• venerdì 14 Agosto 2020

SYRIAN FOCUS | Greta e Vanessa, quello che Facebook non ci dice

alfredo sprovieri
alfredo sprovieri
Gennaio18/ 2015

di S. Alfredo Sprovieri

Se, per sempre più rara e profonda fortuna, nel fine settimana vi siete intrattenuti in attività che tendono a stonare con la bizzarra vita virtuale di questo bislacco Paese, vi siete persi l’ennesimo scontro di (in)civiltà all’amatriciana sulle due ragazze liberate in Siria, Greta Ramelli e Vanessa Marzullo. Le due fazioni ci hanno dato dentro più del solito: bentornate a casa VS dovevano lasciarle lì. In mezzo, come al solito, nessuno spazio per ipotesi terze, latinamente rifugi della ragionevolezza. Si è letto e sentito davvero la qualunque, soprattutto da politici che in qualsiasi altra parte dell’universo farebbero altro nella vita, ma tutto è sempre e comunque meglio dell’unificante #jesuisgretaevanessa con tanto di selfie davanti ai due feretri che ci sarebbe toccato con un altro epilogo. Su questo si spera di trovare tutti d’accordo.

Aleppo
Un combattente ribelle controlla i movimenti dei cecchini  lealisti nella città di Aleppo, dove lavoravano Greta e Vanessa (FOTO Molhem Barakat / Reuters)

Chi scrive da tempo ha un’idea, piuttosto netta, sull’intera vicenda, ma siccome i dati certi e univoci a cui tutti possiamo accedere sono davvero pochi, l’ennesima opinione avrebbe il valore di una qualsiasi delle idiozie sparate sui media, sociali e non, nei giorni scorsi. Per cui risparmiamocela. Chi è convinto di saperne di più degli altri invece, continua a trattare come coranica verità il probabile ma inverosimile pagamento di un riscatto di 12 milioni di euro da parte dei Servizi italiani ad Al Nusra. Un’organizzazione paramilitare che fa parte dei sempre più qaedisti ribelli al regime militare, s’intenda la seconda.

A tal proposito si nota, finalmente, una certa preoccupazione dell’italiano medio per la spesa di fondi pubblici in territori di guerra. Bene, perché su questo argomento invece, inchieste documentate e dati ufficiali ce ne sono a bizzeffe per ricordare ai media italiani e agli italiani medi che il nostro Paese, da almeno cinque governi di colore diverso, è il principale fornitore europeo di armi per il governo di Bashar Al Assad, il sovrano accusato dello sterminio di 170mila sudditi (LEGGI l’inchiesta di Wired). Per capirci, solo per i visori termici di precisione usati dai carri armati impiegati dall’esercito siriano nella cosiddetta “domenica del massacro” ad Hama nel 2011 – finita con oltre un centinaio di morti e centinaia di feriti fra civili come quelli che vediamo arrivare nei barconi – Finmeccanica si è beccata 229milioni di euro (fonte: Relazioni della Presidenza del Consiglio sulle esportazioni di armamenti italiani ministero degli esteri).

siria campo profughi
Il campo profughi siriani di Zaatari, nei pressi della città giordana di Mafraq (FOTO Mandel Ngan / Reuters)

Insomma, tranquilli, che per vedere perso un soldino occidentale sulla questione Medio Oriente c’è bisogno di almeno altre mille lobotomie mediatiche come quella di Greta e Vanessa, due giovani finite da molto tempo, con ogni evidenza, in un gioco molto più grande di loro. Un gioco al massacro che vede dittatori e neo califfi impegnati ad intricare irrimediabilmente la questione siriana ogni giorno che passa. Dopo anni girati dall’altra parte infatti, oggi la consapevole ignavia occidentale vede schierati in una guerra civile senza quartiere un garbuglio di mali assoluti decisi a contendersi la vita e la morte dell’avamposto di un paese di importanza geopolitica incalcolabile, che con più di 5 milioni di profughi non poteva che far arrivare prepotente l’orrore delle sue complessità nel cuore delle nostre capitali. È un dramma di portata storica, il più grande dramma planetario del dopoguerra, per citare la Nato, che si consuma ogni minuto da anni; la sensazione è che l’Italia si muova in questi territori sui passi della sua tradizione cerchiobbotista e che quello che ci sta portando via questa guerra, per sempre, è qualcosa di inestimabile e di ben diverso dai milioni di euro più guadagnati che spesi dal nostro governo per trattare armi o ostaggi con le fazioni in lotta. Sarebbe il caso di parlarne seriamente, di dire finalmente la verità, ma qualcosa ci dice che non interessi ad alcun giornale farlo, e tanto meno a nessun lettore.

Per cui restituiamo la linea a Facebook e Twitter, dove si può tornare ad accapigliarsi sul nulla.

Restiamo somari, ché umani non ci ricordiamo più come si fa.

alfredo sprovieri
alfredo sprovieri

Un po' di tv e molta carta stampata in una vita redazionale precedente. Ogni tot scribacchino per le grandi testate italiane. Più montano che mondano, per Mimesis edizioni ha scritto "Joca, il Che dimenticato".

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