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Crisi da Champion’s, guai a chi ci tocca il pallone.

admin
Ottobre04/ 2012

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 di Francesco Vigna

“Mi piacciono gli italiani, vanno alla guerra come fosse una partita di calcio e vanno a una partita di calcio come fosse la guerra”. E se Churchill avesse davvero ragione?

La  Champion‘s League è finalmente entrata nel vivo. La competizione che ogni tifoso sogna di vincere, quello che era il mitico meroledì di coppa oggi ci fa vedere doppio (in alcusi casi si gioca anche la tripla) e non parlare d’altro. Disdetto ogni appuntamento si corre a casa ad aumentare di volume davanti a tv sempre più sottili. Si tifa la squadra del cuore, o si gufa la squadra che si odia. I due gusti sono diversi, ma simili nella competizione che ti fa dimenticare anche il periodo di crisi economica e sociale che ci sta attanagliando.

L‘Italia è sempre lì, almeno lì, a farla da protagonista. E’ proprio vero del resto… il fascino della Champion’s  è insuperabile. Notti di magia, di emozioni… di coppe e di campioni cantava quel rintronato.

Sono tutte finali e alla seconda giornata è già tempo di analisi. Tempo di paragoni, non solo sportivi, ma soprattutto sociali. Lo scorso anno la Champion’s  si chiuse con la vittoria del Chelsea sul Bayern Monaco, di una squadra inglese che in Germania ha battuto una squadra tedesca. Due paesi avversari da sempre, ma accomunati dalla passione dei tifosi, che riempiono gli stadi, come se una partita fosse sempre una festa. Due paesi che si sono ritrovati avversari nella sfida più esaltante della seconda giornata, dove a Manchester, il ManCity di Mancini e Balotelli ha pareggiato, proprio con un gol di SuperMario, il vantaggio dei tedeschi del Borussia Dortmund. Due paesi che nella crisi economica europea, appaiono, più forti degli altri, dove le difficoltà sono amplificate dalle proteste di piazza.

Ad esempio c‘è la Spagna, che in questo periodo di crisi è diventata la Spagna degli Indignados, delle grandi proteste di Madrid, dell‘indipendenza catalana. Resta comunque anche la Spagna di Barca e Real (entrambe a punteggio pieno dopo le prime 2 giornate di Champions), di Messi e CR7, che già si sfidano a suon di gol e grandi giocate.

Oppure c’è il Portogallo, dove un milione di persone è scesa nelle piazze delle città per protestare contro le misure anti-austerità. Il Portogallo, che ha nel Porto la squadra più rappresentativa, capace di dominare e battere la nuova SuperPotenza del Calcio Mondiale: il Psg degli sceicchi, ma soprattutto della coppia LeonardoAncelotti, che ha portato in Francia tanti pezzi importanti del nostro campionato. Ci sono anche le squadre greche e turche, quelle danesi e quelle rumene, un unico ruggito di passione che unisce il continente.

E poi ci siamo noi, che la crisi la sentiamo eccome, ma scendiamo in piazza solo se vinciamo la Champion’s. Le nostre uniche due squadre rappresentano una crisi anche calcistica sono partite benino. Il Milan di Allegri, dopo la “rivoluzione” estiva, con gli addii dei tanti Campioni che hanno segnato un’epoca, ha provato a ripartire con giovani promesse e storiche riserve. In campionato la partenza è stata pessima, ma in coppa dopo uno 0 a 0 in casa contro il modesto Anderlecht, ieri è riuscito a dare una bella sorpresa ai suoi sostenitori. Dato ormai per spacciato ha rialzato la cresta (soprattutto quella di El Shaarawy, unica luce nel buio di questo inizio rossonero), contro lo Zenit San Pietroburgo, degli italiani Spalletti e Criscito. 3 a 2 di cuore, grinta e fortuna che dà morale ai rossoneri per l’avventura Europea.

Le speranze Italiane di primeggiare in Europa però, più che nel Milan, sono affidate alla Juve di Conte (o meglio del duo Carrera-Conte). Ma pare che ancora la Juventus che domina in Italia, dove non perde ormai da 2 anni, ancora non sia riuscita a calarsi nella mentalità Europea… bene ha fatto alla prima, riuscendo ad agguantare un pari nella casa del Chelsea campione in carica, ma malissimo è andata la seconda, con l’esordio europeo della propria “casa“, quel nuovissimo stadium che è diventato il simbolo della nuova vecchia signora. L’1 a 1 finale contro lo Shakhtar Donetsk, è un risultato inaspettato alla vigilia, ma tutto sommato accettabile dalla squadra. Ciò che invece ha fatto male, soprattutto ai giocatori, è stato l’assordante silenzio della protesta dei tifosi juventini. I tifosi, che da quando è stato inaugurato lo Stadio erano stati l’arma in più della Juve, facendo paura a qualunque avversario, hanno protestato “silenziosamente” contro il caro prezzo dei biglietti per assistere alla partita (40 € per la curva), nonchè contro alcune normative UEFA, che vietano l’ingresso dei bandieroni.

La “rivoluzione” voluta da Agnelli&Co. Quindi ha come primo obbiettivo quello di importare il modello inglese nel calcio italiano, con lo stadio di proprietà della società, costruito proprio “all’inglese”, con i tifosi a ridosso del terreno di gioco… ma anche con i prezzi “all’inglese” (in Inghilterra un biglietto costa minimo 30 sterline). Questo non va giù ai tifosi, che hanno la piena libertà di protestare, di rivendicare il fatto che in tempi di crisi forse non è cosa giusta spremere ancor di più chi allo stadio va per sciogliere la tensione accumulata nello stress quotidiano.

Quindi non è vero che non sappiamo protestare. Toccate tutto all’italiano, ma non il pallone.

Il buon vecchio Winston aveva proprio ragione.

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