• lunedì 1 Giugno 2020

«Da oggi non ci nasconderemo più»

alfredo sprovieri
alfredo sprovieri
Luglio20/ 2014

«Ragazzi, facciamo un selfie per il profilo ufficiale, se qualcuno non vuole apparire lo dica tranquillamente». Nel pulmino catorcio appena entrato a Reggio per il primo Gay Pride calabrese la risposta arriva senza nemmeno un attimo di esitazione. «Scatta, da oggi non ci nasconderemo più». Inizia come iniziò 45 anni prima a New York, quando il poeta della Beat generation Allen Ginsberg, apertamente omosessuale, celebrò la rivolta dei transessuali con la famosa frase:

«Da oggi i gay hanno perduto quel loro sguardo ferito»

Un momento atteso molto a lungo, troppo a lungo. Assembramento nella villa comunale e poi via al corteo, fa caldo ma spira un po’ di brezza. Una fila per l’acqua in testa, una fila per i colori sul viso. Poi si percorre lentamente ma in modo sempre più rumoroso il corso della Reggiobbene, dai balconi aperte persone incuriosite in un rapporto di uno ogni dieci, sui lati della strada tutto fila liscio. Dal museo archeologico delle bronzee icone di Riace si vira in discesa sulla via marina dei localini, il lungomare intitolato al professore gentile Italo Falcomatà, ormai conosciuto da tutti come il chilometro più bello d’Italia. Un dirigente di pubblica sicurezza dispone nuove ordini: i partecipanti alla parata in quel momento sono più di 4mila. Si arriva nell’Arena dello Stretto, per qualcuno conosciuta come Ciccio Franco, un fascista storico raffigurato in un busto burbero che scruta la folla. Pare sopportare a difficoltà questa nuova versione dei moti di Reggio.

Fatto sta che a quarant’anni di distanza da quei tumultuosi fatti di orgoglio popolare per il capoluogo di Regione e a venti dal primo pride italiano della Capitale d’Italia, nel Sud più a Sud del continente migliaia di persone sono in piazza a reclamare festosamente diritti comuni contro chi li vorrebbe continuare a vedere camminare a testa bassa. Una manifestazione logisticamente impeccabile, lodata dalle istituzioni, ma totalmente autofinanziata dai partecipanti. Spinte dal lavoro incessante dei comitati arcigay, migliaia di calabresi in processione si rialzano mentre pochi continuano a inchinarsi. Quello che chiude l’Onda Pride italiana 2014 è difatti il primo pride apertamente antimafia, anche per questo dal palco uno dei ricordi più commossi di questo 19 luglio va al giudice Paolo Borsellino e alla sua scorta.

Al primo pride di Calabria chi c’era ha ascoltato le parole di chi è scappato molti anni fa da questa terra, oggi commosso a ricordare come in quegli anni fosse difficile essere “il ricchione” su quel corso, ha visto madri e padri chiedere per i loro figli lo stesso diritto alla felicità degli altri, si è mostrato chi aderisce fieramente ad una lotta non sua ma del prossimo suo, hanno marciato insieme e uniti tantissimi giovani che viaggiano il mondo ma vogliono decidere come mostrarsi e dove vivere in piena libertà. Quando un giorno la segregazione sessuale sarà finita, racconteranno quel 19 luglio in riva allo Stretto, quando decisero di non doversi nascondere mai più.

 

IL VIDEO: Il Calabria Gay Pride sfila a Reggio Calabria

alfredo sprovieri
alfredo sprovieri

Un po' di tv e molta carta stampata in una vita redazionale precedente. Ogni tot scribacchino per le grandi testate italiane. Più montano che mondano, per Mimesis edizioni ha scritto "Joca, il Che dimenticato".

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