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SPOILER | House of Calabria, i ghiri del potere

mmasciata
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Gennaio30/ 2015

Fotomontaggio dalla copertina di "House of Cards" la serie TV culto che racconta gli intrighi di potere alla Casa Bianca

di Pablo Petrasso

La politica è anestetizzata dalla scelta del prossimo presidente della Repubblica. Intanto la Calabria ha una giunta azzoppata e già chiacchierata ancor prima di firmare un atto significativo. Il no di Maria Carmela Lanzetta all’ingresso nella squadra di governo ha scosso il quadro, lasciando molti dubbi su cosa sia accaduto nello scorso fine settimana.

SCENARIO 1: QUALCUNO CI AIUTI Partiamo dal minimo sindacale: fidiamoci di tutti gli attori sul palcoscenico. Diamo per buono che nessuno stia giocando a poker con il futuro dei calabresi. Dunque: Mario Oliverio fa quelle scelte perché davvero gli sembrano le migliori. Mette Tonino Scalzo sulla poltrona più alta del consiglio regionale anche se è imputato a Catanzaro – un processo sulle nomine all’Arpacal – perché è il presidente che vuole per l’Astronave (e non perché bisogna pur dare spazio ai renziani scegliendo un interlocutore che non sia troppo “tosto”). Poi sceglie tre assessori indagati su quattro – Enzo Ciconte, Carlo Guccione e Nino De Gaetano sono inquisiti dalla Procura di Reggio Calabria nell’affaire dei rimborsi illegittimi ai consiglieri regionali – perché li considera i più bravi. Non lo fa, insomma, per tenersi buono Ciconte (che voleva fare il presidente del consiglio regionale) oppure perché “costretto” dai 14mila voti di Guccione o, ancora, per mantenere la promessa fatta a De Gaetano in campagna elettorale (quando si decise di non candidarlo perché il suo nome appariva in un’informativa dell’antimafia, anche se non era – e non è – indagato). Infine, chiede a Matteo Renzi di far rientrare la Lanzetta in Calabria perché ha bisogno di lei (e non perché il premier non la vuole più nel suo governo). Insomma, Oliverio pensa davvero che il rinnovamento passi per Ciconte (uno che ha cambiato idea quattro o cinque volte nel recente passato e ha “rischiato” pure di candidarsi a sindaco di Catanzaro in testa a uno schieramento ispirato all’Udc) e De Gaetano (già assessore, tra il 2005 e il 2007, della giunta Loiero). E si potrebbe chiacchierare anche del fatto che Guccione è stato assunto come dipendente del consiglio regionale con il famigerato concorsone. Fosse andata davvero così, fosse tutto così lineare, bisognerebbe davvero sperare che qualcuno ci aiuti. Possibilmente uno (molto) bravo.

SCENARIO 2: HOUSE OF CARDS, PRIMA STAGIONE Oliverio ha già subìto una pressione da Roma. Si tratta dell’indicazione di Pino Gentile come vicepresidente del consiglio regionale. Ha detto sì, ma senza fare salti di gioia. Non fa in tempo a metabolizzare il primo boccone che già gli si presenta il secondo. La parabola di Maria Carmela Lanzetta a Palazzo Chigi è finita e Renzi&Co. hanno un problema, perché un ministro non si può mandare via semplicemente licenziandolo. Deve dimettersi. Le trovano una collocazione in Calabria e la “impongono” al governatore. Che incassa e, poi, rilancia da pokerista, scegliendo di nominare De Gaetano. Sa che a Roma l’idea non piacerà ma – pensa –, una volta che avrò accolto il ministro agli Affari regionali, il governo dovrà darmi copertura. Tutto sembra procedere per il meglio: Lanzetta, sulle prime, accetta di buon grado la presenza del collega. Lascia pure una traccia scritta. Parla, infatti, con il Quotidiano del Sud del suo impegno prossimo venturo per i calabresi. Sembra entusiasta e non fa alcun riferimento al caso dell’ex rifondarolo reggino. A mezzanotte, però, ritratta e mette in crisi anche il giornale che la “ospita”. Alla redazione non resta che aggiungere dieci righe in testa all’articolo per spiegare che il quadro è cambiato e Lanzetta non entrerà in giunta: l’intervista resta com’era e fa emergere il repentino ripensamento dell’ex sindaco di Monasterace. Serve anche a fissare un quadro temporale per quello che è successo: fino al pomeriggio di martedì, l’ex ministro non ha dubbi. In serata (tra le 22 e le 23) opta per il gran rifiuto. Questi i fatti. Qualcosa, a Roma, ha mutato il contesto. Lo prova (anche) l’informazione fatta filtrare da Palazzo Chigi, in cui si dice che il sottosegretario Graziano Delrio abbia espresso forti dubbi sulla nomina di De Gaetano. Cosa succede? Lanzetta resta fuori (dal governo e della giunta regionale), mentre Oliverio tira dritto su De Gaetano, con l’appoggio – sotto traccia – di Matteo Renzi, il cui rapporto con Delrio si è un po’ incrinato negli ultimi tempi. Scelte e colpi di scena sono degni di House of Cards, la serie tv che racconta la Casa Bianca e i suoi personaggi dall’interno. Qualcuno deve averla scambiata per un manuale. Oppure la politica è diventata a pieno titolo una fiction.

SCENARIO 3: HOUSE OF CARDS SECONDA SERIE  Vediamo, allora, come si sarebbe comportato Frank Underwood (il personaggio cardine di House of Cards, interpretato da Kevin Spacey). Mettiamo che volesse mettere su una giunta a modo suo, senza farsi imporre nessuno. Riceve delle pressioni da Roma per inserire il ministro Lanzetta, che lui non vuole affatto nel suo esecutivo. Fa mente locale e tira fuori un nome che i livello romani avverserebbero di sicuro: è Nino De Gaetano. Che, pur non essendo indagato, è finito in quella maledetta informativa nella quale si dice che un clan fa di tutto per sostenerlo. Secondo la Procura e il Tribunale non c’è alcuna prova contro di lui. Ma molte carriere politiche sono finite per molto meno. Quando Underwood nomina De Gaetano sa bene che la cosa non passerà in cavalleria. Il meglio che può succedere è che l’ex ministro – che lui non vuole – faccia un passo indietro, dietro suggerimento di un pezzo del suo partito. Cosa che accade puntualmente. A questo punto resta De Gaetano: Frank non ha che da difenderlo a spada tratta per guadagnarne la fiducia, che non è così scontata. Questo nel caso in cui nessuno, da Roma, esiga il suo allontanamento dalla giunta. Se, invece, il premier o chi per lui dovesse chiedere a Oliverio di sostituirlo, a quel punto, per amor di patria, il neoassessore si farebbe da parte e il governatore avrebbe davvero le mani libere. Fantapolitica? Può darsi (anzi, ce lo auguriamo). Già che ci siamo spingiamoci un passo più in là: e se Mario e Matteo avessero pianificato tutto insieme, in ogni dettaglio? La terza serie di House of Cards (quella vera) è già in cantiere.

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Il collettivo Mmasciata è un movimento di cultura giovanile nato nel 2002 in #Calabria. Si occupa di mediattivismo: LA NOSTRA VITA E' LA NOTIZIA PIU' IMPORTANTE.

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