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E la munnizza ci oscurò il sole

admin
Gennaio14/ 2013

rifiuti sole disegnato

di Laura Lombardo

Parto da questo: Pechino, il sole è oscurato dallo smog. Le centraline hanno registrato nell’aria un livello di polveri sottili mai rilevato sino ad oggi. Le autorità hanno invitato i cittadini a restare in casa perché la polvere grigia che avvolge la città è dannosa per la salute umana, guardate le immagini (qui) e rendetevi conto che ciò che sembra uscito da un film di fantascienza è l’oggi che stiamo vivendo.

Le immagini mostrano pochi individui tristi che vagano come fantasmi senza meta per le strade di una megalopoli che ha perso il controllo del suo sviluppo e ha reso la popolazione schiava di mascherine antismog. La domanda è: avevamo davvero bisogno di tutto questo?

Passando idealmente dalla metropoli cinese ad una città di medie dimensioni nel sud dell’Italia, m’accorgo che – in scala ridotta – tutto si riproduce. La città gronda di “munnizza” e incuria appena si gira l’angolo dei salotti buoni del centro e delle luminarie, a cui è affidato il compito di impacchettare l’interesse dei cittadini verso un costante scintillio festaiolo che rappresenti la quotidianità come illusoriamente perfetta.

Il problema dell’attenzione, o meglio della mancata attenzione, alle politiche per uno

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sviluppo sostenibile, i giochi di potere – politico ed economico – alla base degli appalti per la gestione delle discariche, per la scelta dei soggetti che gestiscano la raccolta dei rifiuti, per l’individuazione dei meccanismi che si occupino dell’intero ciclo dei rifiuti – dalla produzione allo smaltimento – sono questioni imprescindibili per qualunque riflessione si voglia intraprendere sulla salvaguardia ambientale e sulla riduzione dei rifiuti.

Tuttavia, a mio parere, ne esiste un’altra, forse di maggiore importanza, che ha a che fare col punto di vista dei singoli, con la loro capacità di interrogarsi e di scegliere consapevolmente in che direzione dirigere la propria esistenza. La maniera in cui l’individuo si rapporta con l’ambiente circostante porta in primo piano la dimensione cultuale dell’azione, cioè il senso ed i significati che si attribuiscono alle relazioni ed agli oggetti. Ciò significa uscire dalla logica della passiva accettazione che quanto accade non possa essere modificato dalle scelte individuali, dall’agire dei singoli.

Assistere, ad esempio, al degrado cittadino, vivere a pochi passi da cumuli di immondizia, vedere che questi paradossalmente diventano rifugio di persone in condizioni di disagio, non significa dover necessariamente accettare che tutto ciò avvenga. È fondamentale passare dalla percezione di se stessi come meri spettatori di quanto ci accade intorno all’affermazione – ciascuno secondo la propria diversità – del comune sentimento di appartenenza ad un sistema alla cui costruzione si intende prendere parte. Vivere lo spazio ed il tempo a nostra disposizione è un concetto irrimediabilmente legato alla

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coscienza di essere parte di questo pianeta, alla responsabilità di abitare questa terra. Più che in ogni altra società del passato, la nostra riesce ad intervenire sull’ambiente naturale perché possiede competenze tecnico-scientifiche, basate sulla capacità di gestire informazioni complesse, mai avute prima. Più che in ogni altro epoca passata, oggi si ha la possibilità di intervenire sulla natura, di plasmarla – deformandola – al volere umano, mettendo a rischio la stessa condizione umana.

E allora, il riconoscimento dell’esistenza di un interesse comune da cui dipende la stessa sopravvivenza del genere umano deve necessariamente partire dall’idea della “scelta”: scegliere di agire in maniera responsabile e partecipativa, decidere di essere attori della propria esistenza, essere informati su quanto avviene intorno a noi e pretendere chiarezza di intenti da chi ha il potere, diventa fondamentale per chiunque non si accontenti di rimanere naso in aria a guardare le nuvole, perché quelle stesse nuvole – complice il nostro silenzio – potrebbero diventare un agglomerato di polveri velenose.

In questo senso, pure in assenza di adeguate politiche per la salvaguardia ambientale, ciascuno di noi può intervenire sul suo ambiente, modificando ad esempio il suo rapporto con quanto diviene “rifiuto”. Privilegiare il riutilizzo di alcuni materiali (vetro, plastica, tessuti …), scegliere di acquistare prodotti che non siano avvolti in chilometri di inutile pakaging, provare a riparare gli elettrodomestici che sembrano andati irrimediabilmente in tilt, prima di abbandonarli di fianco alla spazzatura per correre a comprarne di nuovi, decidere di spostarsi a piedi o utilizzando i mezzi pubblici, ognuno di questi piccoli passi va nella direzione di un rapporto più consapevole col proprio ambiente, e può fare la differenza fra l’andare a spasso con una mascherina antismog stampata in faccia e l’essere liberi di respirare a pieni polmoni.

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