• mercoledì 21 Ottobre 2020

SPECIALE IJF15 | Giornalisti panel e porchetta

Francesco Veltri
Francesco Veltri
Aprile21/ 2015

di Francesco Veltri

Ogni giorno nascono giornalisti inconsapevoli. Che forse non sanno quanta vita e salute perderanno lungo la strada. Oppure, semplicemente, credono che talento, fortuna e, chi può permettersela, raccomandazione, gli renderanno la vita più facile. A Perugia sembrano esserci proprio tutti. Vanno avanti e indietro, incuranti del caldo, del freddo e della pioggia che rende la città di Pinturicchio e dei Baci Perugina imprevedibile, bella e stupefacente. Spaesati, vanno avanti per le vie di una città che sembra però non accorgersi nemmeno per un attimo di loro. Ma i nostri se ne infischiano e, sfidando clima, sfiga, pendenze del 16%, file non sempre a lieto fine e instabilità emotiva e lavorativa, raggiungono i propri panel scelti scrupolosamente dopo un’attenta visione notturna del programma dell’evento che, a seconda dalla versione inglese o italiana, mettono in evidenza eventi completamente diversi. Scelto quello che fa per loro, i nostri, muniti di cuffie, di tablet e, chi non se ne vergogna, di carta e penna, seguono simpatiche lezioni di giornalismo nostalgico o futuristico, rivisitato e commentato da illustri esperti della materia che ascoltano e rispondono alle loro domande inutili, ripetitive, banali e persino intelligenti.

In ogni sala, qualunque sia l’argomento trattato, non mancano mai gli ambiziosi. Visto che di questi tempi si emerge solo attraverso i talent, sperano di essere notati per dare inizio alla loro inarrestabile scalata professionale. A fine convegno si avvicinano alla star di turno lasciandogli inutili parole e curriculum. Succede solo agli italiani. Non tutti per fortuna. O per sfortuna. Poi corrono verso il prossimo obiettivo, e che sia Peter Gomez, Marco Damilano, Beppe Severgnini o Augusto Minzolini, conta poco. Uno vale l’altro. L’importante è arrivarci e crederci sempre. Perché “chi vale – afferma il condirettore di Repubblica.it Giuseppe Smorto (un calabrese riuscito a imporsi lontano dalla sua terra) – alla fine ce la fa e viene notato e premiato. E non è importante che sia raccomandato oppure no“.

Si discute e si dibatte su tutto nelle splendide sale di Perugia, tanto sul nuovo che avanza e poco, quasi niente, sulla vecchia carta stampata che è destinata a morire nel giro di un altro paio di Festival. I vip della tv italiana scorrono luccicanti e sereni come un fiume in piena davanti all’Hotel Brufani, il quartier generale dell’evento che fu raduno della Marcia su Roma. Apparentemente fanno capire alla massa di fan che li ammira e li invidia, che odiano essere avvicinati, “selfizzati” e fissati, sapendo, però, in cuor loro di volerlo fortemente. E mentre vivono questa contraddizione interiore, si preparano ognuno alla propria lezione di vanità da dare in pasto alla indifesa vanità altrui.

Ma a regnare è soprattutto il contrasto, sempre opprimente e angosciante nella mente di chi vent’anni non li ha più, tra il futuro delle nuove tecnologie e dei social che stanno uccidendo o cambiando (ognuno la vede a modo suo) una professione, e il passato di una città medievale che non sa più cosa farsene della sua storia, del giornalismo e dei giornalisti di una volta. Un contrasto che spacca in due un settore. Passato e futuro, uno contro l’altro, uno nettamente con più armi a disposizione dell’altro. Si può fare una scommessa su chi la spunterà, ma al momento c’è solo una certezza: il presente non è occupato da nulla di concreto e professionalmente dignitoso, e quando questi nuovi mezzi di comunicazione, in continua e schizofrenica evoluzione, raggiungeranno la loro stabilizzazione, anche chi vuole fare il cronista troverà la sua pace e inizierà forse a comprendere davvero le notizie che dà. Quanto tempo ci vorrà è impossibile saperlo. Nell’attesa (se si vuole o ci si può permettere di attendere) si può solo provare a sopravvivere alla meno peggio. L’alternativa è lasciar perdere tutto, come certi esperti consigliano, e intraprendere una carriera diversa. Magari nel campo della vendita di panini con la porchetta, che a Perugia, nei giorni del Festival, ha permesso al proprietario di un piccolo gazebo posizionato a pochi passi dal centro, di diventare più ricco di quello che era. Grazie agli spicci dei giornalisti precari.

Francesco Veltri
Francesco Veltri

Guaribile romantico del giornalismo calabrese. Scrive per non dimenticare e si ostina a osservare l'inosservabile. Ha lavorato con alterne sfortune nelle redazioni della Provincia cosentina, di Cosenza Sport, di Cronaca della Calabria, di Calabria Ora e dell’Ora della Calabria. Per Diarkos ha scritto "Il Mediano di Mathausen"

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