• venerdì 14 Agosto 2020

ESCLUSIVA | Il diario di Enzo Furst, 12enne nel lager di Ferramonti

Matteo Dalena
Matteo Dalena
Gennaio25/ 2017

Heinz Furst, o più semplicemente Enzo, austriaco entrato in Italia da Lubiana, è uno dei tanti piccoli ebrei internati nel campo di Ferramonti di Tarsia (in provincia di Cosenza). Il campo è il più grande tra i numerosi luoghi di internamento aperti dal regime fascista tra il giugno e il settembre 1940 e fu liberato dagli inglesi nel settembre del 1943; un luogo storico importante, tanto che oggi, per l’annuale “Concerto per il Giorno della Memoria” a Santa Cecilia in Roma si rievocheranno le musiche composte dai musicisti internati in questo campo. Enzo è uno dei piccoli ebrei finiti fra queste mura: ha solo dodici anni e una grande passione per la scrittura che lo porta – come appunta – seguendo l’impulso del mio cervello a raccontare in poche pagine di diario la quotidianità del campo come le sue impressioni mi sono rimaste impresse e le quali non dimenticherò per tutta la vita. La testimonianza, finora inedita, è custodita dalla Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea nel fondo dell’ingegnere-benefattore Israel Kalk, «raccolta delle carte e dei materiali prodotti da Israel Kalk e dalla Mensa dei Bambini, associazione di assistenza ai piccoli profughi che lo stesso Kalk creò a Milano nel 1939 e che portò assistenza agli internati di Ferramonti», ha spiegato a Mmasciata.it la responsabile dell’archivio storico della Fondazione Cdec, Laura Brazzo.

apertura ferramonti

Nel mio lungo viaggio una domanda, accui non sapevo rispondere, non mi lasciava pace. Perché sono internato, perché sono internati già più di un migliaio di persone a Ferramonti? […] Devo dire che tutti coloro che sono qua internati hanno commesso la “grave colpa” di essere ebrei.

Non è certo un parco dei divertimenti quello in cui Enzo Furst mette piede nella prima volta insieme al padre Leo, alle 8.30 del 31 maggio 1941. Nonostante non siano previsti stermini sistematici, tra soprusi e pestaggi, scabbia, malaria e borsa nera, quella al di là del filo spinato di Ferramonti non è vita. Un ultimo sguardo alla foto di mamma Marta, nel frattempo internata a Vinchiaturo (Cambobasso), prima di metter piede in

“questo gruppo di baracche bianche, sorte per ospitare tra le loro pareti ebrei di tutti i paesi. Una terra solo prima palude che mai aveva udito una lingua non italiana ora una vera babele: jiddish, tedesco, polacco, cecoslovacco italiano e molte altre lingue […] Nessuno vivente in libertà, può immaginare nel vero senso della parola, ciò che significhi essere internato. Essere limitato in una certa area di terreno, chiuso da tutto il resto del mondo, da cui si riceve notizie solo per mezzo delle lettere e da pochi giornali […] Qua nel campo nelle baracche tutti sono uguali, tutti hanno qua solo una branda di legno e un sacco di paglia senza riguardi alla posizione sociale che occupavano in libertà. Indifferente se dottori, avvocati, maestri, sarti o calzolai, tutti uguali”.

Foto di bambini di Ferramonti di Tarsia (fondo Kalk – Cdec)

Nelle pagine del diario di Enzo Furst, tre luoghi – fontana, cucine e baracche – e azioni principali – lavarsi, mangiare, ritirarsi al coprifuoco – scandiscono al suono del fischietto per i diversi appelli, la giornata degli internati:

“La mattina la vita nel campo comincia alla fontana. La gente in fretta e furia si lava, sospinta da quelli che seguono e aspettano, per pure lavarsi o riempire le loro brocche, i loro catini od altro. Qui comincia per tutto il seguito della giornata le baruffe, che purtroppo fanno parte del programma giornaliero del campo. Per ragioni perfettamente inutili, non saprei, perché uno passa davanti all’altro o qualcosa di simile […] Verso le 10 coloro che si fanno da solo il mangiare cominciano ad affluire nello spazio dove c’è la vendita di frutta, verdura e di carne, quest’ultima due volte alla settimana. In tutti due posti c’è sempre una confusione grande e quelli che tra coloro aspettano hanno la maggior lingua, gomiti e facciatosta, come naturale sono i primi […] Le donne verso mezzogiorno si affannano intorno a stuffette mai viste, per preparare il pranzo aiutate dai loro mariti […] Alle 17 specialmente adesso il caldo è notevole che non si vede più una persona girarsi tra le baracche, che dico, neanche un cane […] Dopo la cena fino all’appello della sera che è alle 8.30 non succede nulla di notevole. Dopo di esso nessuno deve più circolare, che tra l’altro è molto spiacevole poichè appena verso quell’ora la temperatura diventa sopportabile”.

giochi di bambini tarsia
Giochi di bambini a Ferramonti di Tarsia (fondo Kalk – Cdec)

A Ferramonti i bambini profughi provenienti da mezza Europa vanno a scuola, frequentano i due templi e la biblioteca, luoghi puntualmente descritti da Enzo Furst. Contrariamente a quanto pensano gli internati appena giunti nel campo, nessuno di questi luoghi è opera della direzione.

“Devo qua aggiungere che la scuola che io frequentai con molti altri ragazzi, pochi giorni dopo che ero qua, è stata istituita dagli internati stessi con i loro scarsi mezzi contro mia aspettativa, poiché credevo fosse stata fondata dalla direzione del campo […] Gli addetti alla biblioteca come pure i maestri della scuola offrono i loro servizi per tutti e per una comune causa senza ricompensa alcuna”.

Dagli austeri ambienti di quell’abbozzo di istituzione scolastica provengono 33 “disegni in internamento” realizzati a matita colorata, carboncino o acquerello, raffiguranti motivi fiabeschi o leggendari, scenari campestri, ambienti urbani, ritratti di animali, scene di giochi e di sport, mappe geografiche, locomotori, aeroplani, scene belliche e ornamenti. Nel campo d’internamento di Ferramonti di Tarsia entrano anche alcuni personaggi di Walt Disney, la cui “industria della fantasia” dopo i successi di Topolino, Paperino e Biancaneve – è ferma al palo della guerra e dell’orrore.

La galleria dei loro disegni: 

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per approfondire:

Fondazione Centro di documentazione ebraica contemporanea

Fondo Israel Kalk

  • Disegni in internamento: busta 7, fascicolo 109
  • Impressioni di Enzo Furst: busta 7, fascicolo 104

Database Ebrei stranieri internati in Italia durante il periodo bellico

Matteo Dalena
Matteo Dalena

Storico con la passione per la poesia, imbrattacarte per spirito civile. Di resistenza.

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