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DIMENTICATI – Una degna sepoltura per Gheorghe

admin
Dicembre03/ 2013

di Matteo Dalena

I resti mortali di Gheorghe Crudu, senzatetto trovato morto due settimane fa nella nauseabonda baracca delle cupole geodetiche, riposano ancora nella cella frigorifera del cimitero di Mussano. Padre Fedele Bisceglia, appena tornato dalla sua nuova avventura africana, ha deciso di far visita alle spoglie mortali dell’uomo per impartirgli la benedizione del De profundis. Letteralmente significa “dal profondo dell’abisso”. Le preghiere in cappella e poi la mano del frate poggiata sul freddo metallo della cella, una promessa di redenzione per questo ragazzo già fantasma da vivo, spentosi tra stenti e solitudine: “Insieme a Franco Corbelli lo riporteremo a casa, in Moldavia, e se me lo consentiranno ci sarò io stesso ad accompagnarlo. L’appello è a Mario Occhiuto, sindaco di questa città e al presidente della Provincia Mario Oliverio, aiutatemi a riportare a casa questo fratello”.

In città lo conoscevano come “Giorgio Kurdo” (QUI la sua storia) e oggi la riappropriazione del nome di battesimo, insieme a una degna sepoltura, rappresentano passaggi fondamentali di un’umanità che una fetta di città non ha smarrito. Le domande sulle sua fine assillano chi Gheorghe l’ha conosciuto in quei pochi posti che era solito frequentare: il bar Maletta alla Riforma, la falegnameria dell’amico Valerio, il Paradiso dei Poveri di Padre Fedele. Ed emergono ricordi tristi, immagini fugaci al pari delle apparizioni di Gheorghe, schivo e riluttante nello stringere pienamente quella mano che più volte gli era stata tesa.

Quarantenne moldavo originario di Nisporeni, piccolo centro agricolo di dodicimila anime ad un tiro di schioppo dalla Romania, Gheorghe era manovale, abile in tanti piccoli lavori, soprattutto in muratura. Quei dodici chilometri che lo separano dalla frontiera rumena li percorre nel 2003, passaggio quasi obbligato per quel sogno chiamato Italia. La Cosenza solidale dell’immediato post-Mancini gli spalanca le porte: l’Oasi Francescana diviene per qualche anno la base delle fortune di quel manipolo di giovanotti moldavi ora perfettamente integrati come Valerio, amico di Gheorghe sin dai tempi di Nisporeni: Gheorghe si è lasciato semplicemente andare, nessuno si è interessato veramente a lui. Un amore finito lo ha portato già da quattro anni in queste condizioni pietose. Ha perso il lavoro per la bottiglia, l’unica sua compagna da qualche anno a questa parte. Ha preferito la solitudine, il suo carattere non lo aiutava. L’anno scorso ho dovuto comunicargli la morte della mamma che come ultimo gesto ha donato la casa di proprietà, la casa di Gheorghe, ad una donna che l’ha assistita e che gli ha fatto il funerale. Gheorghe soffriva per questo e non si è mai più ripreso.

Valerio, amico di Gheorghe 

Dalla baracca di viale Magna Grecia, Gheorghe usciva solamente per procurarsi il vino e quel poco cibo utile ad assorbirne gli effetti. L’unico rapporto di fiducia era quello con Giovanni Valentino, collaboratore di Padre Fedele, intessuto più per necessità che per vero piacere: gli portavo da mangiare e lo aiutavo a lavarsi. Come il 3 novembre, quando mi disse di voler fare una doccia qui da noi. Poi mi ha chiesto un passaggio all’ospedale di Rogliano perchè stava male. Valentino racconta di questo spilungone che già si reggeva a stento, probabilmente in preda all’alcol: “Mi sono prestato ad aiutarlo, timoroso che potesse farsi del male nella vasca da solo. Nemmeno il tempo di togliersi i vestiti ed è andato via, urlandomi contro. E’ stata l’ultima volta che l’ho visto in vita”.

L’ultimo a vederlo vivo in città è probabilmente Francesco Ritacco, proprietario del bar Maletta alla Riforma, forse uno dei pochi bar ancora frequentabili “da quelli come Gheorghe”: “Li faccio entrare tutti – spiega Ritacco – Gheorghe è venuto da solo la mattina del 10 novembre. Non aveva un grande aspetto, barcollava e gli colava il naso. Mi ha chiesto un cornetto e un bicchiere di vino, quasi come sempre. Quella volta ha tentato anche di pagarmi, i soldi li aveva. Non li ho presi e lui è semplicemente andato via”.

La testimonianza di Ritacco restringerebbe l’arco temporale della morte di Gheorghe tra il 10 e il 17 novembre, data quest’ultima del ritrovamento del cadavere in avanzato stato di decomposizione ai piedi della scrivania nel tugurio di viale Magna Grecia. In preda all’alcool Gheorghe potrebbe essere scivolato battendo forte il capo e non rialzandosi più. Morto per cause accidentali. Ora, in una cella frigorifera di Mussano, è protetto soltanto dalle preghiere di “un non più frate” e di un manipolo di volenterosi che cercano semplicemente di riportarlo a casa perché, proprio nei dintorni della capitale Chisinau, potrebbe esserci ancora qualcuno disposto a vegliarne il sonno eterno.

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