
Questa finestra apparentemente ritrae un’immagine lieta. Eppure Nives si sta affacciando su una terra che negli ultimi anni è stata tutt’altro che felice. E’ una foto scattata a Camporotondo di Cappadocia in provincia de L’Aquila. Nel 2009 il terremoto dell’Abruzzo è andato a ingrossare con trecentonove persone le fila delle vittime dell’incuria italiana. Con una costanza che ha dell’agghiacciante, quasi a nulla sono serviti i terremoti del passato nemmeno troppo remoto, in termini di prevenzione e piani di emergenza (si pensi a quello dell’Umbria e delle Marche o a quello dell’Irpinia, se non si vuole andare troppo indietro, senza contare quelli meno disastrosi come quello dell’Emilia o della vicina Mormanno).
Insomma, l’abbiamo scampata anche questa volta. Ma cosa sarebbe successo se invece di fare a gara al tweet più originale o il post su Facebook più esilarante, ci fossimo trovati sfollati sotto il gelo che in queste ore ci sta facendo pregustare sorbetti con miele di fichi e battaglie di palle di neve? La situazione non è di certo incoraggiante, come abbiamo detto QUI, con solo il 54% dei comuni calabresi dotati del piano di emergenza comunale e la quasi totalità dei cittadini che ignorano come comportarsi in caso di terremoto, ma le similitudini tra questo panorama abruzzese e la Calabria non finiscono a questo. La neve e la vocazione turistica di Camporotondo infatti non sono poi così diverse da quelle silane. Questa località era infatti molto frequentata dagli sciatori e ha lentamente assistito a un declino e uno spopolamento che non riescono a fermarsi. I cartelli “vendesi” attaccati alle finestre sbarrate sono uguali a quelli che tappezzano le imposte delle case della Sila. Gli impianti sciistici obsoleti o dismessi ricordano tanto quelli di Lorica che, per il secondo anno consecutivo e chissà per quanti altri ancora, sono rimasti chiusi.
Anche i cani da slitta sono un punto di contatto tra le montagne abruzzesi e l’altopiano silano: in entrambi i luoghi si tengono manifestazioni che li vedono protagonisti, ma tutto è circoscritto a pochi giorni all’anno. Altrove lo sleddog e lo skijoring sono le nuove frontiere dello sport invernale, qui invece la slitta del turismo è ancora ferma, nonostante siano luoghi votati soprattutto allo sci di fondo e quindi perfetti per discipline sportive praticate con i cani nordici. Bilancio dunque non molto incoraggiante. La speranza è che finalmente qualcuno si accorga che i disastri, così come la cura per i luoghi di interesse turistico, non debbano essere trattati sempre con piani emergenziali, ma che si lavori prima che tutto vada perduto.
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