• sabato 16 Gennaio 2021

PL@TONE D’ESECUZIONE | Dio non gioca a dadi … E non pronuncia motti di spirito

santino cundari
santino cundari
Gennaio08/ 2015

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Mai come in queste ore il titolo della nostra rubrica ci aveva così angosciato. La vicenda del massacro a Charlie Hebdo è un evento sconcertante ed è eccezionale per lo scontro diretto e violento tra due culture. «Non facciamone degli eroi», afferma Saverio Raimondo su minimaetmoralia.it, e probabilmente ha ragione: la satira è coraggiosa e consapevole, è un’attitudine ma non è eroica.

«La prossima settimana Charlie Hebdo sarà in edicola». Sono le parole di Patrick Pelloux, collaboratore del settimanale satirico attaccato ieri a Parigi, riprese su Twitter da la Repubblica.

Semplici parole ma decise, forse ci si aspettava qualcosa in più. Come mettere tra parentesi il dolore, o riporre un trauma nel medesimo cassetto dei fogli e delle matite? In queste ore le penne di tutto il mondo si sono mosse per condannare la vendetta di questi pochi fanatici. #jesuischarlie è il trend più inflazionato. Non c’è editorialista che non sostenga di non voler fare retorica, e poi … Si dia inizio alle analisi! Come se fossero danze! Scatenato l’inferno dei punti di vista “dalla retorica non si esce, neanche a parole”, e questa non è che una delle tante misere pagine sulla vicenda.

Pare che la libertà d’espressione diventi un argomento ancor più serio quando ci si scontra con la morte, perché – strano a dirsi – il più delle volte sopravvive. Entra qui in gioco una dovuta, piccola piccola, riflessione sull’immortalità. Sosteneva R.W. Emerson «che non appena uno scrittore si avvicina a questo tema, inizia subito a citare – e, continuava affermando – Odio le citazioni. Dimmi ciò che sai tu». Sì, forse è paradossale citare una frase che odia le citazioni.

E allora chiediamocelo pure: dunque, cosa sappiamo dell’immortalità? Sappiamo che la retorica della vendetta non muore mai e che è un qualcosa che premiamo di continuo, ogni giorno. La ritroviamo in quel brivido di giustizia che ci dona la storia di un supereroe qualsiasi, al cinema o in un fumetto. Diegesi pressoché identica per tutti i protagonisti per cui facciamo il tifo, con qualche vissuto psichico che muta e una giusta causa ben confezionata. Probabilmente ciò che sta accadendo adesso, da qualche parte, sulle altre sponde del Mediterraneo. C’è sempre un Conte di Montecristo con desiderio di rivalsa dietro ogni piega del sociale. Non c’è fanatismo che non si nutra del suo (fanatismo) opposto. E anche il cretino è sempre dietro l’angolo. Qualcuno l’ha già detto “fuori tutti gli islamici dalle balle”? Ecco, appunto. Di certo prenderà più voti.

Ma qualcuno dovrebbe anche dirgli che non c’è Dio che mostri un qualche senso dello humor, che la frase del Corano «Egli, Dio, è uno, Dio, l’Eterno. Non generò né fu generato e nessuno Gli è pari» non continua con un “ahahahaha scherzavo!” e che l’ignoranza e l’offesa possono portare alla violenza, tramutarsi in un plotone d’esecuzione. Senza quella @ che faccia la differenza, purtroppo.

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santino cundari
santino cundari

Precario prestato al giornalismo, appassionato di filosofia della scienza, «convertito al narcisismo e alla fisica dei quanti» (W. Allen). Viene dall'esperienza fatta al quotidiano L'Ora della Calabria e sogna di diventare redattore di bolle papali al Vaticano.

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