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LA STORIA | La banda degli orfani e la rivincita di Capodanno

Matteo Dalena
Matteo Dalena
Dicembre28/ 2015

di Matteo Dalena

Cosenza è considerata da molti la città regina del concerto di Capodanno. Più che agli sfarzosi spettacoli di piazza di questi anni il titolo lo si dovrebbe però attribuire a una bellissima storia che arriva da un passato dimenticato.

La sfida era di quelle impossibili. Quell’ultima mattina del 1898 un maestro e 35 allievi, scapestrati e macilenti, arrivarono con trombe, tromboni, grancasse e filicorni a calcare la ribalta del “chiosco” dell’allora Novissima Villa comunale di Cosenza, oggi Villa Vecchia. Molti di loro erano stati salvati da morte sicura per fame, inedia o malattia, e trovarono nella storia della banda musicale dell’Orfanotrofio Vittorio Emanuele II una leggendaria occasione di riscatto. A guidarli c’era il maestro Giovanni Vavalli, un giovane convinto che se non col fisico almeno con le ali della musica, ognuno di quei bambini avrebbe potuto varcare i confini dell’istituzione totale, severa e austera, assaporando quella libertà che vivifica e salva.

Banda orfani 2

QUESTI RAGAZZI Se nella mente di chi era cresciuto nella miseria più nera – in bassi più simili a latrine e stalle che a case, esposto alle scudisciate della fame e ai famelici morsi d’insetti portatori di febbri letali – s’innestavano pensieri di bruttezza, “la musica – secondo Giovanni Vavalli – avrebbe avuto il compito di rialzare il morale dei ricoverati, elevandone la mente all’ideale del bello”. E così, senza stipendio né gratificazione alcuna se non il piacere di quei primi rudimenti che cominciano a essere interiorizzati, a partire dal settembre del 1896 e con enormi sacrifici per reperire sia gli strumenti musicali che le divise, il giovane insegnante chiese all’allora direttore dell’orfanotrofio, Raffaele Mileti, di poter organizzare il primo nucleo della banda musicale. Richiamando alla memoria una delle tante e campali battaglie del Risorgimento, la “sfida” di Vavalli gonfiava i petti del direttore e dell’intero consiglio di amministrazione dell’orfanotrofio, e incuriosiva gli eminenti filantropi che, per mezzo della Camera di Commercio e della Cassa di Risparmio di Calabria, arrivarono a stanziare 200 lire per l’acquisto di strumenti musicali e di quel panno blu filettato scarlatto per paramani e bavero da aggiungere alle normali divise dello stabilimento. A “questi ragazzi” andava data semplicemente una chance, un obiettivo concreto, una sfida da trasformare in possibilità concreta per la vita.

LA RIVINCITA DI CAPODANNO Tra una lezione di meccanica e l’altra di tipografia nei numerosi opifici di cui era dotato l’orfanotrofio, lassù sul colle Triglio, le lezioni di Giovanni Vavalli procedevano senza sosta. La città incuriosita attendeva la propria banda di musici, perfetti figli di nessuno. La Lotta e La Cronaca di Calabria, quotidiani di quel tempo, sembravano cogliere l’importanza della sfida in atto e ne seguivano con onestà e spirito critico i progressi in numerosi servizi, avanzando talvolta speranze o al contrario perplessità sulla riuscita. Forse sospinto da tutto questo entusiasmo, l’esordio dei piccoli artisti arriva però troppo presto, ed è però un mezzo fiasco. Il 26 giugno del 1898 “nel vasto giardino dell’Ospizio gremito da un pubblico numeroso ed intelligente, accorso, per invito del presidente Mileti, a dare un giudizio sulla banda”, qualcosa va storto. Se dalle proprie colonne La Lotta invita la banda di Vavalli a “uscire quando questa sarà seria e stabile, e quando i ragazzi saranno in grado di soddisfare il pubblico”, il giudizio espresso dal giornale diretto da Luigi Caputo è meno tranciante: “Noi non diamo un giudizio su questo primo esperimento, ma per la cronaca registriamo che molti e molti furono gli applausi per quei giovanetti, che già suonano dopo un solo anno di scuola pezzi difficili e scelti”.

Banda orfani

Insomma, non si può più sbagliare. Vavalli potrebbe fare un passo indietro ma crede a tal punto nei progressi dei suoi 35 “monelli” da pretendere la ribalta di Capodanno. Il buon Mileti lo asseconda: si può fare. Il programma è complesso ma snello, certamente modellato dal maestro sulle caratteristiche dei propri allievi: si apre con la Marcia Cinese di Weber e si va avanti con la sinfonia de I promessi sposi di Ponchielli, il valzer Armi e amori di Santoro, l’introduzione all’atto primo del Rigoletto di Verdi, culmina nella polka trionfale L’amore della danza di Tarditi.  Stavolta è un vero successo. Dalle prime ore del mattino i ragazzi di Vavalli percorrono disciplinatamente le principali vie della città dei Bruzi, raccogliendo applausi e monetine gettate dai fastosi palazzi agghindati con drappi e coperte a salutare l’arrivo del nuovo anno. A mezzogiorno in punto la Villa è gremita. Dal «Chiosco», dov’è schierata in alta uniforme, la banda dell’orfanotrofio è chiamata a gran voce a ripetere il programma strimpellato per tutta la mattinata per le vie della città. Al pari del pubblico, l’esigente cronista è stavolta ampiamente soddisfatto: «Il programma fu eseguito benissimo, che i giovanetti della banda suonarono con disinvoltura e scuola e che il pubblico non lesinò gli applausi». Il cachet dei giovani artisti è rappresentato, davvero altri tempi, dalla gratitudine della città e dal premio assicurato dal Prefetto: paste e liquori per tutti.

 

Per approfondire:

ASCS, Prefettura, Opere Pie, Orfanotrofio, Banda Musicale.

Cronaca di Calabria: 4 marzo, 26 giugno, 31 dicembre 1898, 6 gennaio 1899.

Orfanotrofio Maschile Vittorio Emanuele II Cosenza, 1855-1955. I cento anni dell’Orfanotrofio, Scuola tipografica dell’Orfanotrofio Maschile V. E. II, Cosenza 1955.

Matteo Dalena
Matteo Dalena

Storico con la passione per la poesia, imbrattacarte per spirito civile. Di resistenza.

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