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LIBERDADE* | Mundial 2014, paradiso o inferno per giornalisti?

alfredo sprovieri
alfredo sprovieri
Giugno21/ 2014

di S. Alfredo Sprovieri

Giugno 2013, oceaniche proteste anticorruzione in Brasile (FOTO di Felipe Diana)
Giugno 2013, oceaniche proteste anticorruzione in Brasile (FOTO di Felipe Diana)

Belle partite e feste lungo le spiagge più belle del pianeta. Il Mondiale di calcio brasiliano galoppa apparentemente senza intoppi. La polizia militare carioca ha cambiato strategia, attenuando l’uso di spray urticanti e proiettili di gomma contro i manifestanti e nel contempo tenendo lontano dai centri mediatizzati ogni focolaio di protesta rimasto in piedi. Perché di decine di migliaia in tutto il Brasile si parla, sia chiaro: la mobilitazione oceanica di un anno fa è svanita per tanti e diversi motivi, e già questo può essere segnato come una prima importante vittoria del governo Dilma (che ha strappato al foto-finish accordi sindacali importantissimi) e per la FIFA. In ballo per loro c’è un sacco di soldi.

CONTINENTE DI SOLDI Basta dare un’occhiata al giro di sponsor. Il gigante planetario del calcio è una delle multinazionali più imponenti in circolazione: dietro lo statuto no profit a bilancio del 2013 ha iscritto un saldo positivo di 1,4 miliardi e altrettanto ha dichiarato come fondo di riserva.  Le cifre ufficiali dicono che la FIFA dovrebbe ottenere dai principali sponsor mondiali circa 850 milioni di euro per questi campionati, cifra che per la prima volta supera quella delle entrate televisive. Ma per il prossimo Mondiale in Qatar le cose sembrano mettersi male; visto che davanti al mondo intero si sta rivelando il lato più oscuro della Fifa i main sponsor stanno iniziando una lenta ritirata di facciata. Però non c’è solo la Fifa a organizzare a Copa do Mundo, l’altro gigante è la Confederação Brasileira de Futebol, la CBF, guidata da un uomo che si chiama José Maria Marin. Questo signore in Brasile è più importante del Presidente della Repubblica e dopo le partite tiene conferenze stampa che praticamente vanno in diretta in tutte le tv del Paese. Prima dell’inizio della competizione Marin ha detto che le proteste che vanno in scena da due anni in Brasile sono strumentalizzazioni politiche e che se la Selecao non dovesse vincere i Mondiali “andremo tutti all’inferno”. Gli inferi sono esattamente il posto dove il fuoriclasse del Brasile campione del mondo nel 1994 Romario vorrebbe mandare Marin. Lo ricordate? All’epoca extracomunitari non potevano vincere il Pallone d’Oro, così Romário de Souza Faria, anche se in quella finale contro l’Italia di Baggio e Baresi fece poco, si accontentò del titolo di miglior giocatore del torneo, vincendo anche il Fifa Gold Player. Un cobra dell’area da rigore, o Baixinho, il piccoletto, che con la Nazionale segnò 56 gol in 70 partite (!) e con le maglie del Psv Eindhoven e quella del Barcellona incantò il Vecchio Continente. Le stesse maglie indossate da Luiz Nazario da Lima Ronaldo, o Fenomeno, oggi fra i principali uomini vetrina del mondiale carioca. Fra i due sono volate parole grosse. Come deputato socialista Romario ha accusato il consigliere del comitato organizzatore Ronaldo di fregarsene dei bambini disabili, dimostrando come i 32mila biglietti gratuiti promessi dalla Federazione non siano mai in realtà stati consegnati. Ronaldo gli ha dato del maleducato, ma forse pensava agli epiteti che il deputato ha riservato ai vertici della Fifa; per Romario infatti, il segretario della Fifa (“il vero presidente del Brasile”) Jérome Valcke è un “truffatore” e il presidente Joseph Blatter è addirittura un “ladro, corrotto e figlio di puttana”.

