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LIBERTA’ DI STAMPA | Quanto è difficile qui essere Charlie Hebdo

mariarosaria petrasso
mariarosaria petrasso
Gennaio10/ 2015

L’annuale conta di Reporter Sans Frontieres non ha nulla d’ incoraggiante: solo nel 2014 sono stati assassinati sessantasei giornalisti in tutto il mondo, a cui si aggiungono undici assistenti e diciannove citizen journalist. Tra loro anche due italiani, Simone Camilli morto nella striscia di Gaza e Andrea Rocchelli ucciso in Ucraina.

La Siria si rivela il paese più pericoloso, se si tiene conto del numero dei morti, con quindici giornalisti che hanno perso la vita per raccontare il conflitto che sembra non voler ancora cessare. Seguono la Palestina, l’Ucraina, l’Iraq e la Libia.

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Il grafico del rapporto 2014 di Reporter Sans Frontieres (clicca per ingrandire)

Un triste conteggio, rimasto quasi invariato negli ultimi anni, ma che ha visto aumentare il numero dei sequestri e dei giornalisti imprigionati. Secondo il rapporto di Reporter Sans Frontieres 119 giornalisti sono stati vittime di rapimenti, 853 sono stati incarcerati – primato tenuto da Cina e Eritrea – di cui 178 non sono ancora stati rilasciati.

E la situazione in Italia? Secondo il report annuale di Freedom House, riferito al 2014, la stampa nel nostro Paese vive una condizione parzialmente libera. L’Italia infatti non ha una legge sulla libertà di informazione, oltre a non avere una legge che regoli il conflitto di interessi, molto utile quando il proprietario dei più importati mezzi di informazione è anche uno dei politici più influenti della scena nazionale. Persiste inoltre un’ingerenza politica nell’informazione di Stato che, di fatto, ne fa smarrire l’obiettività.

Meglio invece il web: l’interesse maggiore però, sempre secondo Freedom House, è volto ai siti in cui si gioca d’azzardo e con contenuto pedo-pornografico e, più in generale, quelli che violano il diritto d’autore.

Secondo Ossigeno per l’Informazione, i giornalisti minacciati in Italia nel 2014 sono stati 377 di cui 30 in Calabria. Seppure formalmente l’Italia è un Paese che professa la libertà di espressione, di fatto induce un’auto-censura negli operatori dell’informazione, causata dalla paura di essere vittima di minacce o peggio.  Difficile essere liberi quando ti chiudono il giornale, ti sputano, ti incendiano l’automobile e ti mandano proiettili a casa.

Loro e solo loro sì, che sono tutti Charlie.

 

mariarosaria petrasso
mariarosaria petrasso

Scrivana giramondo per passione, amo raccontare di luoghi e umanità. Credo che il miglior passo sia quello a sei zampe e infatti la mia compagna di avventure è una lupa di nome Nives. Con il giornalismo non ho mai guadagnato un granché, ma questa non è una buona ragione per smettere.

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