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IL REPORTAGE | Scampia è mille colori

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Marco Mastrandrea
Febbraio09/ 2016

testo e foto di Marco Mastrandrea

Anche se mostrano sempre lo stesso, Scampìa è mille colori diversi. La festa del Carnevale sociale organizzata dall’associazione culturale “Gridas” è alla 34esima edizione, il Napoli capolista gioca alle 15 ma il baccano che si sente a Scampia fa presagire già dalle dieci del mattino che la partita di Higuain e compagni passerà in secondo piano. La testa è altrove. E’ rivolta a quel mondo schiacciato al punto da sembrare un cervello che guida il corteo. Una carovana multicolore che invade Scampia. Via Aldo Fabrizi, Gian Maria Volontè fino a viale della Resistenza. Circa quattro chilometri e mezzo di sorrisi.

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Alla stazione della metropolitana la scritta “Scampia” ha perso tutte le consonanti, lo striscione posto alla sua destra invece è ancora tutto intero e dice “No al Ddl Cirinnà”. Alla sede del Gridas alle 10 c’è Mirella, moglie di Felice Pignataro con cui realizzò nel 1983 il primo Carnevale sociale nel quartiere. Il titolo era “La vita contro la morte”, oggi, Felice non c’è più e la sua assenza pesa a tutta Napoli. Mirella, vestita di rosso, ha tante energie, troppe, in barba all’età. Lei è appena la metà della grancassa con cui accompagna le bande musicali, suona un po’ con tutti ma non si ferma mai e sorride sincera e disinvolta, felice.

 

A Scampia nel serpentone colorato ci sono tutti. C’è qualche inglese, qualche tedesco, qualche spagnolo. Rom e sinti, africani, magrebini e qualche burka.  Il mondo-cervello che guida il corteo si schiaccia e queste distinzioni, i confini e i conflitti si smarriscono nella “Pangea – la deriva degli incontinenti”. Questo il tema per la 34esima edizione. Il Carnevale sociale di Scampia ribalta il mondo. Il primo segno sono i colori del quartiere. La schiera di palazzi uguali per forma, dimensione e colori cede al pensiero variopinto. Da un mese scuole, volontari, associazioni culturali con ago e filo cuciono stoffe per i frac con la murga Baleno guidata da “Gennaro Presidente”. Un po’ tutti si esercitano a suonare rullanti, timpani, casse ma anche padelle e non mancano dei grandi mestoli da adoperare per il dong.

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Il secondo ribaltamento sono le finestre. Quelle aperte tutto l’anno, oggi sono chiuse. Al contrario, le finestre chiuse e intimorite, invece, si spalancano per una sana boccata d’aria. Le signore suonano nacchere, mezze lune e ballano dall’alto. I bambini lanciano i coriandoli, le madri le caramelle, i padri tirano i figli sulle spalle. Il Carnevale dal basso si affaccia alla finestra con dei trampoli e interagisce con la popolazione che ricambia.

 

“Gennaro il presidente” guida i ragazzi della murga. Le murghe sono allegre compagnie che vengono da Roma, Battipaglia, Genova, Vicenza e così via. C’è l’Arci Scampia, squadra di calcio del quartiere.

“Se penso che non avevamo neanche un pallone, una maglietta o un pallone, oggi abbiamo costruito una società con 40 volontari. Ne è valsa la pena spendere trent’anni della nostra vita per Scampia.” Ricorda Antonio Piccolo, presidente di Arci Scampia.

C’è il sindaco Luigi De Magistris che cerca di non occupare la scena, ma la voce si sparge con facilità e le urla “Giggino” superano i “sindaco” e dopo poco è di fatto circondato pacificamente. Ad un tratto, Via Mastroianni cede a Largo Battaglia e i simboli negativi prendono fuoco. Fuori dalla vampata restano i simboli e le maschere positive da portare al campo rom di Via Cupa Perillo, ad accogliere il corteo, una bambina vestita da sposa. Poi il concerto e i bambini, curiosi, provano a prendere un po’ tutto: cappelli, bacchette, uno addirittura il monociclo. I murgheri inseguono i bimbi con la speranza di recuperare qualche pezzo, ma, in fondo, poco importa. Alla fine il corteo raggiunge “O Mammut” in piazza Ciro Esposito, il ragazzo del quartiere morto in seguito agli scontri capitolini nel maggio del 2014, la scritta è inequivocabile: “Quando la felicità non la vedi, cercala dentro”, dietro c’è un passeggino, l’allegria cede all’inquietudine, sono lì, ancora lontane e già vicine: le Vele di Scampia.

Marco Mastrandrea

Volevo fare il giornalista, poi ho letto i giornali. Salernitano e Zemaniano convinto. Non porto ‘mmasciata a nisciun’!

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