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Una calabrese sull’olimpo

admin
Luglio29/ 2012

rosalba forciniti 2

Una dea calabra sull’Olimpo dello sport. «Nonostante vivo a Roma da molti anni, ho sempre la mia Calabria nel cuore, il primo pensiero con la medaglia al collo è andato a tutti i sacrifici fatti, e voglio dedicarla a tutti». Rosalba Forciniti, judoka 26enne fieramente originaria di Longobucco, in provincia di Cosenza, ha battuto alle olimpiadi di Londra la lussemburghese Marie Muller nella categoria 52 kg, per verdetto dei giudici. Non era mai successo che un’atleta calabrese salisse su un podio in 30 edizioni olimpiche. «Le buone ragazze vanno in paradiso, le cattive ragazze vanno…a Londra!» è quello che si legge sulla maglia mostrata da Rosalba dopo la vittoria. «I love you Papi, Papi», ha gridato la judoka cosentina dopo la fine del suo incontro, sempre a favore di telecamera, indirizzandosi al padre Domenico presente in tribuna. Dopo la conquista del titolo europeo a Vienna nel 2010, per Rosalba le Olimpiadi di Londra rappresentano il traguardo più importante. Rosalba è una ragazza semplice, ma anche una donna combattiva e tenace.

È un fiume in piena, Rosalba: «Volevo salire sul tatami ed essere felice – spiega – Ho iniziato a fare judo da bambina ma mia madre non voleva perché già ero un maschiaccio e diceva che così peggioravo la situazione. Poi ho insistito con mio padre. Ed ora eccomi qui».«In realtà – aggiunge dopo un secondo – ho fatto anche un po’ di ginnastica artistica». Per fare felice mamma? «Vabbè sì, è cosi», risponde. Rosalba ha mosso i primi passi sul tatami a Longobucco, ma dopo l’esperienza nella sua prima società, la Kodokan del maestro Maria Mangiarano già a 15 anni si è trasferita a Roma per frequentare il centro federale. Questo il passato, e nel futuro? «L’avevo detto anche prima di venire a Londra: queste saranno le mie prime ed ultime Olimpiadi. Nella vita voglio anche fare altro. Ma poi forse alla fine cambio idea». Rosalba Forciniti è così: «Determinata ma un po’ folle: una campionessa», come la definisce scherzosamente un rappresentante dello staff azzurro. «Ma sì, poi alla fine cambio idea – spiega l’atleta azzurra – Però vorrei fare altro. Sto studiando Scienze politiche, magari voglio fare carriere nei Carabinieri. Per ora vado in vacanza in America, poi a settembre va a finire che cambio ancora idea. Vedremo».

Rosalba ci tiene però a sottolineare la sua femminilità: «Ci tengo molto – sottolinea – Sul tatami sono un maschiaccio ma fuori sono una donna che ama lo shopping o cucinare». Rosalba è una bella ragazza e c’è chi la provoca: «Ti piacerebbe andare in tv, in trasmissioni come `Ballando con le stelle´?». «E perché no? – risponde prontamente lei – Ma prima parliamo con il mio comandante dell’Arma. Comunque, se serve per dare visibilità al judo lo farei. Vabbè, fatemi andar via – taglia corto mentre il telefono continua a squillare – Mi aspetta la mia famiglia con mamma, papà, zii, sorelle e il mio fidanzato. Come ho detto: ne riparliamo a settembre».

Bello il siparietto a fine gara con il già campione del mondo calabrese Rino Gattuso, che ha voluto fare una telefonata molto emozionante alla neo medaglia di bronzo. La scena è stata ripresa dalle telecamere e rilanciata dai siti dei principali quotidiani. E mentre lei festeggiava all’ExCel center, qualche migliaio di chilometri più in giù si festeggiava anche a Longobucco, il paese d’origine di Rosalba. In tanti hanno seguito in un maxischermo la sfida: alla conclusione del match è stato un grande boato per il meritato terzo posto. In paese vivono i genitori di Rosalba il padre Domenico, meccanico, e la madre Bina Savoia, parrucchiera. come dicevamo, nel comune della Sila Greca Rosalba ha mosso bambina i primi passi sul tatami, nell’allora palestra Mangiarano, prima di trasferirsi a Roma dove si è arruolata nei carabinieri e ha potuto perfezionarsi nella disciplina sportiva. «Quando vinse l’argento agli Europei – dice il sindaco di Longobucco Luigi Stasi – l’accogliemmo con la banda, adesso dopo questo nuovo successo sarà di nuovo festa. E’ un risultato che fa parlare della Calabria positiva che esiste e deve essere sempre più conosciuta».

 

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