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Conosciamo meglio la frana di San Pietro

admin
Marzo28/ 2013

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foto di Vincenzo Covelli

di Matteo Dalena

Con le adeguate proporzioni, una frana dello stesso tipo di quella che nel 1998 travolse Sarno, caratterizzata da fluidi di materiale detritico misto ad acqua, una miscela che molto rapidamente muove verso valle. Emergono i primi dati di natura scientifica circa il fenomeno franoso che, nella serata di giovedì 28 marzo, ha coinvolto senza eccessivi danni a cose o persone la periferica e scarsamente abitata zona di località “Boschetto – Sponsa” nel territorio di San Pietro in Guarano. Il fenomeno che ha interessato le aree di corte di due fabbricati, ha causato alcune perdite nella rete idrica e tanta paura (leggi il servizio). Un sentimento sempre presente tra gli abitanti di questi territori, consapevoli di “calpestare” aree classificate come R3-R4 e pertanto a forte rischio.

“Una frana di tipo “colata rapida di detrito” lunga circa 150 metri e larga circa 6-7 metri nel punto massimo – ha spiegato il geologo del CNR Carlo Tansiuna sorta di striscia superficiale con profondità massima di circa 3-4 metri. Come litologia i terreni coinvolti sono costituiti da rocce di tipo granitico però molto fratturati e alterati, graniti molto disfatti che si sono ridotti in materiale “scadente” come gran parte delle rocce calabresi. In pratica si è mobilizzato l’orizzonte di suolo più superficiale e anche quello più scadente di questi graniti”.

La zona colpita è “Boschetto – Sponsa”, nome quest’ultimo che dovrebbe dare un’idea sull’abbondante presenza e assorbimento d’acqua da parte del terreno. “Soffermandoci sui termini – ha continuato Carlo Tansi – gran parte delle frane si verificano su zone che si chiamano “Palude”, “Sponsa” come in questo caso, o ancora “Cibbia” nella zona di Castrolibero”.

Al termine della stagione invernale, solitamente nel mese di Marzo, le falde sono sovraccariche d’acqua e, in questi casi, basta veramente pochissimo ad innescare rapidi movimenti franosi. Un po’ come successe a Cavallerizzo. Secondo il geologo del CNR “pur essendo frane molto limitate come estensione, si tratta di fenomeni molto rapidi, molto veloci che non danno preavviso e in pochi secondi scendono a valle. Sono fenomeni frequenti in questi mesi e San Pietro in Guarano è storicamente franosa per questi fatti”.

A monte del corpo di frana esiste un serbatoio dell’acquedotto che ha subito qualche perdita. “Noi siamo scesi nel primo pomeriggio da San Pietro – ha spiegato Gaetano Rizzuto, responsabile regionale della Protezione Civile – e abbiamo trovato un’altra perdita nell’acquedotto, un “50” che perdeva: lo abbiamo messo in luce e la squadra di manutenzione del comune stava provvedendo a rattopparlo. Lo smottamento ha interessato l’area di corte di due fabbricati ma nessun danno si è registrato né per i residenti né per la struttura. Durante la notte i residenti sono stati allontanati per favorire una migliore indagine sul territorio, con la luce del giorno sono rientrati in quanto il Sindaco non ha adottato nessuna ordinanza di sgombero per quanto riguarda la messa in sicurezza delle persone.

Un fenomeno “superficiale” e di “lieve entità” ma che, secondo gli esperti, potrebbe avere nella sua rapidità, la componente che dovrebbe indurre ad un monitoraggio costante, soprattutto in zone a medio ed alto rischio.

 

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