• venerdì 10 Luglio 2020

RITRATTI | Giovanni Lindo è ancora con voi

Francesco Cangemi
Francesco Cangemi
Settembre21/ 2016

Mente, non mente e chi lo sa e forse poco importa. Non è pigro di testa, non lo è stato mai. Forse oggi è più ben vestito che anni addietro. Giovanni Lindo Ferretti inizia il check sound della sua tappa calabra del tour “A cuor contento” portando con sé una specie di tavoletta avvolta da un panno. Al suo fianco, nel check come nel concerto, ci sono i musicisti Ezio Bonicelli e Luca A. Rossi. Da quella tavoletta non toglie fuori un temibile iPad ma dei fogli di carta con testi e salmodie. Cambia il tempo, cambiano le sue opinioni ma continua a mantenersi distante dalla tecnologia se eccessiva. La data del concerto è suggestiva: 11 settembre. Quindici anni prima, dopo l’attacco alle Torri Gemelli e dopo le sue dichiarazioni su Occidente, Oriente, Cristianesimo e mondo musulmano, tanti dei suoi fan lo hanno additato come un traditore.

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Giovanni Lindo Ferretti a La Sila Suona Bee ’16 (FOTO Domenico Orfeo Zauber)

Archimedia lo voleva portare in cima alla Sila, sul Monte Curcio dove già suonò Capossela, ma «qui comanda l’acqua, qui comanda il vento», si rassegna Ferretti e si canta in una palestra di Camigliatello. Come fossero gli anni Ottanta perché, in trittico con Bonicelli e Rossi, in fondo sembra di assistere ad un concerto dei Cccp senza Annarella e Fatur ma suonato molto, molto meglio di chi partecipava a quei mistici spettacoli. Fuori c’è il temporale, dentro un po’ di diffidenza, anche fra i fan più fedeli alla linea. La linea c’è. Eccome se c’è. La si vede chiara quando Giovanni Lindo intona Tomorrow, Mi ami?, o Tu menti. Il tour di A cuor contento racconta anche i Csi. Brani come Cupe vampe, Del mondo o Occidente fanno smettere a quel fesso in prima fila di alzare il terzo dito verso il cantante. Ferretti conquista e riconquista gli scettici convincendoli che il vero punk è ancora lui che continua a far parlare di sé da 30 anni. Si rinnova nella sua tradizione e il pubblico, racconta lui a fine concerto, «non lo ingannerebbe mai con qualche furbata» perché «io dico sempre e solo quello che penso anche quando salgo sul palco». Fra And the radio plays e Battagliero c’è spazio per la rivisitazione di Radio Kabul che diventa, oggi che la guerra è diversa da quella della fine degli anni Ottanta, Radio Mosul dove le grida e il sangue però si assomigliano sempre. La terra, la guerra sono sempre una pubblica questione privata che Giovanni Lindo Ferretti continua a portare dentro il suo animo e fuori dalla sua voce. E grida, grida e non vuole finire nemmeno quando insieme a lui il pubblico intona che «La terra è pesante, pesante da portare» o quando dalle vette della piovosa Sila, Emilia paranoica riecheggia come una canzone di casa. S’è fatto pensiero del Consorzio suonatori indipendenti, protagonista del cambiamento dei Per grazia ricevuto, s’è preso le critiche per i suoi progetti da solista ma con A cuor contento, Giovanni Lindo Ferretti permette di capire che l’anima che resta dentro di lui è quella che andava da «Carpi al Tuwat». Applausi e zero critiche. Sorridete, Cccp è (ancora), con voi.

Francesco Cangemi
Francesco Cangemi

Giornalista pubblicista che ama definirsi cantore della modernità e signor Wolf in salsa bruzia. Prima che nelle redazioni ha bazzicato per qualche anno nel teatro come attore e con qualche esperimento alla regia ma poi, per fortuna, ha smesso. Ha scritto diversi racconti ma molti sono ancora nella sua testa e ha collaborato a smisurate cose. Ah sì... ogni tanto parla in terza persona...

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