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L’amore negato ai venditori di rose

admin
Febbraio14/ 2013

venditore di rose

di S. Alfredo Sprovieri

San Valentino finirà per essere la festa preferita nel Bangladesh. In molti arrivano da questo esotico paese – come dallo Sri Lanka o dall’India – per vendere rose nelle città italiane. Visto che stasera saranno il terzo incomodo di molte cenette romantiche, è cosa utile conoscere le storie che stanno dietro quei volti insistenti e sorridenti.

Volti, perché nomi spesso non ne hanno più. Arrivano da piccoli con la famiglia, ricattati e traditi da chi gli ha promesso un nuova vita fatta di opportunità e la prima cosa che gli tocca è il cambiare identità, risvegliarsi con un nome da fantasma. Rashmin è famoso, la sera lo sfottono cantandogli spesso la canzone del metrò, poi gli offrono una birra. “Mi danno sessanta rose ogni cinque giorni, le devo vendere tutte e portare indietro almeno cinquanta euro, se non lo faccio non entro a casa”. Storie di estreme quanto ordinario sfruttamento, che spesso rigettiamo nervosamente, facendo solo finta di non vedere.

La loro storia collettiva e individuale non assomiglia a quella del romanzo di Jean Hanff Korelitz, ma una profonda carica di umanità sconfitta li accosta. Il fiore dei loro gentili anni è stato reciso e dato in pasto alla società dei consumi. Oggi sono organizzati diversamente dal solito, l’esercito di venditori è pronto fin dalla primissima serata a camminare lungo i viali e a dividersi i locali più “in” dell’area urbana con un mazzo di rose in più da vendere agli innamorati spappolati nelle diabetiche feste organizzate per l’annuale evento. Oggi per la festa li si tollera anche quando ancora l’oscurità non ha lastricato le strade del centro.

Non conoscono l’odierna importanza simbolica del fiore che porgono ogni sera, ne testimoniano invece il valore universale e ne portano con loro solo le spine. Non sanno che la festa di oggi deriva proprio dal fatto che si dice che un martire cattolico – le cui spoglie sono conservate nel convento di Belvedere Marittimo dove oggi 90 coppie hanno rinnovato il loro voto d’amore – proprio con una rosa sanò un irreparabile contrasto fra due innamorati. Sanno solo che dovranno venderne di più per continuare a pagarsi l’alloggio e saldare l’oneroso prestito che le loro famiglie hanno contratto con gli stupratori di sogni che gli stanno accanto minacciosi ad ogni telefonata che riescono a fare ai genitori. Guai a parlare della loro vera condizione, e infatti ne parlano pochissimo anche con noi, spesso facendo finta di non conoscere la lingua, la odiano, come sono arrivati persino ad odiare il profumo delle rose.

Nel maggio del 2012 in un posto della costiere barese un uomo di 30 anni non resse più a queste condizioni di vita e venne trovato impiccato nel suo appartamento, con i fiori disseminati per la stanza. A Palermo invece, nel 2005 un giovane venditore di rose, appena 13enne, fu convinto da un gruppo di assistenti sociali a denunciare i suoi zii che lo costringevano a vendere rose 7 giorni su 7 in cambio di vitto e alloggio. Il processo andò avanti fino all’appello quando i giudici pur decidendo l’assoluzione dei due per l’accusa di riduzione in schiavitù, condannarono uno dei due a sei mesi di reclusione per falso. Secondo i magistrati, i due avevano organizzato l’arrivo in Italia del bambino facendolo passare per il figlio della coppia, una pratica disumana molto diffusa che ci dice di una storia di sfruttamento ancora più grande che perdura da anni e che è aggravata dalle leggi sull’immigrazione.

C’è ovviamente chi guadagna del lavoro di questi piccoli plotoni di venditori di strada, spesso pagando un pizzo perché girino indisturbati, per ottenerne un reddito da reinvestire nel proprio paese di origine. Una bestialità, testimoniata in pagine di inchieste come in aneddoti di strada, che ancora fatica ad emergere in tutta la sua vergogna.

Un racket come un altro che ingrassa le economie criminali delle nostre rivoltanti città.

Dove acquistano le rose, dove vivono e in quali condizioni, cosa ne sanno le autorità e gli assistenti sociali? Invisibili non sono, più che mai nel giorno di San Valentino.

Stasera davanti alla loro offerta pensiamo anche all’amore che la vita gli ha negato.

admin

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