• giovedì 4 Marzo 2021

INSIDE ISIS | Se la scuola del Califfato va al Diavolo

alfredo sprovieri
alfredo sprovieri
Febbraio04/ 2016

di S. Alfredo Sprovieri

Nel Califfato c’è un uomo misterioso, ha un nome strano e un passaporto tedesco in tasca. Al Baghdadi in persona l’ha messo a capo del cosiddetto Ministero della Pubblica Istruzione dell’autoproclamato Stato Islamico e tutti gli insegnanti che operano nei territori sotto la bandiera nera di Daesh in Siria e Iraq devono fare i conti con la sua parola e il suo volere.

Children line up at an ISIS training camp. AP photo.
Bambini in un campo d’addestramento del Califfato, scatto dell’Associated Press.

Giuro su Dio che non volevo questo lavoro, non mi piace lavorare in uffici. Sono venuto qui per combattere gli infedeli “.

Raccontano che a Mosul, in piedi nel cortile che unisce la serie di edifici pubblici destinati al ministero, abbia arringato la folla di dipendenti e impiegati con queste parole di fuoco. E’ diventato ben presto famoso e rispettato con il nome di Dhul – Qarnayn; letteralmente significa “colui che possiede due corna” e nel Corano indica un antico sovrano che ha combattuto le ingiustizie e protetto il suo popolo contro gli infedeli. Alcuni storici ritengono che questo è stato uno dei tanti nomi di Alessandro Magno, ma chi contesta la teoria considera Dhul-Qarnayn semplicemente il nome di un uomo saggio del passato che educava il suo popolo alla religione. A seguire un sacco di puttanate esoteriche, fatto sta che se la trovata del nome serviva a incuriosire e ad ammantare di mistero la sua figura, la missione può ritenersi compiuta. Nessuno sa il vero nome di questo ministro, ma tutti stanno imparando a conoscere le sue azioni e le sue decisioni in materia di educazione. Educazione alla guerra più che altro, visto che le poche cronache del suo insediamento raccontano di un discorso fatto di cifre del dipartimento dell’istruzione destinate a investimenti sulle armi. Il giornalista Giulio Battiston, spiega su Pagina99 come il Diwan al – Taalim, il ministero dell’Educazione, abbia cambiato radicalmente ogni aspetto possibile, fino ai nomi delle scuole, che oggi inneggiano anche ad al – Zarqawi il giordano fondatore di al Qaeda in Iraq.

Il tedesco dell’Isis lo conosceva bene, e in poco tempo è divenuta una temuta celebrità nel nuovo Stato Islamico. Questa fantomatica figura ministeriale fa la spola da un dipartimento all’altro, da una scuola all’altra, per annunciare indiscutibili rivoluzioni, ne sia un esempio l’università di Mosul, una delle più grandi e antiche istituzioni educative in Iraq, che sotto il regno del Duocorno si sta lentamente trasformando in una struttura per la formazione estremista. Legge, Scienze politiche e Scuole di belle arti sono state chiuse a favore di nuovi corsi di studi islamici e l’intero piano di studi è stato stravolto per far spazio a materie radicali sulla religione. Arte, musica, filosofia e studi sociali sono state annullate dai programmi scolastici e la geografia, la storia e le lezioni di letteratura, così come qualsiasi insegnamento del cristianesimo, sono stati messi fuori legge. Le espressioni “Repubblica dell’Iraq” o “Repubblica della Siria” sono state cancellate dai testi e l’uso di canzoni o poesie con connotazioni di patriottismo sono state vietate. Restano in piedi solo le materie di base come la matematica, l’arabo e l’inglese. Agli studenti è permesso anche studiare chimica e fisica ma solo perché queste erano le leggi usate da Dio. Nei libri di scienza, qualsiasi riferimento al darwinismo o all’evoluzione è stato eliminato e sostituito da frasi che indicano infatti Dio come creatore di tutto, anche dei programmi scolastici.

Gaza, i nuovi graffiti di Bansky denunciano la distruzione di Protective Edge
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Non è importante costruire scuole e università, è molto più importante per sconfiggere i nemici dell’Islam“.

Alle donne è stata conservata la possibilità di frequentare le università, ma non di farlo insieme agli uomini. Le femmine il lunedì, i maschi martedì. Non poteva mancare la divisa, che in questo prende spunto da quella indossata dai talebani afghani: lunga camicia e pantaloni larghi prodotti in vasta scala anche a dimensioni più piccole in modo da poter essere indossati anche alle medie, dove inizia la campagna di scouting per arruolare nuovi combattenti. Per le ragazze è ovviamente previsto il niqab – il velo tradizionale che copre quasi tutto il viso, lasciando solo gli occhi visibili – ma secondo il ministro anche a 10 anni le ragazze della scuola dovrebbero indossare l’hijab, il velo che copre la testa e il torace.

Questo curriculum di studi creerà soltanto una generazione di estremisti e assassini“, hanno anonimamente bisbigliato alcuni genitori al cronista di Niquash Khales Joumah, ma la possibilità di ribellarsi è pari allo zero.  L’ambiguità di Dhul-Qarnayn si incarna anche in un metodo spesso affabile, raccontano che è solito alle battute di spirito con il personale con il quale si rivolge nel suo morbido accento egiziano, trovando anche occasione di pregare con loro, dimostrando modestia e umiltà pronte ad essere messe da parte al minimo segno di disobbedienza.

Uno degli insegnanti a Mosul, Wajih, tornando a casa ne ha descritto la sua figura alla famiglia. “E’ un gigante con un grande barba folta, e non ha nemmeno 30 anni”.

La figlia più piccola stava disegnando mentre l’insegnante proseguiva il racconto della visita del ministro alla moglie; quando ha finito sul foglio è comparso un mostro con due corna e una spada.

Poi ha chiesto: “E’ lui il nuovo capo di papà?

alfredo sprovieri
alfredo sprovieri

Un po' di tv e molta carta stampata in una vita redazionale precedente. Ogni tot scribacchino per le grandi testate italiane. Più montano che mondano, per Mimesis edizioni ha scritto "Joca, il Che dimenticato".

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