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La munnizza è morta? Analisi di un autogol

admin
Gennaio15/ 2013

a munnizza  morta

di Francesco Pirri

Quando ho visto la campagna di comunicazione per la raccolta differenziata attuata dal Comune di Cosenza, mi sono venute in mente due cose imparate negli anni dell’università:

– “Comunica il vero, altrimenti fai meglio a stare zitto“;

– “Prima di chiedere, dai l’esempio“.

La comunicazione fatta dal Comune, con una sorta di minaccia di morte all’immondizia proprio nei quartieri dove regna incontrastata, è una trovata geniale o autogol?

Posso dire con franchezza che per me si tratta di un autogol e non di una trovata geniale. Non è una “genialata” per un semplice motivo: la comunicazione da sola serve a poco a nulla. La comunicazione deve essere supportata da azioni pratiche e tangibili che il destinatario del messaggio possa vedere o toccare con mano. Insomma, è l’evidenza la migliore pubblicità.

Ogni campagna pubblicitaria dovrebbe comunicare il vero; ogni campagna di comunicazione pubblica non solo dovrebbe comunicare il vero, ma anche un’azione che cambi le cose in meglio.

Il nostro è un caso di comunicazione pubblica fatta male. Un mio professore diceva che prima della comunicazione viene la meta-comunicazione: se chiedo a un mio amico di smettere di fumare lo devo fare senza una sigaretta fra le mani. In caso contrario il mio amico potrebbe avere due reazioni: ridere, come se avessi fatto una battuta; ignorare il consiglio perché vede che lo ignoro io stesso. Il Comune di Cosenza ha fatto esattamente un errore di meta-comunicazione.

“A munnizza è morta. RIPARTE LA DIFFERENZIATA” è uno slogan che invoca un’azione, chiede ai cittadini di abbandonare la raccolta indifferenziata per abbracciata quella differenziata. Da un punto di vista pratico chiedere alle persona di cambiare un’abitudine è l’impresa più difficile in cui un comunicatore possa riuscire. Per avere possibilità di successo oltre a creare uno slogan pervasivo, l’enunciatore deve trasmettere al cittadino la certezza che cambiando le sue abitudini le cose andranno meglio, ma soprattutto deve convincere il cittadino che è lui in prima persona a crederci e quindi a fare quell’azione richiesta.

Nel caso di Cosenza, l’Amministrazione Pubblica (l’enunciatore) invece si è limitata a invocare l’azione. Probabilmente una qualsiasi persona scoprendo che dietro ai cartelloni (e quindi alla richiesta di cambiare abitudine) ci siano delle discariche a cielo aperto (qui) potrebbe pensare che si tratti di una presa per i fondelli (come nell’esempio dello smettere di fumare), o che si tratti di uno spreco di soldi pubblici (spendere del denaro per una cosa in cui non ci si crede). In ambo i casi, l’amministrazione farebbe una pessima figura, sarebbe apostrofata come inadempiente o come bugiarda, e le probabilità che si faccia la differenziata in maniera corretta andrebbero a diminuire. Al contrario se dietro ai cartelloni ci fossero degli spazi strappati al degrado e oggi ben curati, probabilmente la comunicazione farebbe più breccia nelle coscienze dei cittadini.

Io ho usato il condizionale, ho pensato al peggio, ma “A pensar male si fa peccato però non ci si sbaglia quasi mai”.

Si tratta di meta-comunicazione, si tratta (con le dovute distanze) della teoria della finestra rotta: “Con l’espressione teoria delle finestre rotte si indica quella particolare forma di gestione del territorio secondo cui non vengono tollerate le piccole trasgressioni che, se trascurate (e non corrette e/o sanzionate subito), potrebbero generare fenomeni di emulazione.”

Nel nostro caso è proprio l’amministrazione che “rompe la finestra”, finestra che allo stesso tempo cerca di aggiustare.

 

admin

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