• giovedì 2 Aprile 2020

DYNASTY | Se in Calabria il potere passa di padre in figlio

alfredo sprovieri
alfredo sprovieri
Ottobre27/ 2014

di S. Alfredo Sprovieri

italo falcomatà
Italo Falcomatà, fra i migliori sindaci che la Calabria ricordi, venne eletto quasi per caso.

Dalle Americhe allo Stretto di Messina il potere è una malattia ereditaria. Il Vasari sosteneva che Giovanni Santi fu un pittore non meno eccellente di suo figlio, il grande Raffaello Sanzio, eppure nessuno giustamente si ricorda di lui, perché nessuna impresa è più improba e meritevole di quella di seguire le orme del padre e superarle. Eppure nella politica calabrese è un esercizio piuttosto diffuso. Giuseppe Falcomatà, figlio di Italo, nuovo giovane sindaco di Reggio Calabria col 60% dei voti di poco più del 60% degli aventi diritto, aveva sconfitto Mimmo Battaglia nelle primarie, a sua volta figlio dell’ex sindaco che per la Dc governò durante i moti di Reggio. I due sono solo gli ultimi di una lista che in nessuna parte (democratica) del mondo, nemmeno negli Stati Uniti, è così affollata.

Dai Mancini ai Gentile, dai Principe agli Occhiuto: a Cosenza, capitale di questo borgismo neofeudale, è risaputo che il potere politico si tramanda con facilità da padre in figlio (o da fratello in fratello). Qui i voti li ereditano per diritto di nascita. Pietro Mancini dalle valli del fiume Savuto, primo deputato socialista ed eroe antifascista, ministro del governo nell’era Badoglio, passò il testimone al figlio a metà degli anni ‘50. Gloriosa la storia del vecchio leone Giacomo, ministro della Repubblica e segretario nazionale del Psi, al cui trono hanno tentato di succedere prima il figlio Pietro e poi il nipote Giacomo jr. Al primo, giornalista, riuscì una breve apparizione da sindaco di Cosenza, mentre il secondo ha una storia dei nostri tempi, entrando giovanissimo in Parlamento con la sinistra e ritrovatosi qualche anno dopo assessore regionale al Bilancio con Scopelliti, fallendo l’elezione a Palazzo dei Bruzi nonostante la promessa di riportare un Misasi in Comune per fare la combo dei figli-di.

Solo un caso esemplare; al di là del fiume Campagnano Cecchino prima e Sandro dopo misero in piedi un Principato (in larga parte illuminato) che è durato sessanta anni prima dell’avvocato Marcello Manna, sindaco di Rende eletto con l’amicizia del sindaco di Cosenza Mario Occhiuto, suo avversario nell’ultima tornata provinciale. Quello del presidente della Provincia è un caso molto particolare. Si è sempre occupato di architettura fino a quando suo fratello di cinque anni più giovane, Roberto Occhiuto, non diventa per tutti il “delfino” di Pierferdinando Casini. È allora che sui colli bruzi compare l’architetto dicono-apprezzato in Cina, sbaraglia gli avversari e riporta anche il fratello, trombato dall’Udc in Parlamento, nell’alveo di Forza Italia. Il potere di casa è salvo e riparte la faida con la famiglia Gentile, protagonista da un’era geologica con Tonino sottosegretario, Pino assessore regionale e Katia assessore comunale di una filiera di potere senza precedenti.

A Rossano Geppino Caputo dovette rinunciare al doppio incarico per legge e si vide nominare “a sua insaputa” il figlio Guglielmo assessore, a Catanzaro invece a sostegno di Mario Oliverio alle Regionali si è potuto votare Flora Sculco, figlia di Enzo, loieriano prima e scopellitiano poi. Il nipote di Zavattieri alla fine non venne candidato mentre persino Leo Battaglia, il nome che compare incivile su tutti i muri dalla Sila alle coste, presenta come credenziale su Facebook una vecchia foto della campagna elettorale di un congiunto, commentando: “è di oltre 50 anni fa, il presente continua…

Negli ultimi anni si è persino conosciuto i picchi della variante “talamo nuziale”, quando ovvero il marito fa un passo indietro mentre la moglie ne fa due in avanti, ma questa è un altra storia. La pratica è diffusissima in tutta la Regione, un sistema nepotistico i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti. Se sul New York Times Seth Stephens Davidowitz (QUI) si chiede con l’aiuto della scienza quanto sia pericolosa l’assuefazione al fatto che in America un figlio di un amministratore pubblico ha 1,4 milioni di possibilità in più di diventare amministratore pubblico, alle nostre latitudini non c’è stato un giornalista capace di preoccuparsi di una dinamica di potere che è stata capace di cristallizzare il tempo che passa e quindi in un certo senso l’arretratezza che avanza; probabilmente è figlio di un giornalista.

alfredo sprovieri
alfredo sprovieri

Un po' di tv e molta carta stampata in una vita redazionale precedente. Ogni tot scribacchino per le grandi testate italiane. Più montano che mondano, per Mimesis edizioni ha scritto "Joca, il Che dimenticato".

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