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Brasile- Argentina, storia di un odio infinito

admin
Dicembre13/ 2012

brazil-argentina 

di Francesco Vigna

La rivalità tra Argentina e Brasile, si sa, è tra le più dure, combattute e sentite nel calcio. Un odio che si accende ancor di più se in quelle zone provi a fare una domanda del tipo: “E’ più forte Maradona o Pelè?”. Le partite tra l’Albiceleste e la Seleção sono piene di spettacolo e di agonismo, e lo stesso succede nelle partite tra i club nelle Coppe che si giocano in Sudamerica. Lo spettacolo, però, molte volte lascia spazio ad episodi di violenza, che macchiano indelebilmente la figura del calcio più bello del Mondo nei posti che si preparano ad ospitare i prossimi Mondiali.

L’ultimo episodio di violenza è andato in scena nella Finale di Ritorno della Copa Sudamericana, l’equivalente dell’Europa League. A São Paulo, l’omonima squadra della città paulista ospita gli argentini del Club Atlético Tigre.

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Dopo il fischio dell’arbitro Ossens, che sancisce la fine del primo tempo (per la cronaca terminato 2 a 0 per i padroni di casa) si scatena l’inferno. Il terreno di gioco del Morumbi si trasforma in un ring tra i giocatori, che vengono ripetutamente a contatto, per usare un eufemismo (guarda qui l’incredibile video). L’arbitro espelle 2 uomini e gli steward, insieme alle forze dell’ordine, riescono a riportare la calma sul terreno di gioco, spedendo i giocatori nel tunnel degli spogliatoi.

 Ma è proprio lì che va in scena la vergogna.

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Come riportato subito dopo l’accaduto, dall’allenatore argentino Gorosito“All’ingresso del nostro spogliatoio abbiamo trovato una ventina di bodyguard enormi che hanno iniziato a insultarci e minacciarci, fino a provocare una rissa. Ci hanno malmenato, e come se non bastasse – ha aggiunto Gorosito – ci si è messa pure la polizia, che invece di intervenire in nostro aiuto ci ha presi a manganellate. due uomini sono entrati nello spogliatoio a mostraci le pistole”.

Come se niente fosse accaduto, i giocatori del São Paulo e la terna arbitrale, si presentano in campo per ricominciare la partita, attendendo i giocatori del Tigre, i quali preferiscono leccarsi le ferite piuttosto che ritornare in quell’inferno. A quel punto, l’arbitro deve sancire la fine delle “ostilità”, e i giocatori iniziano a festeggiare insieme ai tifosi, di nuovo come se niente fosse accaduto.

Ciò che è successo nella Finale di Copa Sudamericana è comunque solo l’ultimo episodio di una saga di calcio e violenza fra Argentina e Brasile che ha inizio nel 1937.

Nella finale del Campeonato Sudamericano de Football, competizione che sarebbe diventata in seguito Copa America, l’Argentina ospita al Gasómetro di Buenos Aires il Brasile. Per i brasiliani quella fu la “vergohna de jogo”. Essi furono aggrediti dai tifosi, che iniziarono ad offenderli col nomignolo di “macaquitos” (scimmie). Gli argentini vinsero per 2 a 0 dopo i tempi supplementari. Ma la partita vide un errore clamoroso dell’arbitro, che fischia la fine della partita all’84’, pochi secondi dopo l’ingresso in campo del 18enne Vicente de la Mata, il quale siglerà i 2 gol decisivi nei tempi supplementari, dando la vittoria all’Argentina.

E pensare che La storia dei matches tra l’Albiceleste e la Seleção, era iniziata con un gesto clamoroso di fair play.

Era il 1914. Brasile ed Argentina si affrontavano per la prima volta, ed in palio c’era la Copa Roca, il torneo nato dall’iniziativa dell’ambasciatore argentino in Brasile Julio Roca, il quale voleva dare “uno stimolo per i giovani nei nostri paesi che giocano questo nobile sport”.

La partita ebbe un protagonista assoluto: l’argentino Leonardi. Il Brasile passa in vantaggio, ma l’Argentina pareggia proprio con Leonardi, il quale dopo il gol va dall’arbitro e dice: “L’ho presa di mano, questo gol sarebbe da annullare”. I compagni lo guardano dicendo “Qué estás haciendo?”, cosa stai facendo??? L’arbitro annulla, il Brasile vince 1 a 0 e di Leonardi non si è saputo moltissimo.

 

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