navi dei veleni” e su tutti gli altri intrighi legati allo scempio dell’ambiente: indagini che avrebbero accertato l’esistenza di un vasto traffico nazionale riguardante lo smaltimento illecito di sostanze tossiche e radioattive attraverso il conferimento in discariche abusive per conto delle famiglie storiche della ’ndrangheta reggina.

Non solo Meridione, ma tutta Italia avvelenata, visto che le note dei Servizi parlano addirittura di circa settemila fusti sparsi nelle discariche del Nord Italia dalle cosche; un lavoro sporco che nel frattempo le ha fatte ingrassare di droga e armi, fino a diventare l’impero economico militare dei giorni nostri.

Seconda domanda: lavoro sporco fatto per conto di chi?

alfredo sprovieri
alfredo sprovieri

Un po' di tv e molta carta stampata in una vita redazionale precedente. Ogni tot scribacchino per le grandi testate italiane. Più montano che mondano, per Mimesis edizioni ha scritto "Joca, il Che dimenticato".

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