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Quando il piromane divenne assassino

admin
Agosto06/ 2012

lappano fiaccolata nigro

Sono passati cinque anni da giornate tragiche per la comunità di Lappano. Il giovane paracadutista lappanese Eugenio Nigro tornava al suo paese per una breve licenza premio da Pisa, dove prestava servizio nel reparto Folgore. Il giorno dopo il suo ritorno e il saluto agli amici di sempre, vide l’uliveto di famiglia devastato dal consueto incendio estivo, e si precipitò a salvare il salvabile. Non tornò più da quei roghi infernali.

Il sindaco allora era Romilio Iusi che ha ricordato così la giornata più tragica dei suoi mandati da primo cittadino: “Per i lappanesi resta sempre vivo il profondo dolore per quel funesto pomeriggio in cui fiamme inarrestabili hanno inghiottito l’eroico caporale dei paracadutisti. Incancellabile il suo dolce volto di bravo ragazzo, fiero di indossare la divisa militare, orgoglioso della sua famiglia e della sua Lappano. Rivivo quei momenti con la fronte coperta di sudore e di cenere nera in giro per i tanti viottoli di campagna alla ricerca di Eugenio, speranzoso, insieme ad altri, di trovarlo ancora in vita fino a quando s’è dovuto constatare il fatale epilogo. Quanto sgomento in quelle immagini che in un baleno hanno raggiunto il mondo intero, quanto vuoto in quella casa dove il papà, la mamma e la giovane sorella di Eugenio, increduli, affranti, erano circondati dai parenti, dagli amici più stretti, dalla comunità intera di Lappano e da tantissime persone sopraggiunte dai vicini paesi della presila e dall’hinterland cosentino”.

Iusi ha auspicato che tutta quella gente non dimentichi l’esempio vivo lasciato da Eugenio, ricordato oggi, a cinque anni dall’accaduto, con una messa di suffragio nella sua Lappano.

Anche Tommaso Orsimarsi ricorda bene quella giornata, e ci ragiona con noi in questo scritto che ci ha mandato:

L’estate del 2007 era calda, forse la più calda degli ultimi anni. Le squadre dei Vigili del fuoco lavoravano strenuamente, in tutta la provincia, e quel sei agosto anche sul fronte sud dell’incendio di Lappano. Eugenio, consapevole del pericolo ma animato da un coraggio non comune, affrontò le fiamme con sicurezza, come era abituato a fare con ogni problema che si poneva davanti alla sua giovane esistenza. Improvvisamente però il vento cambiò direzione, le fiamme impazzirono e le lingue di fuoco si raddoppiarono, avvolgendo tutto in un attimo. Al giovane forse restò solo il tempo di un’invocazione a Santa Gemma Galgani , la santa cara a tutti i lappanesi come lui . Il corpo del ventunenne verrà trovato completamente carbonizzato dei vigili del fuoco, appena distinguibile tra quei tizzoni ancora fumanti. Una scena indelebile, che finì sulle prime pagine dei giornali locali.

Per un calabrese vedere bruciare la propria terra è molto più che un propagarsi di fiamme; è un essere ferito nell’intimo, anche per questo davanti a quella tragedia tutti rimasero attoniti. Ai commoventi  funerali che due giorni dopo si celebrarono sulla spianata di Santa Maria delle Grazie , il vescovo di Cosenza concelebrò con il parroco di Lappano davanti a tutte le autorità locali e allo stesso capo della Protezione Civile Guido Bertolaso, a conforto dei genitori e della sorella di Eugenio. C’erano parenti, amici,un picchetto di commilitoni arrivati da Pisa, e  tanti che quel giorno vollero testimoniare con la loro presenza la vicinanza ad una famiglia, un paese e una intera nazione ferita, come emerse dal rapporto delle forze dell’ordine, da un ignoto piromane, che quel giorno uccise.

Per un giorno il nome del piccolo comune del cosentino diventò tragicamente conosciuto, insieme a quello del giovane parà, battuto come era da tutte le agenzie di stampa italiane ed estere. Era il 236° incendio del giorno in Italia, preceduto di pochi giorni da quel 23 di Luglio che vide il pilota della Prociv Andrea Golfera precipitare con il suo Canadair sul Gargano, con i villeggianti di Peschici scampare alle fiamme via mare, mentre in tutta la baia si susseguivano una dopo l’altra esplosioni delle autovetture e dei Camper, e gli ombrelloni dei lidi si trasformavano in tante tetre fiaccole.

Peccato però che quelle tragedie pare non insegnino nulla, la terra di Calabria continua a bruciare, ettari ed ettari di vegetazione tra Pollino Sila, Serre, ed Aspromonte vanno in fumo, lasciando come testimoni sinistre, quelle odiose macchie nere di ceneri. Bruciano  i monumentali pini Loricati, i boschi di querce ed una sterminata fetta di macchia mediterranea.

Rimangono impuniti invece gli ignoti delinquenti che dolosamente sotto chissà quale oscuro interesse innescano i roghi, come ignoto è ancora lo sciagurato che appiccò quel sei agosto 2007 , l’incendio di Lappano che uccise il nostro Eugenio, medaglia d’oro al valor civile”.

eugenio nigro

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