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«DOLCENERA»| La Locride alluvionata e l’asilo al di là del fiume

alfredo sprovieri
alfredo sprovieri
Novembre16/ 2015

di S. Alfredo Sprovieri

Dove muore la statale della morte è un via via di persone. Alla spicciolata inizia quanto all’alba manca, ma l’ora di punta è per l’apertura del polo scolastico rimasto al di là del fiume.

«Abbiamo sognato a lungo un’isola pedonale, ora ce la godiamo».

Le piogge torrenziali hanno spazzato via tutto, ma non l’ironia. La fila di viandanti che ogni mattina attraversa i ponti della SS106 chiusa al traffico dopo la violenta precipitazione del weekend di Ognissanti dopo dieci giorni si è assottigliata al minimo, il ritorno alla normalità è vicino.

 

Siamo nella vallata dell’antica Kaulon, fondata dagli Achei. Qui le alluvioni sono particolari; due anni fa oltre tremila anni di storia si sono salvati per miracolo quando le violente mareggiate non inghiottirono per un pelo reperti archeologici inestimabili; stavolta la furia degli elementi si è scatenata sui presidi dello Stato, stritolando le sottili lingue d’asfalto e cicatrici di ferro che lo Stato ha lasciato a timida testimonianza del suo passaggio. Lungo la Statale Peppe ha poca voglia di raccontare le barzellette per cui è famigerato in paese raccoglie le pietre venute giù dalla montagna e le ripone nel cofano della sua utilitaria. Ha un fondo agricolo poco distante e se aspetta che chi di dovere lo faccia al posto suo le piantagioni rischiano di andare in malora. Il ponte sul torrente Allaro a Caulonia è un nodo di collegamento fondamentale per lo sperone dello Stivale. Non ce l’ha fatta a reggere, e dopo la demolizione della carreggiata franata è stato aperto al solo transito pedonale per circa dieci giorni, in attesa di un parziale ripristino della circolazione dei mezzi avvenuto nella mattina di venerdì 13Maria fa la maestra e lo ha percorso tutte le mattine insieme alle sue colleghe. Dall’altra parte c’è l’asilo, sgomberato per motivi di sicurezza. «Nei primi giorni abbiamo provato a fare la strada alternativa, ma c’è voluto poco a capire che era meglio farsela a piedi». Il percorso accidentato infatti è ambientazione del video virale di una macchina in fiamme. Apparteneva ad una donna che affrontandolo per raggiungere il Tribunale di Locri è finita in una voragine al centro della carreggiata. Così «l’isola pedonale» affacciata sul disastro è stata preferita dalle famiglie che devono raggiungere le scuole rimaste aperte. Le si vede passeggiare mano nella mano, a scambiarsi il buongiorno e ad affacciarsi sui detriti.

Fra loro il gruppo di insegnanti dell’asilo sgomberato, sono tutte donne. «Ogni mattina mettiamo negli scatoli il materiale che finirà nella nuova struttura che ci hanno assegnato», è poche centinaia di metri distante. «Siamo preoccupate, perché i bambini non sono pacchi. Una volta ripartite le lezioni bisognerà fargli superare il trauma, accoglierli in uno spazio sicuro anche e soprattutto per la loro mente». Alcuni li incontra intenti a giocare nei cortili delle abitazioni vicine, sgomberate per il cedimento parziale delle mura di cinta. La terra è gonfia e sembra voler esplodere, prima o poi verrà giù tutto e questo gli abitanti lo sanno. Le mamme cercano di recuperare la vita negli appartamenti precari, raccontano del terribile boato del fiume mentre con un occhio controllano la strada e con un altro il cielo, di nuovo minaccioso. «E’ proprio dai bambini che bisogna ripartire. Quando riapriremo proveremo a spiegarli che non è la natura da temere, ma la cattiva mano dell’uomo, gli racconteremo che le frane non sono altro che il modo in cui nascono le spiagge dove si va a giocare d’estate, che i fiumi si arrabbiano e si prendono le case perché non ci prendiamo cura di loro». La mattina corre e le ore si fanno più calde. Dopo le ultime verifiche intanto, il ponte è pronto a riaprire ai veicoli. Code di macchine e tir incolonnati si contendono l’unica carreggiata a senso alternato da un semaforo. Anche la ferrovia distrutta è stata ripristinata, stavolta con tempi giapponesi più che calabri. Lo Stato ha riaperto le sue vie di fuga, ma è una fuga da se stesso. Un’unica littorina a gasolio inizia a procedere sul mono binario, a velocità ancora più ridotta del solito. Anche l’asilo riaprirà a breve ma ospedali, tribunali e aeroporti restano ancora molto al di là del fiume.

alfredo sprovieri
alfredo sprovieri

Nel 2002 ha fondato "Mmasciata". Poi un po' di tv e molta carta stampata. Più montano che mondano, per Mimesis edizioni ha scritto il libro inchiesta: "Joca, il Che dimenticato".

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