• mercoledì 26 giugno 2019

EL PUENTE | La lotta di Carlo, il Mondo è piccolo se le radici sono grandi

Carlo Iannuzzi in una sua recente foto (da Facebook)
alfredo sprovieri
alfredo sprovieri
dicembre27/ 2015

(S. Alfredo Sprovieri)

Il mondo è piccolo perché Roccella è grande. Parole nate come battuta sono diventate profezia. Erano scritte sulla maglietta stretta in mano alla sua partenza da Carlo Iannuzzi, giovane attivista calabrese che nella scorsa primavera aveva deciso di lasciare il lavoro in Italia per trasferirsi a Buenos Aires, in Argentina. Un lungo viaggio, ma mai lungo quanto la notte fra il 26 e il 27 di novembre.

Carlo Iannuzzi in una sua recente foto (da Facebook)
Carlo Iannuzzi in una sua recente foto (da Facebook)

Un giovedì sera; Carlo è a cena con alcuni amici calabresi di Argentina con i quali dopo divide in tre un taxi per rientrare a casa, nel quartiere popolare di Almagro, un luogo poco frequentato da turisti. La vettura verso l’1 e 30 della notte lo lascia ad un solo isolato da casa e prosegue il suo viaggio, ma quell’isolato in realtà è una distanza molto più lunga del previsto. Due ore dopo un passante vede due uomini correre sulla Via pubblica Peron 3333 e insospettito dalla scena torna su suoi passi. Lì trova Carlo in stato di totale incoscienza, riverso in terra con una gravissima ferita alla testa dalla quale esce molto sangue. Carlo è senza i suoi effetti personali: zaino, portafogli, telefono. Si pensa ovviamente a una rapina. Il Pronto Intervento invia dopo circa 20 minuti un’ambulanza. Carlo Iannuzzi viene sottoposto ad un delicato intervento chirurgico all’Ospedale Ramos Mejia di Buenos Aires. Solo sabato 28 novembre, intorno a mezzogiorno, il fratello Elio riceve questo messaggio su Facebook:

Caro , ho visto attraverso Facebook sai Carlo Iannuzzi. Stiamo cercando di contattare un parente in Argentina con urgenza , lo so è ricoverato , privo di sensi in ospedale Ramos Mejia . Se conoscete un membro della famiglia , si prega di contattare l’Ospedale , Consolato , o il 9 Commissario di Buenos Aires . Se non si conosce, dispiace disturbarla . Comisaría 9 Bilinghurst 471 (Capital) +5411 4862-3333 Hospital Ramos Mejia: Gral. Urquiza 609, C1221ADC Buenos Aires 011 4931-1884 Grazie”.

Un tuffo al cuore. La famiglia cerca di assorbire il colpo nel più breve tempo possibile e contatta il Consolato Italiano di Buenos Aires che, attraverso il vice console Gianluca Guerriero, consiglia il trasferimento con urgenza all’Hospital Italiano della città. Il Ramos Mejia, secondo il rapporto consolare, presenta pessime condizioni igienico-sanitarie, insufficiente numero di personale medico e deficienza di attrezzature medico-sanitarie adeguate. Carlo viene trasferito d’urgenza e in ore delicatissime riesce a vincere la sua battaglia con la vita. Qui inizia un braccio di ferro parallelo per il suo diritto alla salute. Il conto dell’Hospital è salato (circa 50mila euro) e nella vergognosa assenza delle istituzioni e delle norme, un comitato spontaneo si è messo in moto per aiutare i familiari di Carlo a sostenere il suo recupero. Si chiama “El Puente per Carlo” (QUI) ed è stato presentato nella sua Roccella Ionica; in poco tempo è riuscito a mobilitare moltissime persone in giro per il mondo, anche grazie a testimonial d’eccezione come Javier Zanetti, storico capitano argentino dell’Inter.

E’ attiva una raccolta fondi in Italia e una in Argentina, unitamente a un’opera di pressione civile sulle istituzioni e sui media. Dalla Regione Calabria dopo un mese dal tentato omicidio ancora nessun cenno di risposta alle sollecitazioni ufficiali, ma si attende fiduciosi, visto che le notizie che giungono dall’Argentina ci dicono che nei prossimi giorni Carlo verrà trasferito in un centro di riabilitazione neurologica e fisica e le spese sanitarie da qui in poi verranno assorbite grazie alla stipula di una nuova polizza sanitaria che si chiama Medicus e che garantisce alta e qualificata assistenza medico-sanitaria dalla sua azienda, la Arte Grafico Editorial Argentino, nella quale il giovane ingegnere informatico era stato assunto a tempo indeterminato. Lo stesso tipo di contratto che aveva a Bologna, dove decise di lasciare tutto per inseguire il sogno argentino. Si tratta infatti da sempre di uno di quei ragazzi cresciuti a colla di manifesti e sogni, una persona che ama viaggiare e si batte per un mondo migliore, fin dalle piccole cose.

carlo puente

Mesi fa qualcuno mi chiese come riuscissi a lasciare i sorrisi che a Picatari mi stavano intorno. A quegli occhi dedico questa giornata. A quegli occhi voglio dire di non arrendersi, di avere fiducia in se stessi perché siamo molto più forti di quanto vogliano farci credere. Non abbandonate i vostri sogni, non permettetegli di farlo. Il solo limite che abbiamo è quello che idealizziamo. Siate più liberi di come vorrebbero che foste. Mettete tutto in discussione, soprattutto voi stessi. Sfidatevi, non abbiate paura a farlo perché è in quell’attimo che sentirete quanto siete pieni. Alzate le vele compagni, seguite la strada, prendete gli schiaffi, prendeteli tutti, perché le cadute rendono il viaggio più vivo, non più difficile”.

Sono alcune delle parole che Carlo Iannuzzi da Roccella Ionica affidò al suo profilo Facebook una volta arrivato in Argentina. Il suo viaggio, più vivo di prima, continua a vele spiegate con decine di conterranei, compagni e amici in tutto il mondo pronti a soffiare forte.

Il mondo è un posto piccolo quando le radici sono grandi.

alfredo sprovieri
alfredo sprovieri

Un po' di tv e molta carta stampata in una vita redazionale precedente. Ogni tot scribacchino per le grandi testate italiane. Più montano che mondano, per Mimesis edizioni ha scritto "Joca, il Che dimenticato".

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