L'idillio è finito. Oggi i due campioni carioca ricoprono ruoli politici divergenti.
L’idillio è finito. Oggi i due campioni carioca ricoprono ruoli politici divergenti.

ROMARIO IN CATENE Se la prende con la corruzione e le spese esorbitanti del Mondiale alle spalle della gente del Brasile, ma prima dell’inizio delle partite, in occasione del 49mo anniversario del golpe militare, si è incatenato davanti alla sede della Federcalcio per un altro motivo. Ce l’aveva proprio con Marin, che ha più volte definito “ratto”. Per Romario “è come se la Germania avesse permesso ad un ex membro del partito nazista di organizzare i Mondiali del 2006“. Si riferisce al sostegno politico dato da Marin alla dittatura brasiliana. In particolare il presidente della Cbf, che anche se indagato dalla Commissione per la verità ha respinto al mittente tutte le accuse con diverse querele, è ritenuto responsabile morale di alcune morti clamorose, avvenute dopo suoi discorsi pubblici in piena dittatura. La più famosa è certamente quella del giornalista Vladimir Herzog. Giornalista e professore molto apprezzato nel Paese. “Vlado” venne convocato in caserma alle 8 di mattina dopo che, come capo redattore di Cultura Tv, aveva permesso la trasmissione di un servizio della Bbc su Ho Chi Min. L’interrogatorio fu col pugno duro, come era nella fama del Doi-Codi, l’intelligence della Polizia militare brasiliana. Poi la notizia del suicidio in caserma del giornalista. Provarono a dire che Vlado si era impiccato con una cintura, ma non ci credeva nessuno. I segni dello strangolamento e delle torture erano così chiari che rappresentarono punti di non ritorno per la dittatura brasiliana. Le immagini di quel cronista travalicarono infatti i confini nazionali, sollecitando molte reazioni di protesta. Il movimento di dissenso cominciò a prendere consapevolezza proprio facendo del giornalista ucciso il 25 ottobre del 1975 un simbolo, ma il potere dei Gorillas durò ancora un decennio in una lunga e apparente transizione democratica che arriva fino ai giorni nostri.

Il videomaker autore di queste immagini durante cariche della polizia brasiliana è stato arrestato.
Mediattivisti autori di queste immagini delle scorse ore durante cariche della polizia brasiliana sono stati arrestati.

FUOCHI D’ARTIFICIO Le cose sono certamente cambiate, ma c’è un abisso fra il racconto dei fatti di questi mesi proposto dai grandi media del Paese e quello che si fa spazio grazie a network di informazione dal basso come Midia Ninja. Giornalisti in galera ne vanno ancora, eccome. Per esempio all’immediata vigilia dell’inaugurazione (11 giugno 2014) un’operazione condotta anche con la partecipazione del Dipartimento Repressione dei Crimini Informatici (DRCI), ha coinvolto fra gli altri una giornalista, un cameraman e l’avvocata dei diritti civili Eloisa Ramos. In manette era finita anche l’attivista Elisa Quadros (detta Sisinho), che qualche ora dopo doveva testimoniare in tribunale contro due agenti della Polizia militare, il maggiore Fabio Pinto Gonçalves e il tenente Bruno Ferreira, accusati di aver fabbricato false prove per arrestare alcuni attivisti durante le manifestazioni contro la Confederations Cup nel giugno 2013.  L’accusa, almeno per Sininho, sembra essere quella risibile di possesso illegale di fuochi d’artificio, ma grazie alle leggi speciali sul terrorismo la polizia non è tenuta a rendere pubbliche le motivazioni dell’arresto.

Per i giornalisti arrivati da tutto il mondo è meglio scrivere delle partite e godersi la festa in spiaggia, insomma.

*Estratto numero 3 da “LIBERDADE”, libro-inchiesta in attesa di un editore.

alfredo sprovieri
alfredo sprovieri

Nel 2002 ha fondato "Mmasciata". Poi un po' di tv e molta carta stampata. Più montano che mondano, per Mimesis edizioni ha scritto il libro inchiesta: "Joca, il Che dimenticato".

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