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Guaranum, come rovinare un’opera d’arte

admin
Gennaio19/ 2013

guaranum - fagnano

(foto di Marida De Antonellis)

di Francesco Vigna

Quando si racconta una partita si inizia sempre dal risultato finale (la notizia), per poi riavvolgere il nastro e ripartire dal fischio d’inizio e fare la cronaca del match, ma la partita andata in scena allo stadio Comunale “Boschelli” di Castiglione Cosentino, tra Guaranum e Fagnano non avrebbe senso se raccontata dalla fine.

Non ci sarebbe gusto, vi perderete tutto ciò che di bello possiede questo sport.

Già dal riscaldamento si capiva che oggi giocatori e mister del Guaranum avevano dentro lo spirito di una tigre affamata. Il pareggio della settimana prima in quel di Pedace portava ancora in bocca il sapore di un’occasione mancata per questione di centimetri e fortuna.

Al fischio d’inizio dell’arbitro la tigre Guaranum azzannava subito al collo il povero malcapitato Fagnano. In meno di un quarto d’ora il Capitano Tarcisio Garro ha già messo dentro 2 gol, abbandonando per un attimo le vesti del felino ed indossando i panni di un rapace, risolvendo in area due trame della squadra di casa.

La tigre prima azzanna la preda al collo, e poi la finisce. I successivi due gol portano la firma di Vittorio Pino e più che morsi sono due perle di rara bellezza: il primo è un tiro dai 25 metri che si infila sotto l’incrocio dei pali alla destra del portiere. Il secondo è un destro chirurgico, dopo essersi liberato di un difensore, che accarezza il palo e si insacca alle spalle del portiere.

A completare l’opera ci pensa prima Emanuel Nicoletti e poi il più comico degli autogol, procurato da un difensore fagnanese che beffa il proprio portiere con un retropassaggio di ginocchio. 6 a 0 per il Guaranum. O per usare un termine tennistico: Il primo set si chiude a zero.

Il primo tempo del Guaranum è un’opera d’arte. Verrebbe da dire all’arbitro: “Basta. Chiudiamola qua questa gara”. Invece, per regolamento si deve andare avanti. Il secondo tempo va giocato. L’opera d’arte va rovinata… Un quarto d’ora di niente assoluto, come c’era da aspettarsi. Poi l’incredibile.

Un fallo “di vendetta” su Michele Caruso, autore un minuto prima di un fallo mal digerito dagli ospiti, diventa oggetto di contesa. Sale il nervosismo e si accende una zuffa tra alcuni giocatori, subito sedata dagli altri compagni e dai dirigenti. L’arbitro non ci sta e sospende la partita.

L’episodio ricorda un precedente illustre conficcato nella mente di molti, fra Polisportiva San Pietro e Carolei, ormai più di qualche anno fa. In quel caso la partita non si sospese e la decisione odierna appare, ad onor del vero, frettolosa. Magari sarebbe stato meglio sventolare qualche cartellino, e mandare sotto la doccia anzitempo i protagonisti degli scambi proibiti.

Dopo un conciliabolo con i dirigenti delle due squadre, e constatato che il nervosismo si è placato, l’arbitro decide che si può continuare. Ma stavolta sono i giocatori del Fagnano che prendono la decisione di non scendere in campo.

La partita si conclude così, valeva la pena iniziare il racconto dalla fine?

admin

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