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«DOLCENERA» | Le lacrime di fango non piegano Rossano (REPORTAGE)

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Michele Presta
Michele Presta
agosto14/ 2015

dall’inviato Michele Presta

La candeggina di chi prova a lavare gli interni delle abitazioni si mescola con il fango che ormai da un giorno ristagna sotto il sole cocente. Fuori, nonostante il sole stia per tramontare, la temperatura supera i trenta gradi. Rossano e i rossanesi provano a ripartire dopo la drammatica alluvione che oltre alla paura e ai residui dei canali di scolo non puliti ha riportato a galla nei tiggì e giornali le consuete dichiarazioni di rito che gli italiani dall’esondazione dell’Arno in poi puntualmente leggono e rileggono: “Basta abusivismo edilizio”; “Maggiore manutenzione” e via con il solito elenco. Lo ha ribadito anche il ministro Gian Luca Galletti in visita istituzionale a Rossano«Basta scempi urbanistici come case negli argini dei fiumi, mai più condoni edilizi».

Mentre il ministro s’intratteneva con i massimi esponenti istituzionali nel quartier generale allestito allo Stadio comunale, l’Esercito Italiano insieme ad un esercito di civili lavorava alacremente. Spalla a spalla la mimetica dei soldati si confondeva con gli abiti di fortuna dei civili. Il tempo scorre agli stessi ritmi del desiderio di routine quotidiana ma tra le due velocità c’è la variabile fango. Rimuovere più fango possibile prima della notte e ricominciare alle prime luci dell’alba, sembra essere questa la formula magica. Il mare oggi non è più color fango, è azzurro e limpido, lo si vede già in lontananza percorrendo Viale Sant’Angelo. È proprio lungo questo percorso che la natura ha fatto pagare il suo dazio ad abitanti, esercenti e vacanzieri. Cumuli di fango, ruspe e camion. Divieto di transito per qualsiasi altro mezzo. Ogni traversa del viale centrale è uguale all’altra, non per l’edilizia popolare, ma per i cumuli di fango a cui si alternano autovetture che lì hanno finito probabilmente la loro ultima corsa. Giovani, anziani adulti e anche tutti i bambini di quartier Sant’Angelo con moto costante impalano fango e lo riversano al centro della strada da dove la ruspa riesce agevolmente a recuperarlo e a smaltirlo con il deposito nei container dei camion. Gli abitanti non sono avversi a giornalisti e fotografi. Angelo e la sua famiglia erano in vacanza in Puglia e solo grazie al pronto intervento dei vicini sono riusciti a salvare l’interno della loro abitazione. Tutto il quartiere di Beato Tommaso Maria Fusco lamenta lo stesso disagio. «Noi abitiamo in una traversa di viale Sant’Angelo, l’acqua è arrivata anche da altri lati. Tutto questo significa che nel corso degli anni non è stata fatta nessuna operazione di manutenzione. Mezzo metro d’acqua ha invaso il pian terreno della nostra casa, adesso ci dicono di lasciare le cose familiari davanti alle abitazioni, ma se dovesse venire nuovamente a piovere? Nessuno è pronto a questa eventualità».

L’umanità tra chi vive il disagio non è merce rara. Un gruppo di ragazzi napoletani con casa vacanze nel cuore di quartier Sant’Angelo ha deciso di interrompere la vacanza. I bagagli sono tutti pronti al 4° piano e le mani adesso sono impegnate a spalare. «Siamo abituati a lasciare le cose come le troviamo, a mantenere i luoghi inalterati. Finiremo di spalare il fango dal palazzo dove alloggiamo e una volta finito torneremo a casa».

Flotte di ragazzi arrivano a dar man forte, tra gli esercenti c’è chi fa la conta dei danni insieme alle pulizie. La rassegnazione non è ben accetta da queste parti né tra chi i danni li ha subiti né tra chi scampato il pericolo affolla il lungo mare , frequenta la spiaggia o è semplicemente curioso di vedere come procedono i lavori. Tommaso guarda il mare: è un pescatore, sulla pelle tatuata, il fango e la salsedine sono ormai sedimentate e solidificate. La casa di pochi metri quadrati e a pochi metri dal mare è vuota. I mobili, molti dei quali da buttare, sono tutti lì. Sua madre li osserva ed accarezza, tutta la felicità familiare è ammassata nel raggio di qualche metro. «Mio padre percepisce 400€ di pensione, come faranno a ripartire? Io sono un pescatore ed agosto è il mese in cui si lavora di più. Non so come andrà a finire. Perdo molto tempo per adempiere ai miei doveri: autorizzazioni, licenze,tutto in regola. Ma per questa tragedia evitabile nessuno ha controllato».

È qui che tutto si ferma, il sole tramonta, il turno finisce come se si lavorasse in fabbrica. I fari accesi sono quelli delle ruspe che continueranno il loro lavoro per tutta la notte. Un nuovo acquazzone renderebbe vano tutto il lavoro svolto in queste ore. Molti volontari raggiungeranno il disgraziato centro della città di Rossano in prima mattina, appuntamento allo stadio, muniti di pala stivali guanti e piccone. È Ferragosto anche qui, ché la vita possa ricominciare presto a scorrere.

Michele Presta
Michele Presta

Dei mitici anni 90 ho poco,anzi niente. Studio giurisprudenza. Rincorro notizie.Twitto in maniera compulsiva. Un pochino di carta stampata e tanto web. Mi incuriosiscono le etichette dei vini. Odio la macchina al punto che ascolto IsoRadio anche quando devo andare al bar a bere un caffè. TW@michelepresta

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